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Diritto di critica | October 17, 2019

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Placido Rizzotto, il simbolo delle vittime nascoste della mafia - Diritto di critica

Placido Rizzotto, il simbolo delle vittime nascoste della mafia

10 Marzo 1948: a Corleone il sindacalista Placido Rizzotto viene sequestrato e ucciso dalla mafia e scompare nel nulla. 24 Maggio 2012: alla vittima, i cui resti vengono ritrovati solo nel 2009, sono concessi i funerali di Stato. In mezzo, 64 lunghi anni durante i quali la mafia ha allungato le mani sulla Sicilia fino a prendersi l’Italia intera e ad infiltrarsi nel suo tessuto economico e sociale.

L’omicidio Rizzotto è ancora senza colpevole, primo di una lunga serie nella quale spesso non si ha nemmeno un corpo sul quale piangere e pregare. Il suo lo hanno riconosciuto grazie alla prova del Dna, nel marzo scorso. La storia di questo piccolo grande eroe è simile a quella di altri siciliani onesti che hanno affrontato a viso aperto il lato oscuro e criminale di un’isola così ricca di contrasti. Rizzotto ha fatto a Corleone ciò che Peppino Impastato ha fatto a Cinisi. L’eterno scontro tra oppressi e oppressori. Nel 1948 in tutta la Sicilia i contadini lottano per la ridistribuzione delle terre, e Placido, ex partigiano e presidente della Camera del Lavoro di Corleone, combatte al loro fianco per la libertà e i loro diritti, nonostante le intimidazioni e il potere che la futura Cosa Nostra esercita sui grandi latifondi. Tra il 1944 e il 1950 per la terra morirono per mano mafiosa decine di sindacalisti, contadini e militanti di sinistra. Anche la battaglia di Rizzotto finisce presto: il padrino di Corleone, Michele Navarra, ordina ad un giovane Luciano Liggio (che sarà il braccio destro di Provenzano e Riina) di radunare i suoi scagnozzi e far sparire quel sindacalista ficcanaso. Lo ammazzano furiosamente e gettano il corpo nella foiba di Rocca Busambra, in una cavità profonda cinquanta metri. Quando la mafia ha paura, uccide. Se è terrorizzata, delle sue vittime cancella ogni traccia, in una spietata “damnatio memoriae”. Nessuno ha effettivamente pagato per quell’omicidio; due indiziati che ammisero di averne preso parte sono stati assolti nel 1964 per insufficienza di prove.

In questi giorni di commemorazione per la stagione delle stragi i funerali di Stato di Rizzotto costituiscono un’occasione in più per riflettere e rendere omaggio a tutti i lavoratori e i semplici cittadini che sono scomparsi su ordine della criminalità organizzata: «Le esequie di Placido Rizzotto rappresentano una nuova stagione – ha dichiarato il segretario della Cgil Susanna Camusso, presente alla cerimonia – chiederemo che si faccia giustizia, anche se molti protagonisti sono morti vogliamo che si riaprano i processi per i tanti sindacalisti assassinati dalla mafia».

«Siamo riusciti a dare a mio zio una degna sepoltura – queste le parole di Angelo Rizzotto, uno dei nipoti di Placido – ma dopo 64 anni. Nessuno dei 47 sindacalisti uccisi tra il 1946 e il 1956 ha avuto giustizia, lo Stato avrebbe dovuto fare di più per questi eroi che hanno lottato per i diritti dei lavoratori».

Il sindacalista che aveva osato venire alle mani con Luciano Liggio e rifiutare a Navarra l’iscrizione all’Anpi di Palermo, è oggi anche il simbolo di tutte le vittime nascoste dalla mafia, coloro che non hanno avuto una sepoltura perché mai ritrovate.