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Diritto di critica | September 19, 2020

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Pizzarotti contro Casaleggio, un punto da chiarire - Diritto di critica

Pizzarotti contro Casaleggio, un punto da chiarire

di Virgilio Bartolucci

È scontro nel M5S di Parma sulla scelta del direttore generale. Il nome dell’espulso Tavolazzi sarebbe stato preso in considerazione nonostante la fatwa lanciata nei suoi confronti da Beppe Grillo. Dal suo blog, il fondatore attacca, ma i militanti rispondono con una nota che riafferma l’autonomia decisionale del sindaco sulle nomine comunali.

Lo scontro non è  con Grillo, ci tiene a precisare il neo sindaco, Federico Pizzarotti, che difende il rapporto con il fondatore del movimento, “il rapporto con Grillo è buonissimo, i media ci hanno messo in bocca parole non nostre», afferma il primo cittadino. Intanto emergono indiscrezioni su un duro scontro telefonico, tra lui e l’anima 2.0 del “grillismo”, quella di Gianroberto Casaleggio.

Sta di fatto che a Parma la base ha riaffermato la propria indipendenza e autonomia dal fondatore. Evidente che non voglia finire schiacciata dalla potenza della  sua immagine. Che sopporti ma non apprezzi l’intromissione di Grillo e il suo attacco via blog a Tavolazzi: “ho saputo solo ieri dell’autocandidatura di Tavolazzi, a cui è stato inibito l’uso del simbolo del Movimento: una scelta impossibile, incompatibile e ingestibile politicamente”. Valentino Tavolazzi, 62 anni, militante del M5S a Ferrara e consigliere comunale, è stato espulso dal Movimento con l’accusa – sempre smentita dall’interessato – di aver indetto un incontro a Rimini con l’obiettivo di cambiare in termini più tradizionali l’identità del movimento e limitare l’importanza del suo fondatore. Tavolazzi avrebbe, in sostanza, rivolto diverse critiche all’impostazione del movimento.

Ma i militanti non ci  stanno e in un comunicato smentiscono che il nome di Tavolazzi sia frutto di autocandidatura, «Tavolazzi è stato contattato da noi, in piena autonomia, durante le selezioni per il ruolo tecnico, e non politico, di direttore generale in quanto persona di provata capacità e fiducia».

L’interessato a sua volta conferma, “è stato Pizzarotti a contattarmi”, ma poi Tavolazzi va all’attacco. Non di Grillo, “non riconosco Grillo in quel post bugiardo”, ma contro il vero regista del suo successo via web, “qualcuno ha perso il controllo. Il movimento è nostro, non di Casaleggio». Subito dopo trapela la notizia di una telefonata al vetriolo tra Pizzarotti e Casaleggio.

Gianroberto Casaleggio è uno dei più grandi conoscitori del web in Italia, già curatore della strategia comunicativa dell’Idv e ora al lavoro esclusivamente per i 5 Stelle. Una figura per molti versi  misteriosa, che sarebbe stata alla base della svolta politca di Beppe Grillo. Casaleggio, infatti, non è solo un professionista tra i migliori del settore, ma lega al web una vera e propria filosofia, un modo di intendere il mondo e gli sviluppi futuri che la rivoluzione informatica sta aprendo. Non a caso – e non sempre senza una certa malizia -, sui media passa per essere il “guru” di Grillo, quasi dominasse e gestisse il leader dei grillini a suo piacere. Come si trattasse di una sua creatura, un corpo senza testa. E questo perché alcuni dei passaggi e delle parole chiave dei discorsi di Grillo sarebbero stati ideati, studiati e tassativamente inseriti da Casaleggio all’interno dei monologhi corrosivi che  hanno fatto conoscere e crescere il movimento.

Su questo punto, sbandierato come fosse chissà quale novità, vale la pena chiedersi: che cosa altro deve fare un esperto di comunicazione, in epoca di circoli, brain storming e think tank,? Senza considerare che la totalità dei politici e gran parte degli uomini pubblici più importanti fanno lo stesso, adottando una precisa strategia comunicativa. La differenza semmai sta nel fatto che le parole chiave indicate da Casaleggio, a differenza di quanto consigliato da altri, hanno una forza penetrativa indiscutibile, la messa in pratica della teoria comunicativa del “proiettile magico”. È vero che, da dietro le quinte, quest’uomo,  in passato legato a Telecom – da cui è uscito per mettersi in proprio assieme a un pool di collaboratori -, ha veramente lanciato e reinventato Grillo in versione telematica. In passato, nei suoi show, Beppe Grillo si proclamava un nemico del computer, del mondo virtuale e dello stile di vita ad esso connesso.  Poi, lo ha raccontato lui stesso, la folgorazione è arrivata nei camerini di un teatro con il volto di Gianroberto Casaleggio. È parlando con lui che Grillo scopre un modo diverso di considerare il web e capisce le potenzialità della rete.

Questo la dice lunga sulla sua influenza. E lo scontro Pizzarotti – Casaleggio è indice di come la diarchia tra un corpo esteso di militanti in rapporto “orizzontale” tra loro – quindi senza gerarchie – e la leadership mediatica ricoperta indiscutibilmente da Grillo e i suoi più stretti collaboratori, vada chiarito al più presto o genererà problemi.

Oggi, lo vediamo ogni volta che si annuncia la nascita di una nuova forza politica, si tende ad usare il termine movimento – la parola partito, infatti, è  divenuta sinonimo del peggio che conosciamo – ma è un uso spesso privo  del significato fondante del termine. A livello teorico, il M5S, invece, nasce attenendosi a quelli che sono i tratti di un qualsiasi movimento sociale e già individuati da studiosi come Alain Touraine. Condivisione dal basso, indipendenza e uguaglianza. Individualità che non si annulla, ma si esprime nel collettivo. Nessun vincolo e possibilità di entrare e uscire dal movimento in qualsiasi momento. Nessuna discriminante ideologica e nessuna differenza di status socio economico o di classe. Unico punto imprescindibile: condividere l’impegno su idee e tematiche determinate. A questo vanno aggiunte due condizioni ben precise. La prima è tenere sempre in primo piano il dinamismo di una forza che è di gruppo e al cui interno non ci sono “princeps inter pares”. La seconda è quella di non entrare in politica, ma di condizionarla dall’esterno, con metodi e linguaggi nuovi.

Una regola che se contravvenuta, come accaduto altre volte, fa perdere al movimento la sua  forza di rottura e il suo innato ribellismo agli schemi. Entrare nel sistema politico e amministrativo significa dover prendere continuamente delle scelte e rende automatica la creazione di un’èlite che fa svaporare il dinamismo critico originario. Presto o tardi il movimento cambia e diventa, al di là delle etichette, partito.

Ma essere in politica senza adeguarsi al sistema è proprio la sfida di cui vorrebbe farsi portatore il M5S e lo testimonia la volontà affermata a più  riprese di voler condividere le decisioni con la cittadinanza. Per ora non è mai accaduto che un movimento entrasse pienamente nel sistema mantenendo le sue peculiarità. Se è ciò che davvero vogliono, i militanti devono inventarsi un modo proprio, innanzitutto chiarendosi su chi – la base o il suo propulsore mediatico –  debba essere d’accordo con l’idea di chi.

Comments

  1. ErPanfi

    Potreste linkare il post del blog da cui il fondatore ”
     il fondatore attacca
    ”  e la nota di risposta del M5S Parma? Grazie.

  2. Bla Bla66

    Articolo Fantastico! Scritto molto bene e considerando diversi punti di vista. :)