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Diritto di critica | May 23, 2019

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Di Pietro lancia il referendum sui rimborsi elettorali. Ma dimentica quelli referendari - Diritto di critica

Di Pietro lancia il referendum sui rimborsi elettorali. Ma dimentica quelli referendari

“Giovedì mattina l’Italia dei Valori depositerà in Cassazione il quesito per il referendum che chiede di abolire i rimborsi elettorali ai partiti, cioè il finanziamento pubblico mascherato con cui le forze politiche hanno aggirato l’esito del referendum del 1993”. Ad annunciarlo sul suo blog è il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, affermando che “sono questi i settori da colpire, non l’articolo 18 e i diritti dei lavoratori […]. L’origine del morbo – prosegue – è lo strapotere dei partiti che hanno occupato lo Stato non per servire i cittadini ma per servirsi dei cittadini”.

 L’inchiesta sulla Lega Nord e le dimissioni di Belsito sono una boccata d’ossigeno – in chiave elettorale – per il partito di Antonio Di Pietro, da troppo tempo costretto in un’opposizione al governo Monti ormai priva di argomenti. Con la questione della corruzione e del finanziamento pubblico ai partiti, l’IdV può convolare a nozze: subito un referendum e una rosa di argomenti (in facsimile grillino) da riproporre in campagna elettorale per tornare a ottenere la visibilità ormai perduta.

Ma se l’Italia dei Valori si scaglia contro i rimborsi elettorali ai partiti, nulla dice sui rimborsi referendari dovuti a chi raccoglie le firme, in questo caso proprio la formazione guidata da Antonio Di Pietro. La legge, infatti, recita: “È attribuito ai comitati promotori un rimborso pari alla somma risultante dalla moltiplicazione di lire mille per ogni firma valida (…) fino ad un limite massimo pari complessivamente a lire 5 miliardi annue, a condizione che la consultazione referendaria abbia raggiunto il quorum di validità di partecipazione al voto”. E’ sufficiente adattare il tutto all’euro e il conto è presto fatto: un referendum sul “finanziamento pubblico ai partiti”, dunque, fa sempre comodo.