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Diritto di critica | April 5, 2020

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Bruxelles senza risposte, la crisi greca incombe

Bruxelles senza risposte, la crisi greca incombe

A Bruxelles i leader europei tirano tardi, ma nulla di concreto trapela. Si parla di eurobond, di crescita, di miglior uso delle risorse: ma le posizioni restano divergenti. Tutto rimandato all’incontro quadrilaterale di Roma (Merkel parteciperà) dopo il voto greco del 17 giugno. Unica certezza, un piano d’emergenza nel caso Atene finisca fuori dall’euro.

 Se Atene esce dall’Euro? “Un governo responsabile deve saper prevedere anche ciò che spera di evitare”, afferma il ministro delle finanze belga Steven Vanackere. Così a Bruxelles, tra una portata e l’altra, aleggiava l’idea di un’Europa senza Grecia. Gli sherpa lavorano da mesi ad un “piano di emergenza”, che dovrebbe prevedere l’emissione di crediti agevolati a lungo termine verso la dracma (per rientrare prima o poi nei criteri di Francoforte) e soprattutto rafforzamento delle politiche di austerità nei paesi “superstiti” (Spagna e Italia, per esempio). Un piano che fa paura. Lo pretende la Germania e con lei il drappello dei paesi nordici; lo temiamo noi, gli spagnoli e i francesi. Che però ora hanno più carte da giocare.

 Hollande’s coming out. Il neopresidente francese fa il suo ingresso nel club dell’eurozona e ridefinisce gli equilibri. Forte dello slancio con cui è salito all’Eliseo, Hollande lavora ai fianchi la signora Merkel e si avvicina a Monti. Alla conferenza stampa si dichiara d’accordo con il Professore “su molti temi”, in particolare sul sistema dei titoli di debito garantiti dall’intera Unione Europea (gli euro-bond di Tremonti, sostanzialmente) e sulla necessità di riallargare i cordoni della borsa. Serve crescita, ripete Hollande, e propone di escludere le spese per investimenti strutturali dal calcolo del debito – un modo per emettere titoli senza vedersi abbassare ancora il rating (la Francia ha perso la tripla A nei mesi scorsi).

Alla linea, ci penserà la Grecia. Atene è l’ago della bilancia. Il voto del 17 giugno spingerà inevitabilmente l’Europa su uno dei due binari possibili: l’accettazione dell’austerità o il suo rifiuto. Il problema non è solo l’uscita della Grecia dall’euro, ma anche l’esodo che ne seguirà. Esodo migratorio, di capitali, di aziende. Il costo per le banche d’investimento, specie tedesche, sarà enorme. E per la Grecia stessa, potrebbe rivelarsi un tracollo irreversibile. Ma la decisione non è più nelle mani dei “leader illuminati”, tocca ai cittadini ateniesi, che devono scegliere sulla propria pelle.

 Monti chiude la cena cautamente soddisfatto. Sa di avere un alleato in Hollande, ma non è ancora in grado di spostare la Germania di Merkel. La posizione del Professore è debole e forte al contempo: da una parte, rappresenta uno dei paesi a rischio, come la Spagna e sotto lo spettro della Grecia. Dall’altra parte, può vantare una politica fiscale molto rigida e coerente – con cui l’Italia sta facendo i conti pesantemente, anche col sangue. Monti può costruire alleanze e proporre alternative – come l’ampliamento dei fondi anti-default dei paesi Ue, regole più flessibili per la Banca Europea d’Investimento e meno rigidità – ma non può imporre una linea unitaria.

Comments

  1. Gaspare

    Dartagnan che invece di andare giù di di sciabola ha portato il
    fioretto  solo per rappresentanza
    . . e insieme al   Professore segnano un’altro Zero alla  Loro scientificità.Fin’ora questa CEE ha
    solo deluso i tanti Suoi sostenitori e quanti hanno puntato sulla moneta unica
    l’€uro che sta mandando a fondo parecchi paesi Membri. Si perde tempo nelle
    decisioni della BCE e non si arriva a nulla ! Summit fallimentari dove non si
    fa altro che parlare di aria fritta e Paesi eruropei tutti spaccati su
    decisioni più che urgenti da attivare ! I 27 Stati menbri non sanno decidere un
    bel nulla . . con tutto quello che ci costano in viaggi, cene una dietro
    l’altra , spese di soggiorno a sfare e G. all’infinito dove si decide il nulla
    se non i Loro gettoni di presenza e gli stipendi da favola. Vien da chiedersi a
    cosa servano tutti questi costi se dobbiamo essere sempre più tartassati per
    mantenere questi Briganti privilegiati/Istituzionalizzati che decidono solo
    fallimenti di alcuni Paesi e sopratasse sempre più esose e fallimentari per
    mantenere solo le Banche che speculano , cui potrebbero benissimo chiamarsi i
    Nuovi Usurai ! Ne vale veramente la pena avere dei mangiapane a tradimento che
    decidono sull’aria fritta senza darsi un Andi , per non farsi mantenere a spese
    sempre più esose per decidere sul mistero dell’acqua calda ?