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Diritto di critica | October 31, 2020

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Riforma del lavoro, l'accordo è a un passo. Ieri il vertice a tre con Monti - Diritto di critica

Riforma del lavoro, l’accordo è a un passo. Ieri il vertice a tre con Monti

L’accordo sulla riforma del mercato del lavoro e sull’articolo 18 è sempre più vicino.  Sulla carta, l’Esecutivo non ha farà marcia indietro sul licenziamento per motivi economici ma, secondo indiscrezioni filtrate dall’incontro tra Mario Monti e i vertici dei partiti di maggioranza, un’intesa di massima assegnerà al giudice l’ultima parola sulla reale motivazione del licenziamento.

Diversa la questione per quanti saranno mandati a casa per motivi disciplinari: in caso di inesistenza del fatto, il giudice potrà ordinare il reintegro e sanzionare il datore di lavoro. Allo studio, anche il rafforzamento della conciliazione obbligatoria preventiva, finalizzata a esaminare la fondatezza del licenziamento.

Nella nota diffusa ieri da Palazzo Chigi si legge che “il governo e i leader delle forze politiche di maggioranza si sono impegnati per un iter di approvazione efficace e tempestivo della riforma in Parlamento”, in modo da scongiurare passi falsi.

Un accordo che andrebbe a depotenziare anche lo sciopero della Cgil, a quel punto incapace di destabilizzare il Partito democratico. A sostenerlo è anche il responsabile economico del Pd, Stefano Fassina, da sempre vicino alle posizioni degli operai, che parla di due correzioni da inserire nel provvedimento prima dell’approvazione: la prima, spiega, riguarda «il contrasto alla precarietà e dunque la cosiddetta flessibilità in entrata: l’aumento di sei punti percentuali dei contributi per i lavoratori parasubordinati e di una parte delle partite Iva, e una loro esclusione dall’assicurazione sociale per l’impiego». Mentre il secondo cambiamento è sull’articolo 18. «Noi del Pd riteniamo che, quando il lavoratore viene licenziato senza giustificato motivo, il giudice debba poter avere a disposizione la possibilità del reintegro». Tutto questo – conclude – “ci renderebbe autonomi dalla Cgil”.