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Diritto di critica | January 16, 2019

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Olimpiadi di Londra, a un mese dal via la sicurezza e i trasporti preoccupano Rogge

Olimpiadi di Londra, a un mese dal via la sicurezza e i trasporti preoccupano Rogge

In mezzo a un bilancio per i Giochi di 11.6 miliardi di euro (9.3 miliardi di sterline), ai timori per la sicurezza, ai rischi per la rete dei trasporti e agli sponsor per le gare, non avrà dormito sonni tranquilli il presidente del Cio Jacques Rogge. C’è totale sintonia tra LOCOG (comitato organizzatore di Londra) e Cio, consapevoli che un successo sarebbe condiviso, a dimostrazione che le Olimpiadi rappresentano un evento importante e produttivo per chi le ospita. Una manifestazione che sappia mettere al centro gli atleti.

Organizzare i Giochi è sempre una difficile sfida logistica – ha spiegato ieri Rogge, dimissionario nel 2013 –. Ci possono essere diverse circostanze impreviste, a cui dover adattarsi. A Londra ho visto molta creatività, anche in occasione della cerimonia di apertura”. E’ allo studio, infatti, un “verde tableaux” su cui scorreranno i giocatori di cricket dei villaggi inglesi. Emozionante sarà anche il passaggio della torcia. Il tempo meteorologico, la pioggia in particolare, è stata l’ossessione degli inglesi nelle scorse settimane. “Ogni goccia che cade in più – ha precisato Rogge – è una buona notizia ormai”. Nella speranza che sia l’estate meno piovosa, a partire dal prossimo 27 luglio.

Lo stesso presidente del Cio ha identificato tre fattori per la buona riuscita di un’Olimpiade: una buona organizzazione, bel tempo, buone prestazioni della squadra di casa e la conquista di numerose medaglie d’oro. Ciliegina sulla torta, inoltre, le ottime performance degli atleti-icone: un esempio, il velocista giamaicano Usain Bolt. Non tutti, però, sono entusiasti all’idea di ospitare un’Olimpiade. A cominciare dall’enorme esborso finanziario a carico dei contribuenti, soprattutto in tempi di austerity. Dal punto di vista commerciale, c’è chi sostiene che i Giochi debbano essere liberi dalle logiche degli sponsor ma Rogge non è d’accordo, in quanto c’è il rischio che si ritorni all’ “atmosfera elitaria e sleale delle Olimpiadi del 1960. Non c’erano sponsorizzazioni – ha ricordato il presidente del Cio – né diritti televisivi. Il risultato fu che solo pochi paesi ricchi portarono i propri atleti, mentre quelli in via di sviluppo non ne mandarono nessuno”.

Altro argomento scottante: il doping. L’attenzione sarà puntata sui recidivi LaShawn Merrit e Dwain Chambers. L’arbitrato per lo sport si è pronunciato contro i verdetti del Cio e la British Olympic Association per infliggergli una “sanzione accessoria” anche se questa sarebbe stata incompatibile col codice mondiale di antidoping. E’ allo studio, da parte della WADA (World Antidoping Agency), la possibilità di vietare agli atleti la partecipazione alle due Olimpiadi seguenti alla violazione del codice. Sulla questione relativa alla parità dei sessi, durante la partecipazione ai Giochi, Rogge è ottimista sull’impegno assunto dall’Arabia Saudita. “Crediamo che la partecipazione di una donna saudita – ha spiegato Rogge – rappresenti un evento significativo. Non si può pretendere che un paese cambi dall’oggi al domani il proprio tessuto culturale, sociale e politico”.

Capitolo costi: dopo la decisione di Roma di ritirarsi dalla corsa alle Olimpiadi del 2020, non sono poche le preoccupazioni degli altri paesi. Rogge, dal 2002, ha tentato di tagliare le spese, mettendo un limite al numero di atleti e a quello degli sport. “Più di cento misure sono state prese per ridurre i costi dei Giochi – ha concluso Rogge –. Con la rinuncia di Roma, sono state cinque le città ammesse (ridotte poi a tre) alla fase finale per l’assegnazione. Se si guarda al 2018, con i “Giochi Olimpici della Gioventù”, si può notare come siano sei le città candidate (tra cui Glasgow)”.