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Diritto di critica | August 13, 2020

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Casini cerca di salvare il governo, “urge un vertice a tre” - Diritto di critica

Casini cerca di salvare il governo, “urge un vertice a tre”

Questa volta non si scherza. Monti potrebbe lasciare se non ci sarà un accordo tra i partiti. Nell’Udc ne sono convinti: “Non è un uomo attaccato alla poltrona, o c’è l’accordo o andrà via”. Per questo Casini prende in mano l’estintore e cerca di domare l’incendio in atto. In gioco la sua leadership di questa grossa (e innaturale) maggioranza.

Un vertice riservato, forse già questa sera. Poco, pochissimo il tempo a disposizione. Il leader dell’Udc non ripone mai in tasca il telefono: chiama tutti. C’è bisogno di un nuovo urgente confronto, prima che la situazione diventi insostenibile. Forse già questa sera, o al massimo entro le prossime 48 ore. Bisogna fare presto. “Ci vedremo a breve”, spiega Casini. “per le riforme siamo in zona Cesarini, o si impostano prima di Pasqua, o non ci saranno più i tempi tecnici”. E se non si dovesse trovare un accordo prima, Monti non avrebbe più motivo di sedere a Palazzo Chigi.

Le insidie dell’articolo 18. Ma le elezioni anticipate fanno paura a tutti. Anche nel Pd, dove non manca chi già canta vittoria. Il problema principale riguarda le alleanze: sia a destra che a sinistra non è ancora chiaro come verranno a comporsi gli schieramenti. Così Bersani cerca di minimizzare le parole di Monti di ieri: “Non vedo crisi di governo all’orizzonte, ma in Parlamento modificheremo il disegno di legge del governo sull’articolo 18”. Proprio questo sembra oggi il nodo più difficile da sciogliere. Meglio rinviare tutto a dopo le elezioni, troppi rischi per il Pd. Dall’altra parte Alfano non vuole arretrare: “o si fa una buona riforma o non si fa”. D’altronde le elezioni politiche sono prossime e “se vincerà la sinistra farà la sua riforma dettata dalla Cgil”. Come a dire: “accontentiamo Monti, poi vedremo”.

Monti in calo nei sondaggi, ma non ci sono alternative. In ogni caso nessun partito della maggioranza è disposto ad implorare Monti affinché rimanga a Palazzo Chigi. Gli ultimi sondaggi parlano chiaro: sull’articolo 18 l’esecutivo guidato dal professore di Varese sta perdendo l’ampia popolarità registrata nei mesi scorsi, con un consenso del 44%. Ma, per ora, non si intravede una soluzione alternativa, se non quella di nuove elezioni che potrebbero non far emergere una maggioranza al Senato. Per questo è meglio prendere tempo. Ma il professore non vuole “tirare a campare”: o i partiti gli danno la possibilità di proseguire l’opera riformatrice, o andrà via. E ritrovarsi in Parlamento con la richiesta di una nuova fiducia alla vigilia del voto è un rischio che va evitato.