Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Diritto di critica | September 20, 2020

Scroll to top

Top

L'Egitto verso il ballottaggio: la sfida tra musulmani e laici

L’Egitto verso il ballottaggio: la sfida tra musulmani e laici

di Giovanni Giacalone

L’Egitto vola al ballottaggio. Dopo il voto della scorsa settimana, il 16 e 17 giugno si affronteranno quindi Ahmed Shafiq, ex capo dell’aeronautica militare ed ex ministro di Mubarak e Mohammad Mursi, candidato del FJP.

Laici vs. musulmani. I due candidati rappresentano un po’ le principali forze che da sempre dominano in Egitto: da una parte un ex uomo di Mubarak, militare, legato a quel potere che per decenni ha dominato sul paese e che è stato abbattuto dalla primavera araba; dall’altra il candidato dei Fratelli Musulmani, la più grande, nonché storica e meglio organizzata forza politica del Paese.

Il vecchio regime non perde consensi. Di particolare interesse risulta il fatto che il blocco islamista perde terreno sia ad Alessandria che a Giza, grosso agglomerato urbano a sud del Cairo. Le prime elezioni democratiche della storia egiziana hanno portato ad un risultato inatteso; il rinnovamento tanto invocato durante la rivoluzione che fine ha fatto? Effettivamente diversi rappresentanti del popolo di piazza Tahrir avevano a suo tempo denunciato il fatto di non sentirsi politicamente rappresentati, ma ciò non è poi così sorprendente in quanto decenni di dittatura militare non si cancellano con pochi mesi e qualche turno elettorale, certi poteri sono ben radicati sul territorio e continuano ad esercitare la loro influenza. Oltretutto l’esercito è l’unica istituzione in Egitto in grado di controllare il territorio, di mantenere l’ordine e la stabilità del Paese, e ciò è inevitabile che pesi sul risultato elettorale.

Rischio di scontri e nuove proteste. Quali potrebbero essere le potenziali conseguenze in seguito alla vittoria dei due candidati? Se dovesse vincere Ahmad Shafiq è plausibile che la popolazione scenda in piazza per protestare. È paradossale, infatti, che torni al potere un uomo legato al vecchio regime. Una vittoria dei Fratelli Musulmani risulterebbe però altrettanto preoccupante, in primis perché se nel paese venisse applicata la legge islamica, rischierebbe di andare ad intaccare il turismo, risorsa fondamentale per l’Egitto, i rapporti con quella parte laica egiziana e con i cristiani copti. Inoltre, la pace con Israele potrebbe essere messa in discussione, con conseguenti ripercussioni a livello internazionale. Inoltre, le tensioni tra la Fratellanza e l’esercito egiziano potrebbero rafforzarsi e conseguentemente condurre ad ulteriori complicazioni in un paese che sta già attraversando una situazione delicata.

Nel frattempo il candidato della sinistra nazionalista Hamdeen Sabbahi, arrivato terzo, ha denunciato irregolarità nel voto e chiede il riconteggio delle schede. Qualunque cosa succeda il 16 e il 17 giugno non ci sono dubbi sul fatto che la strada verso la stabilità in Egitto è ancora lunga.