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Diritto di critica | September 18, 2020

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La Spending Review nella vita quotidiana: 100 km per una pratica in Tribunale - Diritto di critica

La Spending Review nella vita quotidiana: 100 km per una pratica in Tribunale

L’INCHIESTA – Cinquantadue comuni che coprono quasi un terzo del territorio bergamasco, un totale di circa 125mila abitanti e un rischio divenuto realtà: quello della soppressione del tribunale di Clusone (BG), sede distaccata del Tribunale di Bergamo. E se lo spettro chiusura era già stato paventato nei mesi scorsi – al punto da spingere i rappresentanti dei comuni interessati a unire le forze e premere affinché il ministro Paola Severino riconoscesse l’importanza strategica del presidio in questione –  solo nei giorni scorsi è diventato certezza, grazie alla falce della “spending review” e l’annessa revisione della geografia giudiziaria: salvo improbabili imprevisti nella conversione del decreto, il tribunale di Clusone chiuderà, insieme alle altre due sedi distaccate di Grumello e Treviglio.

Quantità o qualità? Quello del tribunale della cittadina bergamasca è solo uno dei casi in cui la tanto invocata “spending review” rischia di tagliare sulla qualità piuttosto che sulla quantità. E a farne le spese, ovviamente, saranno i cittadini. Nel caso di Clusone si parla infatti di una circoscrizione giudiziaria molto ampia, che comprende un territorio in prevalenza montano: i 52 comuni che la formano sono distribuiti tra Valle Seriana, Valle di Scalve e Alto Sebino – per un’area pari a quasi un terzo della provincia bergamasca – e  distano mediamente 40 chilometri dal capoluogo , anche se molti sono posti anche a 60 o 100 chilometri. Le persone si troverebbero così costrette a percorrere ampie distanze per ogni singola pratica, spostandosi fino a Bergamo, al netto di un servizio di trasporto pubblico non sempre adeguato o efficiente.

Il tutto, considerando che si tratta di una sede giudiziaria non certo statica: nel 2011 i dati mostrano infatti un carico di lavoro in aumento rispetto all’anno precedente. «Per quanto riguarda il tribunale civile – scrive un articolo pubblicato  il 7 maggio scorso sull’Eco di Bergamo, che ha ampiamente trattato la questione – , sono stati 856 i procedimenti di contenzioso iscritti nell’anno 2011, 935 i definiti e 890 quelli pendenti al 31 dicembre 2011, a cui vanno aggiunti i numeri circa i decreti ingiuntivi emessi (441), i procedimenti mobiliari iscritti e definiti (420 e 455) e quelli di volontaria giurisdizione (507 quelli iscritti nel 2011, 450 quelli invece definiti). Per quanto riguarda il tribunale penale, invece, nel 2011 sono sopravvenuti 280 procedimenti penali e ne sono stati definiti 347. Solo lo scorso anno, inoltre, sono state svolte 399 udienze civili e 98 penali, mentre per quanto riguarda le sentenze, ne sono state emesse 139 per il civile e 239 per il penale». Non solo: il Palazzo di Giustizia della cittadina è stato inaugurato nel 2009 ed è quindi praticamente nuovo, uno stabile ristrutturato i cui costi sono stati a carico del ministero della Giustizia per circa 2 milioni e mezzo di euro e del Comune stesso di Clusone, che ha contribuito a progettazione e direzione dei lavori con 450 mila euro.

Pressione sul Ministro. Proprio per tutti questi motivi a maggio si erano riuniti avvocati, magistrati e enti locali dei comuni interessati per promuovere azioni concrete a fine di mantenere quello che è stato definito dall’amministrazione clusonese «un presidio indispensabile alla nostra area, anche in funzione del fatto che si tratta di un’area montana e quindi più delicata dal punto di vista infrastrutturale e dei servizi»: infine era stata firmata una petizione a nome dei 52 comuni coinvolti perché i parlamentari  bergamaschi facessero presente in sede di Commissione l’importanza della sede distaccata di Clusone. E sebbene il decreto preveda fino a diciotto mesi di tempo per l’adeguamento alla nuova panoramica degli uffici – comprendendo la possibilità, in caso di bisogno, di utilizzo delle sedi distaccate fino ad un massimo di altri cinque anni – certo è che la sorte dello stabile di Clusone – come quella di molti altri in Italia – pare ormai segnata. In barba a lavoro, investimenti e cittadini.

Migliore gestione? «Che ci fosse bisogno di questa revisione è assodato da anni, ormai – ha affermato Ilaria Sanesi, giudice del tribunale di Bergamo e presidente della sezione di Bergamo dell’Associazione nazionale magistrati (Anm), intervistata l’8 luglio da Tiziano Tista per l’Eco di Bergamo – : il punto è che come spesso accade la realizzazione è stata fatta senza criterio. Per evitare che si creino problemi di gestione serve sentire gli interessati sul territorio, e non limitarsi a tagliare sulla carta». Tuttavia, secondo Sanesi, «si tratta di una scelta positiva, che permetterà di ottimizzare il lavoro ed eviterà, come per esempio poteva succedere nelle sedi staccate, che la malattia di un cancelliere possa bloccare l’attività. Qualche disagio potrà esserci per l’utenza, ma in fondo al giorno d’oggi gli spostamenti sono un problema di facile soluzione. Alla fine credo che ci si adatterà bene, e di certo sul lungo termine i benefici economici e materiali si faranno vedere». C’è da sperarlo. Oppure da chiedere ai cittadini, così costretti e prendere l’automobile o i mezzi pubblici su distanze quasi doppie rispetto a prima,  se sono davvero d’accordo con queste supposizioni.

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