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Diritto di critica | September 23, 2020

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I giornalisti rottamati - Diritto di critica

I giornalisti rottamati

Un’ecatombe. Un esercito di licenziati di cui nessuno parla mai. E si tratta solo dei contrattualizzati. I precari a cui capita di perdere il lavoro via mail, non vengono considerati. Nel 2011 sono stati “rottamati” 637 giornalisti: 469 dei quotidiani, 124 dei settimanali e 44 delle agenzie. A dirlo, il presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Enzo Iacopino, che ieri così commentava il rapporto “La stampa in Italia 2009-2011”, promosso e realizzato dalla Fieg.

«Questa operazione ha consentito agli editori di ottenere utili di esercizio per 30.000.0000 (trenta milioni) di euro – ha proseguito Iacopino -. È apprezzabile la richiesta di Anselmi che i contributi pubblici vengano assegnati in base alle ‘copie vendute e al numero di dipendenti con regolari contrattì. C’è solo da chiarire un particolare. Sono regolari i contratti che prevedono che i collaboratori vengano pagati con spiccioli di euro? Formalmente lo saranno pure. Ma ci sarà qualcuno, a Roma e non a Berlino, capace di valutare il potere del ricatto che gli editori hanno con il sistematico ‘o prendere o lasciare collaborazioni da fame? Spero di sì».

La questione è sempre la stessa: gli ipergarantiti interni alle redazioni, i precari che per pochi euro rischiano querele, vanno in giro a cercare notizie, inseguono il ricatto di una passione. Con i primi che quasi mai lottano a favore dei diritti dei secondi. Per buona pace dell’Ordine dei Giornalisti ma soprattutto del sindacato che per quei giornalisti dovrebbe scendere in piazza e lottare con ben più vigore di quanto non faccia la Federazione Nazionale della Stampa.

 

Comments

  1. Sandonnini

    Sottoscrivo lo scritto di Torsello.  Quello che accade oggi è solo l’acuirsi di ciò che ho visto accadere negli ultimi 20 anni. Gli ipergarantiti che non si preoccupano dei precari, dei disoccupati. Non succede così anche con qualsiasi grande o piccola azienda? Ci vorrebbe la solidarietà imposta per decreto.