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Diritto di critica | August 14, 2020

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"Anche i precari dei call center hanno diritto al posto fisso" - Diritto di critica

“Anche i precari dei call center hanno diritto al posto fisso”

Gli operatori dei call center meritano il posto fisso. A dichiararlo la Corte di Cassazione che con una storica sentenza condanna Atesia-Almaviva contact, la più grande società europea del settore. L’azienda non voleva assumere a tempo indeterminato una propria dipendente. Le negava il posto fisso sostenendo la natura autonoma del rapporto. Ma la Cassazione ha confermato che non si trattava di lavoro di collaborazione o a progetto data l’esistenza di un “controllo particolarmente accentuato ed invasivo” da parte della dirigenza dell’impresa.

Il duro lavoro del centralinista. La storia di Roberta, la giovane centralinista al centro della vicenda, ricorda senza dubbio la storia della protagonista del famoso film di Paolo Virzì, “Tutta la vita davanti”. I call center come tappa obbligatoria per molti giovani alla ricerca di un lavoro per mantenersi. Laureati e non, passano le ore al telefono costretti a sorbirsi lamentele e proteste di chi sta dall’altra parte della cornetta. Di loro conosciamo solo quella voce gentile che troppo spesso non viene ricambiata dall’interlocutore desideroso di chiudere la telefonata il prima possibile. Sono giovani. Sono alla ricerca di uno stipendio. Spesso sono persone giunte ad un compromesso nella loro vita per potere andare avanti. Finalmente, la loro voce si è fatta sentire anche al di là del telefono.

Il diritto al posto fisso. Roberta per sei anni ha lavorato per Atesia-Almaviva contact. Si era inizialmente scontrata con la decisione del Tribunale di Roma che aveva accolto la tesi della società del call center che non riconosceva la natura subordinata del rapporto di lavoro. Ma il 15 settembre del 2009 la Corte d’Appello ha ribaltato la sentenza condannando il call center a riassumere la lavoratrice, nel frattempo licenziata, e a pagarle le mancate retribuzioni. La Cassazione ha confermato la sentenza affermando che “il concorso congiunto del sistema informatico, in grado di controllare l’attività del telefonista in tutti i suoi aspetti, e della vigilanza dell’assistente di sala, mostrava l’esistenza di un controllo particolarmente accentuato ed invasivo, non usuale neppure per la maggior parte dei rapporti subordinati esistenti e quindi inconciliabile con il rapporto autonomo”. La Cassazione ha poi ricordato che l’obbligo dei centralinisti imposto dall’azienda di utilizzare un linguaggio appropriato ai contenuti dell’attività professionale, con padronanza di dialogo, capacità di persuadere e massima cortesia nei confronti dell’utenza pertanto riguardava indicazioni che denotavano un «generale obbligo di coordinamento con le esigenze aziendali».

Il contratto di Roberta non può dunque essere considerato un un co.co.pro e per questo ha il diritto al posto fisso.

Comments

  1. Marika

    potrà fare l’operatrice di call center a vita….olè.
    la battuta è sulla grama condizione di quanti oggi cercano di non pesare sulla famiglia di provenienza e costruirsi una vita indipendente e sulle prospettive poco rosee che si aprono loro davanti.