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Diritto di critica | July 2, 2020

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Un giorno al mare per i detenuti dell’OPG di Napoli - Diritto di critica

Un giorno al mare per i detenuti dell’OPG di Napoli

Per un giorno, i reclusi dell’Opg di Napoli, hanno avuto la possibilità di accarezzare le onde del mare con i loro piedi, dopo che per anni hanno dovuto pestare solo piccoli metri quadrati di cella. Sembrerà strano, ma in Italia è un caso unico che 15 persone di un ospedale psichiatrico dispongano della libertà di godersi per un giorno una gita al mare.

 Sono persone che si sono macchiate anche di delitti atroci. ”E’ un’emozione stupenda, vorrei restare per sempre qui” dice Gennaro, recluso da 16 anni nell’ istituto che, a metà degli anni settanta ha sostituito i precedenti manicomi criminali. ”La libertà è un sogno. Questo mare mi entra nei polmoni e nella testa, lo porterò con me quando sarò dentro” risponde Nunzio, anche lui scelto per il permesso premio.

Un tuffo al mare condito dal sole splendente come i loro sorrisi. Poi, tutti al ristorante. Si brinda, tutti insieme con un sorso di Coca Cola. Qualcuno a bassa voce prova a cantare canzoni napoletane ”cosi’ non disturbiamo nessuno, cosi’ non ci dicono che siamo matti”. Mentre cala il sole, i reclusi tornano nelle loro celle di Secondigliano. Il direttore dell’Opg, Stefano Martone, prima della gita, dichiarava: ”Facciamo respirare loro un po’ di libertà .Un passo importante nel loro percorso di riabilitazione dei detenuti, un modo per accelerare il loro reinserimento in società”.

Il 17 gennaio 2012 la Commissione giustizia del Senato ha approvato all’unanimità la chiusura definitiva degli OPG entro il 31 marzo 2013. Sulla carta, dovrebbe essere così per tutti gli ex detenuti. Per i 106 della struttura napoletana e per quelli di tutta Italia. ”La riforma è sacrosanta – dice il portavoce della Comunità, Antonio Mattone – ma è un dato di fatto che il nostro sistema sanitario non è ancora pronto. Il carcere produce malattia mentale, è un serbatoio continuo di pazienti che poi finiscono negli Opg. Allo stesso tempo c’è il problema delle dimissioni dei pazienti che una volta usciti non sanno dove andare. Le famiglie non vogliono più riprenderseli e le strutture territoriali praticamente non esistono”.

Una giornata bellissima per i 15 detenuti, però, non fa dimenticare ciò che succede in tutti gli altri Opg sparsi sul territorio italiano. Una settimana fa, all’ospedale psichiatrico di Reggio Emilia un internato francese ha dato fuoco alla sua cella. ”E’ sempre più urgente – commenta il segretario generale aggiunto del sindacato Sappe Giovanni Battista Durante – una seria riflessione sui sei ospedali psichiatrici giudiziari italiani, che prescinda però da conclusioni semplicistiche, quali l’immediata chiusura, senza tenere conto delle condizioni di sicurezza generali e del personale che ci lavora. Bisogna ricordare che sono soggetti la cui condizione psichiatrica non può prescindere da una adeguata attenzione del personale medico e paramedico, attraverso l’utilizzo di strumenti e mezzi idonei ad evitare gesti inconsulti, non disgiunta però dal controllo di polizia, seppur attenuato e limitato alla sicurezza generale, soprattutto per i soggetti più pericolosi”.

 Dopo le denunce, i filmati orrendi all’interno degli Opg e lo shock iniziale ora sembra regnare il silenzio. Qualcuno si chede: “Chiudono gli OPG o riaprono i manicomi ?” StopOPG denuncia il rischio che il Decreto provochi in ogni regione italiana l’apertura di un numero di strutture con caratteristiche strutturali, tecnologiche, organizzative e di sicurezza di tipo manicomiale – e in alcuni casi da “miniOPG”. Sul loro sito scrivono che “non può essere questo il risultato della lunga battaglia per chiudere gli OPG, luoghi definiti dal Presidente della Repubblica Napolitano: estremo orrore, inconcepibile in un qualsiasi paese appena appena civile”.

Fino a Marzo 2013, assicura StopOPG, in tutta l’Italia saranno organizzate iniziative per la chiusura degli istituti, senza trucchi. “Queste sono le indicazioni emerse dall’assemblea di stopOPG, che si è svolta a Roma il 12 giugno”.