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Diritto di critica | November 21, 2019

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"L'Italia tagliata" funzionerà meglio? - Diritto di critica

“L’Italia tagliata” funzionerà meglio?

26 miliardi di tagli. Secondo Confindustria e Cgil, sono colpi di machete, orizzontali, che distruggono il Paese e ammazzano la crescita. Per Monti, sono l’unica speranza per un’Italia che ha vissuto trent’anni da cicala e deve diventare formica. Sopravviveremo, questo è certo, ma il vero punto è: che Paese avremo d’ora in poi?

Un’Italia che spedisce a casa dei suoi alunni pagelle elettroniche, su formato digitale. Magari ci sarà anche una App di casa Apple per scaricare le assenze dei figli sul tablet dei genitori. Peccato che il nostro è uno dei paesi con il più basso tasso d’informatizzazione d’Europa, e la metà dei genitori in questione non usa il web fuori dal lavoro.
E’ anche un’Italia che sposta i docenti in esubero nelle segreterie amministrative, che li manda a far supplenze chiudendo le porte ai precari in attesa. E così facendo, taglia i costi e razionalizza le spese.

E’ un Paese che fa scontare alla Sanità 13 miliardi di euro di tagli in 5 anni. L’obiettivo è scendere a 3,7 posti letto per mille abitanti dappertutto, affidando alle Regioni la scelta sugli ospedali da “tagliuzzare” e quelli da ampliare. E’ macelleria sociale? Senz’altro – ma è anche una risposta alla domanda: perché in Italia una Tac costa il doppio rispetto alla Germania e il triplo rispetto alla Francia, un posto letto nostrano costa 134 mila euro in Lombardia e 200mila in Campania? E per questi posti letto e queste tac il tempo di attesa è di 3-6 mesi quando va bene? Ora bisogna capire se i tagli sono o no la risposta giusta, oltre che la più diretta.

Non solo. Il nostro Paese sarà militarmente più forte (pare) con 110 caccia F35, per la modica spesa di 12 miliardi di euro – che la Spending Review di Monti non ha nè cancellato nè ridotto. Sarà più debole invece la pubblica amministrazione, che perde quasi 7mila dipendenti e 300 dipendenti (ne restano ancora 3milioni e 450 mila in attività). Non avranno più il posto fisso, ma solo contratti a tempo determinato – e non si dica più che gli statali dormono sugli allori. Quel che continueremo ad avere, di sicuro, è uno stipendio da dirigente statale da 200mila euro l’anno e un salario di impiegato da meno di 900 euro, con l’aggiunta “briosa” del precariato.

Questo Paese è ormai in vista. Ci sapremo vivere, perché a tutto bisogna adattarsi. Ma è un miglioramento? Difficile crederlo. E’ un sacrificio, questo sì, in attesa che ci dicano “domani andrà meglio”. Per il  momento, ci garantiscono solo nuovi buchi nella cintura.