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Diritto di critica | October 29, 2020

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E se la causa del precariato non fossero i contratti a tempo?

E se la causa del precariato non fossero i contratti a tempo?

di Vincenzo Quagliarella

In Italia il precariato è un grave fenomeno sociale. Ma la reale causa di questo problema non sono i contratti a termine. La miriade di forme contrattuali introdotte dalla “Legge Biagi” aveva come scopo aumentare la flessibilità e arginare il fenomeno del lavoro nero. Purtroppo i vari contratti a progetto e di apprendistato hanno invece creato una situazione di incertezza, in cui i lavoratori non hanno nessuna assicurazione di poter conservare l’impiego.

Dalla flessibilità alla precarietà. L’attuale sistema italiano è stato impostato negli anni ‘60 e ‘70 pensando al contratto a tempo indeterminato come modello base. Oggi però non esistono più i tassi di crescita di quegli anni e quel tipo di sistema è diventato insostenibile. L’attuale velocità di cambiamento del mercato cozza inevitabilmente con i rapporti di lunga durata.

Se con la “Legge Biagi” ci sono stati significativi miglioramenti sul versante della lotta al lavoro nero, dalla prospettiva del lavoratore subordinato niente è cambiato: quello che prima era lavoro sommerso oggi è diventato lavoro precario.

Qual è la causa? La causa di tutto questo non è il d.lgs.276/2003; questo è in molte parti contraddittorio, ma il difetto fondamentale è non aver previsto adeguati ammortizzatori sociali; Marco Biagi li aveva pensati, purtroppo chi ha ultimato la legge dopo il suo omicidio li ha “dimenticati”. Certo è che la precarietà non sparirà magicamente quando sarà promulgata la nuova legge sul lavoro. Né i soli ammortizzatori sociali sono sufficienti a risolvere tutti i problemi. Teoricamente la precarietà non sparirebbe neanche se fosse reso obbligatorio per tutti il contratto a tempo indeterminato: avremmo un proliferare di lavoro sommerso che si mangerebbe tutta l’attuale fascia di lavoro precario.

Quale soluzione? La soluzione del problema è altrove: serve crescita, altrimenti non ci sarà mai sufficiente ricchezza da distribuire; ma questo dipende da chi i soldi ce li ha, li ha accumulati e non li rimette in circolazione. Se trovare lavoro fosse più semplice, nessuno avrebbe problemi ad avere un contratto a termine. Una seria politica di redistribuzione del reddito è l’unica via per tornare ad avere un’economia in salute e lavoro per tutti. Difficile che ciò accada nel paese delle corporazioni e del clientelismo.