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Diritto di critica | August 19, 2019

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Terremotati di serie B: nel Progetto CASE dell'Aquila non si fa più manutenzione - Diritto di critica

Terremotati di serie B: nel Progetto CASE dell’Aquila non si fa più manutenzione

di Anna Ferrara

“La mancata manutenzione dei costosissimi alloggi sta riducendo in briciole, non solo la dignità, ma anche la solidarietà dimostrata da coloro che hanno donato agli aquilani,nonché il grande aiuto pervenuto dall’Unione Europea”. Le parole dell’Assemblea cittadina dell’Aquila delineano perfettamente la situazione che i residenti delle “new town” stanno vivendo. Infiltrazioni, piccoli crolli e condizioni igieniche quasi inadeguate stanno vanificando e mettendo in cattiva luce gli sforzi compiuti per costruire, in poco tempo, queste grandi opere edili.

I primi due dei diciannove Progetti C.A.S.E. presenti sul territorio aquilano, vennero inaugurati quasi sei mesi dopo il tragico terremoto, precisamente il 29 settembre 2009. Tempi da record, quindi, per un’Italia che spesso non dà segnali di efficienza e prontezza. Ora, però, si hanno manutenzioni e assistenze mancate che possono rendere inagibili anche questi appartamenti.

I cittadini, inoltre, non sanno più se rivolgersi alla Manutencoop S.p.A., presunto organo di competenza, o al Comune, a cui la società, ad ogni segnalazione, rimanda. Questo problema si presenta sempre all’inizio dell’inverno,quando in molti appartamenti i riscaldamenti cominciano a non funzionare e i centralini della società di manutenzione vengono intasati. La risposta che gli abitanti del Progetto C.A.S.E. si sentono ripetere in continuazione è sempre la stessa:”Noi non siamo più di competenza, rivolgetevi al Comune”. Ed è uno “scarica barile” tra la Manutencoop e il Comune che ancora non giunge ad una conclusione.

In questo scenario, gli aquilani delle “new town” continuano a vivere sempre le stesse difficoltà. L’assemblea cittadina ha sottolineato poi come una percentuale di questi appartamenti, una volta ridimensionata l’emergenza abitativa, dovrebbe essere destinata alle associazioni di volontariato, operatori culturali, studenti universitari e ricercatori che si impegnano a rimanere a L’Aquila per almeno due anni. Tutto questo sarà possibile, però, solo attraverso un corretto mantenimento di queste strutture da parte dell’organo di competenza, chiunque esso sia.

L’altro grande disagio di questi centri abitativi è l’assenza di infrastrutture fondamentali: negozi, bar, tabacchi o alimentari. “La mancanza di queste strutture rende la vita davvero difficile – spiega una giovane abitante del Progetto C.A.S.E. di Bazzano – Per quel che mi riguarda, ad esempio, non avendo la macchina, ho bisogno necessariamente dell’autobus anche per minimi spostamenti. Il problema è che, non essendoci un bar o un tabacchi all’interno del quartiere, non ho la possibilità di comprare il biglietto. Possono sembrare sciocchezze, ma per una persona non autonoma, non avere neanche la possibilità di fare le cose più semplici, come muoversi con facilità o fare la spesa agevolmente, è una vera e propria privazione della libertà”.