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Diritto di critica | July 12, 2020

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In Russia rivivono i cosacchi, la ''quinta colonna'' di Putin - Diritto di critica

In Russia rivivono i cosacchi, la ”quinta colonna” di Putin

La letteratura li ha consacrati alla Storia come guerrieri letali. L’iconografia ha raffigurato i cosacchi come eccelsi danzatori e abilissimi cavalieri. Durante la seconda guerra mondiale combatterono al fianco dell’Unione Sovietica, ma poi tradirono e si allearono con le potenze dell’Asse. Ciò provocò, terminato il conflitto, uno sterminio di massa da parte di Stalin, con fucilazioni, impiccagioni e internamenti nei gulag. Si pensava che fossero spariti definitivamente, ma alcune stime parlano di un numero compreso tra 500mila e 3 milioni, molti dei quali sono contadini e altri impiegati nell’esercito russo.

I Tatari Almeno 100mila cosacchi, cristiano ortodossi anti – islamisti, tuttora vivono nella Repubblica dei Tartari, una repubblica autonoma ricca di petrolio e gas naturale. Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, le autorità repubblicane, appoggiate da un referendum popolare, manifestarono un’esplicita volontà di indipendenza rifiutando di sottoscrivere il Trattato federale istitutivo della Federazione Russa. Più tardi, un trattato bilaterale tra la il capoluogo Kazan e Mosca definì i rapporti e la suddivisione dei poteri tra i due stati. La zona fa gola a Putin, per via delle risorse del sottosuolo: oltre al petrolio e al gas naturale, la regione dispone di imponenti risorse idriche, ampiamente sfruttare per la produzione di energia elettrica. Sono, inoltre, presenti numerose imprese nei settori chimico e meccanico. Più di 10mila cosacchi rappresentano un’arma a disposizione di Mosca per riprendere il controllo della zona, qualora Putin lo volesse. Oppure sarebbe in grado di acuire i conflitti etnico-religiosi tra le popolazioni, in modo che fosse giustificato un intervento militare della Russia.

L’Accademia Il numero dei cosacchi è elevato (hanno anche una loro rappresentanza nel Parlamento locale), ma si annuncia in crescita per via dell’apertura di un’Accademia militare privata a Simferopoli, la capitale della Repubblica autonoma della Crimea. Al corso di formazione accederanno ragazzi e ragazze, di età compresa tra i 10 e i 17 anni, e le materie d’insegnamento verteranno sia su discipline tradizionali sia su arti marziali e strategia militare. Le nuove leve andrebbero ad arricchire i ranghi militari russi, con il beneplacito di Putin.
La Storia dei cosacchi ha attraversato molti esaltanti e drammatici allo stesso tempo. Durante la guerra civile (1919-1923) i cosacchi avevano inizialmente appoggiato la rivoluzione contro lo Zar. Poi, invece, si schierarono in gran parte con le Armate Bianche contro i bolscevichi. Inevitabili furono le ritorsioni dopo la presa al potere di Lenin. Stessa condotta durante la Seconda Guerra Mondiale: prima contro gli invasori tedeschi e poi, lusingati dalle promesse del nemico, si schierano con l’Asse. Stalin, dopo la Conferenza di Jalta, ne ordinò lo sterminio di massa.
La ‘Duma’, il parlamento russo, nel giugno del 1992, approvò una risoluzione per la riabilitazione dei cosacchi quali vittime dello ‘stalinismo’.