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Diritto di critica | February 28, 2021

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L'Italia razzista, la fotografia dell'Unar - Diritto di critica

L’Italia razzista, la fotografia dell’Unar

Nei primi sei mesi del 2012 il Contact Center antidiscriminazioni ha ricevuto 14.179 contatti (8.952 il primo semestre 2011) e trattato 876 istruttorie, quasi il doppio di quelle dell’anno scorso. Lo riferisce in una nota l’ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (UNAR), istituito con decreto legislativo il 9 luglio 2003, grazie al recepimento delle direttive Comunitarie.

Il 45,3% di queste segnalazioni sono pervenute tramite il canale web (27,9% nel 2011), il 18% tramite il numero verde, il 13,2% via e-mail e il 12,8% attraverso la ricognizione dei media. L’aumento delle segnalazioni sono dovute alla forte pubblicizzazione che l’UNAR ha fatto in questi anni al Contact Center e, dopo una sperimentazione di poco più di un anno, si sono estese a tutte le discriminazioni, non solo quelle razziali. “Abbiamo ritenuto necessario – spiegava il direttore generale Massimiliano Monannigarantire un’applicazione del principio di parità di trattamento a 360° ancora più efficace, istituendo tre diversi back office di consulenza specialistica per la trattazione e l’esame approfondito di istruttorie aperte dal nostro Contact Center in relazione a discriminazioni per disabilità, per età o religione, per orientamento sessuale o identità di genere“.

Già nel 2010 si era riorganizzato il vecchio Call center, attivo dal 2005, trasformandolo in un vero Contact center che unisse al consueto numero verde gratuito (800 90 10 10), una piattaforma informatica in grado di consentire a chiunque (testimoni o vittime) di fare una segnalazione anche on line o con una semplice mail. “Sul totale delle segnalazioni – aggiunge la nota – oltre il 40% (rispetto al 21% del 2011) e’ stato effettuato da testimoni di atti discriminatori, anziché da vittime (attestate al 33,9% pure in leggero aumento rispetto al 2011) segno di una crescente sensibilità delle persone verso l’argomento. Il 16,8% delle istruttorie sono state invece aperte direttamente dall’Ufficio. Riguardo alla tipologia delle vittime di discriminazione, il 53,9% e’ composto da donne ed il 46,1% da uomini, dati stabili rispetto al 2011“.

Lo scorso anno a fronte di mille istruttorie svolte dall’Ufficio, il 22,4% ha riguardato il settore dei media e di queste ben l’84% è stato relativo a fenomeni di xenofobia o razzismo su internet. Negli ultimi tre anni è cresciuto il numero di siti, blog e post oscurati e rimossi dalla Polizia Postale e le segnalazioni di reato all’autorità giudiziaria per incitamento all’odio razziale da parte dell’Unar.

Analizzando più approfonditamente le discriminazioni denunciate in questi primi mesi del 2012, il 40,4% riguardano l’ambito del lavoro (14,2% nel 1° semestre 2011); 13,3% quello della vita pubblica (20,5%); 10,4% dei casi l’erogazione di servizi da parte di enti pubblici (11,9%); il 9,6% i mass media (16,2%).

Il Contact Center, si è impegnato a raccogliere segnalazioni, denunce e testimonianze sui fatti, eventi, realtà, procedure ed azioni, che pregiudicano la parità di trattamento tra le persone. Federica Gilardi, laureata in Cinese all’università la Sapienza di Roma, ha lavorato per due anni come operatrice Contact Center e in quel tempo, le segnalazioni non erano molte. “Adesso sono cambiate un pò di cose stando a quello che dicono dal contact center – dice Gilardi –  Noi aspettavamo che arrivava una telefonata, poi la prima cosa da fare era mettere a proprio agio il segnalante, ascoltarlo, capire bene qual’era il problema e agire di conseguenza”.

Anche due anni fa, non era tutto così semplice e splendente come veniva proposto dagli addetti ai lavoro. “Molte persone, – continua l’ex contact center Gilardi – non volevano dare il nome perchè irregolari, altri se avevano problemi sul lavoro per evitare di essere licenziati, altri ancora non credono molto nel servizio perché l’ufficio non ha potere legale”. Insomma, le problematiche sono sempre le stesse. La paura di perdere il posto di lavoro, di entrare in un Cie, di perdere anche i più elementari diritti dell’uomo, riduce il discriminato ad un silenzio assordante.

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