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Diritto di critica | February 28, 2021

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Ducati emigra, Audi compra la monster italiana - Diritto di critica

Ducati emigra, Audi compra la monster italiana

La produzione rimarrà in Italia e il suo rosso sarà sempre rosso, ma da poche ore la Ducati Motors è diventata tedesca, acquistata dopo mesi di trattative dalla Audi, per conto del Gruppo Volkswagen. L’operazione è costata 860 milioni di euro, con la cessione dell’intero pacchetto azionario della casa di Borgo Panigale (Bo). Ma a differenza di altre realtà industriali italiane, costrette a vendere per risollevarsi o pagare i debiti, la Ducati, nata nel lontano 1926 e costruttrice di moto dal 1949, passa di proprietà lasciandosi dietro un 2011 molto positivo per l’azienda e il suo prestigio.

Con la produzione di nuovi modelli da strada e la vendita di oltre 40 mila esemplari in tutto il mondo, infatti, la casa motociclistica ha realizzato l’anno scorso un fatturato da record, vendendo l’80 per cento dei suoi gioielli all’estero, dagli Stati Uniti (il mercato principale) fino alle nuove potenze Brasile, India e Cina. E, udite udite, il numero degli impiegati è aumentato dal 2006 ad oggi da 1043 a 1135 unità, caso più unico che raro in tempo di crisi. Secondo studi di settore il mercato delle due ruote continuerà a crescere nelle nuove economie, specialmente in Asia. L’apertura di uno stabilimento di assemblaggio in Thailandia ha confermato la spinta alla globalizzazione, che verrà proseguita dal neo proprietario Ferdinand Piëch. Il magnate tedesco era a caccia del marchio italiano da molto tempo; ora ha battuto persino la concorrenza della rivale Mercedes, anch’essa interessata all’acquisto.

Da sei anni la Ducati Motors era sotto il controllo di Investindustrial, società controllata italiana, che cercava inizialmente un partner commerciale, per poi scegliere di cedere l’intera azienda. I vertici hanno rassicurato sindacati e lavoratori, preoccupati di un eventuale smantellamento della fabbrica: «Mantenere la cosiddetta italianità non è una soluzione facile – spiega il presidente Andrea Bonomi – per questo tipo di aziende non ci sono compratori di dimensioni sufficienti in Italia. Reputiamo che Audi sia l’interlocutore migliore per continuare il processo di globalizzazione che è già stato avviato con successo, preservando però le competenze tecnologiche dei dipendenti italiani dell’azienda». L’unione fa la forza, è una delle regole dell’economia; certo è che la Ducati non può prescindere dal suo essere un gioiello italiano, su strada e nel mondo delle corse professionistiche, e sembra che all’Audi l’abbiano capito.

Almeno per ora, infatti, il piano del gruppo Volkswagen seguirà le linee già adottate per Bugatti e Lamborghini, finite, assieme al 90 per cento della Italdesign Giugiaro, sotto insegna tedesca ma rimaste a pieni giri nell’industria italiana: il marchio Ducati sarà di fatto indipendente, la casa madre di Wolfsburg interverrà negli investimenti e fornendo la sofisticata tecnologia che la contraddistingue da sempre. È salvo anche lo stabilimento di Borgo Panigale, base produttiva e operativa della Ducati, che non verrà spostato per far spazio a strutture immobiliari (come era previsto prima della cessione) ma sarà ampliato con la probabile costruzione di un museo sui trionfi Ducati.

La strategia della Volskwagen, che dispone di liquidità molto elevate, fa parte di un progetto assai più grande ed ambizioso: attaccare sul suo terreno il colosso della Bmw, leader tedesca del comparto motociclistico, e scalare la classifica mondiale del mercato automobilistico (entro il 2018) e di quello dei veicoli industriali. Appartengono al gruppo, infatti, anche la Scania e Man, storici brand di autoarticolati.