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Diritto di critica | August 13, 2020

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Smartphone, internet e "apps". Nuovi strumenti per smentire la crisi - Diritto di critica

Smartphone, internet e “apps”. Nuovi strumenti per smentire la crisi

Le nuove tecnologie attirano. E nonostante la sempre presente crisi il consumatore – in genere – non rinuncia all’acquisto de più recente smartphone, sia esso l’ultimo ritrovato di casa Apple o uno dotato di sistema Android. I cellulari non servono più solo per chiamare, ma fungono da collegamento ad internet, fotocamera, agenda, strumento di svago.

Per questo è possibile scaricare, proprio tramite connessione web (e i programmi Google Play e App Store), le cosiddette “apps”: applicazioni capaci di migliorare funzioni preesistenti sul telefonino o garantirne di nuove che vanno dalla conoscenza del meteo in tempo reale in una determinata località alle partite di poker seduti a un tavolo virtuale.

Un universo molto vasto, insomma, che necessita del continuo uso della rete. Tariffe accessibili e comunque comuni alle singole compagnie telefoniche costituiscono di conseguenza un business non indifferente per le imprese del settore. Nell’ultimo anno, la spesa degli utenti per questo genere di scambio dati ha superato il 50% rispetto al periodo precedente. Un giro economico superiore agli 800 milioni di Euro che nel 2011 sono entrati nelle tasche dei fornitori.

Non solo: anche chi crea e rimanda sul mercato le “apps”, siano esse gratuite o a pagamento, lucra sulle proprie creature. Basti pensare che i ricavi nel 2011 si attestano intorno ai 75 milioni di Euro: a volte è sufficiente un uso basilare del java, oltre ad una buona dose di fortuna, per poter diffondere un prodotto discreto e fonte di guadagno (anche tramite l’inserzione di piccoli banner pubblicitari, i “display advertising”).

Sarebbe lapalissiano sottolineare come i giochi siano i programmi più scaricati, seppur non provengano sempre da multinazionali. È il caso di “Angry Birds”, per esempio: scopo del videogame è lanciare dei volatili sulle teste di suini verdi, aiutandosi con assi di legno, lastre di vetro o barre di metallo). Un’idea semplice nata in una piccola azienda  (la finlandese Rovio, venuta alla luce nel 2003) è divenuta, grazie pure ad un sapiente merchandising formato dalla vendita di peluches, magliette e gadget raffiguranti gli uccelli e i porcellini protagonisti del gioco, una fonte di successo globale. La Rovio, adesso, ha un fatturato di poco inferiore ai 50 milioni di Euro. Pochi secondi di download per molti sono un’inezia. Per altri concretizzano la regola “il tempo è denaro”.