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Diritto di critica | August 3, 2020

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Timbuktu, arte e cultura fanno paura all'integralismo - Diritto di critica

Timbuktu, arte e cultura fanno paura all’integralismo

di Giovanni Giacalone

E’ iniziata la vergognosa distruzione dei tesori di Timbuktu: i timori dell’Unesco si sono trasformati in triste realtà sabato mattina quando  terroristi islamici di Ansar Dine, gruppo legato ad Al-Qaeda, hanno circondato con le jeep diversi mausolei sufi nella città maliana ed hanno iniziato ad abbatterli a colpi di piccone.

Dopo la distruzione dei Buddha di Bamyan, demoliti con la dinamite dai talebani nel 2001 in Afghanistan, la follia estremista torna a colpire, ma questa volta in Africa.

Secondo fonti locali sono già quattro i siti distrutti dai fanatici, incluso il mausoleo del noto maestro Sidi Mahmoud Ben Amar, figura molto venerata a Timbuktu, quelli di Sidi Muktar, di Alpha Moya e la statua di El-Farouk, protettore della città, decapitata qualche giorno fa. Tutto ciò è avvenuto sotto gli sguardi esasperati della popolazione locale costretta ad assistere inerme all’annientamento della propria cultura e delle proprie tradizioni.

Timbuktu, definita anche come “la città dei 333 santi, è stata un importante centro di educazione islamica tra il tredicesimo e il diciassettesimo secolo ed ha svolto un ruolo fondamentale nell’espansione dell’Islam in Africa Occidentale; oltre ai numerosi santuari, in città sono conservati più di 700.000 antichi manoscritti, anche questi a rischio di distruzione.

Dure le condanne da parte dell’Unesco, del governo francese e di quello maliano che ha definito tali atti dei veri e propri crimini di guerra.

Il gruppo Ansar Dine da tempo puntava alla distruzione dei santuari e non è la prima volta che i sufi, ovvero i mistici dell’Islam, diventano bersaglio di attacchi perpetrati da gruppi di estremisti i quali considerano il Sufismo contrario ai principi islamici da loro predicati. Basti ricordare l’attentato a un mausoleo del Punjab che nell’aprile del 2011 fece 42 vittime e quello a Lahore nel luglio 2010, giusto per citarne alcuni.

Il portavoce di Ansar Dine,  Sanda Ould Boumama, ha affermato che il gruppo intende distruggere tutti i santuari della città, senza alcuna eccezione, in quanto “haram”, ovvero proibiti dall’Islam; egli ha inoltre dichiarato che Dio è unico e che Ansar Dine agisce in nome di Dio.

Un vero e proprio delirio di onnipotenza, alimentato dalla folle idea di “agire in nome di Dio”, che per l’ennesima volta sta generando distruzione e che, oltre a dilaniare dei siti di inestimabile valore storico, a calpestare antiche tradizioni locali in nome di una malferma interpretazione islamica, reca anche un danno enorme a quell’Islam moderato che non si riconosce di certo nelle gesta criminali di tali personaggi.

Come scrisse il noto intellettuale e sufi Gabriele Mandel: “la Verità assoluta non appartiene all’umanità, e facilmente ognuno di noi è catturato dalla propria Verità. Peggio ancora quando la si vuole imporre, sia per ignoranza, sia per potere, sia per interessi egoistici”.

I terroristi di Ansar Dine, nella loro paranoica ignoranza, credono che secoli di storia e cultura possano essere cancellati a colpi di piccone, non hanno però considerato che azioni del genere non fanno altro che inasprire i sentimenti di odio nei loro confronti da parte di una popolazione che, seppur pacifica, potrebbe non tardare molto a ribellarsi contro tali ingiustificabili soprusi.

Comments

  1. Barbara

    L’Occidente accorre immediatamente quando si tratta di petrolio, è latitante quando si tratta di cultura. ottimo articolo.