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Diritto di critica | March 26, 2019

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L'ipocrisia del Gran Premio del Bahrein, che ignora i diritti umani - Diritto di critica

L’ipocrisia del Gran Premio del Bahrein, che ignora i diritti umani

di Giovanni Giacalone

Gran Premio del Bahrein blindato, con tribune semi-deserte e molotov che sfiorano i meccanici. I tentativi del regime degli al-Khalifa di dare una parvenza di normalità al paese in vista dell’evento sportivo e far credere che tutto sia tornato alla normalità dopo le rivolte del 2011 non hanno dato i loro frutti. Le anomale condizioni in cui si è svolto il Gran Premio sono risultate subito evidenti a causa del massiccio spiegamento di forze di polizia e mezzi blindati.

Nelle giornate di venerdì e sabato ci sono state numerose manifestazioni e scontri sia nella capitale, Manama, che in altre zone del paese; in alcuni casi i manifestanti sono riusciti a bloccare delle strade bruciando cassonetti e copertoni. Mentre nel villaggio di Shakhoura è stato trovato il corpo senza vita di un manifestante, il trentasettenne Salah Abbas Habib che, secondo fonti dell’opposizione, sarebbe stato ucciso dalla polizia.

E’ da più di un anno che i manifestanti protestano con l’obiettivo di chiedere e ottenere maggiore libertà e parità di diritti civili e politici per la maggioranza sciita, soggetta a discriminazioni sistematiche da parte del regime sunnita ma forse più vicino al wahabismo di stampo saudita. Non è un caso che durante le proteste dello scorso anno i sauditi inviarono un migliaio di truppe di sostegno.

Un regime che sembra assumere atteggiamenti schizofrenici: da una parte afferma che nel paese tutto è tranquillo mentre dall’altra schiera truppe e attacca i manifestanti, li accusa di essere degli estremisti e manda contro di loro i blindati. Salvo poi dichiarare di essere disponibile al dialogo e pronto a mettere in atto le riforme richieste. Il format del “dialogo” pare troppo simile a quello di regimi ben più noti.

Curiosa l’affermazione del principe Salman bin Hamad al-Khalifa il quale, secondo fonti della BBC, avrebbe dichiarato come il Gran Premio sia di aiuto nel “costruire dei ponti tra le comunità”. Il tutto mentre, l’ambasciatore danese visitava il noto attivista Abdul Hadi al-Khawaja, in carcere da più di un anno, in sciopero della fame dallo scorso 8 febbraio e della sete da venerdì. Secondo i media governativi al-Khawaja sarebbe in ottima salute ma fonti vicine alla famiglia affermano ben altro e proprio oggi dovrebbe comparire in tribunale per rispondere alle accuse di cospirazione contro il governo.

Nonostante il drammatico scenario, il presidente della FIA, Jean Todt, ha dichiarato di non avere rimpianti per quanto concerne la gara e che le indagini fatte sulla situazione in Bahrein non avevano portato alla luce elementi che potessero motivare uno stop al gran premio. Evidentemente arresti, omicidi, strade in fiamme e violazioni dei diritti umani sono tutti elementi di secondaria importanza che non sono sufficienti per fermare il business della Formula 1, sempre che questi elementi siano emersi nelle indagini della FIA.

Comments

  1. Ercole Folegati

    L’ umanità ha ormai raggiunto il punto di non  ritorno, nei rapporti dei valori di coesistenza. Dove esistono gli straricchi e i (tanti poveri), la società può implodere ed autodistruggersi con guerre e pestilenze. Anche da noi cominciano a nascere malcontenti degenerativi, perchè si mette avanti il problema economico e non il problema sociale!! Se la politica continua di questo passo, ci saranno tanti suicidi, ma se nascerà un gruppo di persone che reagisce alle ingiustizie, in maniera dura, non si può immaginare che tipo di adesione popolare avrà questa reazione. Spero che la politica riesca , dopo questo periodo di smarrimento , a prendere in mano il controllo della situazione e scrollarsi di dosso , quelle imposizioni (esterne) e mettere sul binario giusto e dare una risposta coerente ed affrontare i problemi non risolti e sempre rimandati ( per tornaconti personali ) da chi ha governato fino ad ora !!!