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Diritto di critica | October 20, 2019

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Rifiuti, nessuno sa gestire l'emergenza Capitale

Rifiuti, nessuno sa gestire l’emergenza Capitale

Tutti si lavano le mani dei rifiuti di Roma. Il ministro Clini scarica la responsabilità della crisi di Malagrotta sui governi precedenti e agli enti locali. Regione, Provincia e Comune litigano sui siti dove scaricare i rifiuti – eppure è stata proprio la regione a proporli. Il commissario Sottile non sa cosa fare e Pomezia resta probabile. Il problema è a monte: il 60% dei rifiuti finisce in discarica senza alcun controllo o trattamento.

“L’attuale governo non ha responsabilità, si sta solo occupando di 20 anni di cattiva gestione altrui“. Ha ragione il ministro Corrado Clini a mettere i puntini sulle i per la responsabilità della questione rifiuti a Roma: non è in sei mesi che Malagrotta è divenuta unica soluzione “di salvataggio” per la Capitale, e non è il Governo Monti ad aver ignorato il problema – come fece Berlusconi e prima di lui Prodi. Ma non è nemmeno immacolato come vuol far credere.

Clini non è stato capace di imporre un dialogo costruttivo agli enti locali: Regione, Comune e Provincia di Roma litigano sui siti idonei a sostituire Malagrotta (che doveva essere chiusa già da anni, e che causa al nostro Paese una procedura d’infrazione dall’Europa). In piena logica “scaricarifiuti”, infatti, la Polverini ha proposto 7 siti “impossibili” – compresi Riano e Corcolle, ovvero aree a rischio idrogeologico e parchi naturali – per poi ritirare la mano. Ora il commissario di governo Sottile non sa che fare: continua a “fare il punto della situazione” con la Polverini, con Clini, con Alemanno, senza ottenere nulla. E per non rimanere da solo con la patata bollente in mano, butta nel calderone il sito di Pomezia, che più viene smentito più si avvicina all’imposizione “dall’alto”.

Il vero problema è la quantità. La Capitale sforna ogni anno quasi due milioni di tonnellate di rifiuti. Di questi, solo il 25% è differenziato, il resto viene preso “tale e quale” e mandato in discarica (o all’inceneritore, per il 30%) senza alcun trattamento. Contro ogni legge nazionale ed europea. In questo modo, Roma perde 850 milioni di euro ogni anno in questa pessima gestione delle risorse. Lo Stato di Emergenza dichiarato nel 2011 peggiora le cose: tutti gli investimenti “costruttivi” sono stati annullati e si ritorna alla logica della discarica. Che qualcuno finisce sempre per trovarsi in casa, pagandone il prezzo in salute e ambiente. Non è una soluzione, solo in rinvio.

Le alternative alla discarica ci sarebbero: l’impianto di compost di Maccarese, gli impianti di selezione e trattamento di Rocca Cencia, il Piano Conai per portare la differenziata al 50% b Eppure, in Comune Alemanno lavora al contrario, spingendo su una nuova discarica – indifferenziata – e rimandando al 2016 la legge che impone il trattamento differenziato dei rifiuti almeno nel 65% dei casi. Cosa che altri comuni hanno fatto un anno fa.