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Diritto di critica | October 14, 2019

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Capaci vent'anni dopo: è ancora l'Italia delle stragi - Diritto di critica

Capaci vent’anni dopo: è ancora l’Italia delle stragi

L’EDITORIALE – Vent’anni dopo l’attentato di Capaci e la strage di via D’Amelio è tempo di bilanci. Dopo aver patito attentati, terrorismo e l’influenza di logge e mafie, l’Italia resta ancora il Paese dei casi irrisolti, delle morti eroiche perché solitarie, dei magistrati lasciati soli a combattere contro la criminalità organizzata e a difendersi dagli attacchi della politica.

E poi ci sono le inchieste: insabbiate, azzerate e riaperte, mai risolte. Ci sono i pentiti, ognuno con la propria versione dei fatti. Ci sono le associazioni di cittadini sempre pronte a sensibilizzare la società civile, per abbattere il numero dei Ponzio Pilato che affollano la Penisola. C’è la politica che in certe zone del Paese è ancora un mix di “colletti bianchi” e mafiosi ripuliti. C’è il pizzo. C’è la corruzione con una legge che ancora manca e ha conosciuto più ostacoli che lasciapassare.

A vent’anni di distanza, verrebbe da dire, le mafie in Italia si sono evolute, espanse come l’olio, hanno conquistato il Nord, sono entrate in Parlamento e nei consigli regionali e comunali. Dopo le stragi, il sistema mafioso si è inabissato, ha iniziato a tramutarsi in un sostrato paralegale e onnipresente che viene a bussare alla porta delle istituzioni. Roma è la città aperta alla criminalità, dove tutti convivono in un mutuo rispetto. Milano e la Lombardia hanno conosciuto strutturate presenze mafiose, paragonabili per potenzialità di infiltrazione a quelle viste in Calabria o in Sicilia.

Se Falcone e Borsellino potessero affacciarsi alla finestra e guardare il sistema-Italia, cosa direbbero? E allora torna alla mente la speranza e quelle parole spesso riprese dai media nostrani che anche noi di Diritto di Critica riproponiamo: «La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni».