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Diritto di critica | September 23, 2020

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Gran Bretagna e Ira, la ‘‘storica stretta di mano’’ che l’opinione pubblica condanna - Diritto di critica

Gran Bretagna e Ira, la ‘‘storica stretta di mano’’ che l’opinione pubblica condanna

Era una mattina di fine estate del 1979, Lord Louis Mountbatten, cugino di secondo grado dell’attuale regina Elisabetta, era a bordo di una piccola imbarcazione di pescatori a largo delle coste d’Irlanda insieme alla figlia, al figlio adottivo e al nipote. Quando stavano per attraccare, a poche centinaia di metri dalla riva, una bomba telecomandata, piazzata sulla barca la notte precedente, provocò la morte di tutte le persone a bordo. L’organizzazione paramiliatare “Irish Republican Army” (IRA) rivendicò l’attentato con un comunicato: “Questa operazione è uno dei modi per portare l’attenzione sull’occupazione del nostro paese da parte degli inglesi”.

Quasi 33 anni dopo, i morti sembrano contare meno. La regina Elisabetta II, toccata nel profondo dalla morte del cugino Mountbatten, ha voluto porgere un ramoscello d’ulivo all’ex comandante dell’IRA e vice primo ministro dell’Irlanda del Nord Martin McGuinness in uno “storico” incontro a Belfast. I media inglesi e irlandesi hanno sottolineato con forza l’importanza della stretta di mano tra i due leader. Peter Sheridan, l’amministratore delegato di “Co-operation Ireland”, una onlus che si occupa di promuovere la pace nell’Irlanda e in quella del Nord, ha battezzato l’incontro come “un atto di riconciliazione, una questione che le nuove generazioni dovrebbero affrontare per evitare ulteriori problemi”.

Tornando all’attentato del 1979, poche ore dopo l’IRA uccise in un’imboscata 18 soldati dell’esercito britannico vicino al confine dell’Irlanda del Nord. Durante il periodo in cui ha agito l’IRA (1922-1998), sono state circa 3500 le vittime, i cosiddetti “Troubles” (problemi), gli “effetti collaterali” di una violenza settaria tra cattolici repubblicani e lealisti protestanti. Anche dopo il 1985 e in seguito al trattato anglo-irlandese (che consentiva al governo di Dublino di intervenire nelle questioni politiche, giuridiche, di sicurezza e di frontiera dell’Irlanda del Nord), la maggioranza dei protestanti espresse una forte opposizione e le violenze continuarono per un altro decennio.

L’incontro di mercoledì scorso, tra la regina e l’ex comandante McGuinnes non è stato visto di buon occhio dall’opinione pubblica. Si sono moltiplicate le manifestazioni di rabbia e disapprovazione nei giorni precedenti, anche da parte inglese. In un articolo pubblicato sul Daily Mail, il giornalista Andrew Pierce ha scritto che il premier britannico David Cameron avrebbe “spinto” la regina Elisabetta a incontrare “un uomo terribile sul suolo britannico, una grande opportunità politica per l’ex comandante dell’IRA”. Il reverendo Peter Mullen, un prete della chiesa d’Inghilterra, al Daily Telgraph ha definito l’incontro talmente penoso da “far venire il voltastomaco”.

Martedì scorso, più di un centinaio di manifestanti sono scesi per le strade di Belfast, per testimoniare il proprio dissenso devastando palazzi e cercando lo scontro con la polizia. Le violenze, sostiene l’intelligence britannica, non sono state orchestrate e segnano un punto di rottura col passato poiché è stata data alle fiamme anche la bandiera irlandese. Il gesto di McGuinness, da parte dei repubblicani irlandesi, è considerato “un azzardo politico” e un presunto “atto di fedeltà verso la monarchia britannica”. L’ex comandante dell’IRA ha ammesso pubblicamente che l’incontro rappresentava un gesto simbolico a favore dei sindacalisti in Irlanda e Irlanda del Nord. Dal punto di vista del partito, c’è chi sostiene che McGuinness abbia sottovalutato il sentire comune, anti-monarchico, dei repubblicani.