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Diritto di critica | October 17, 2019

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Caso Mills, Berlusconi è salvo? Colpa dei giudici

Caso Mills, Berlusconi è salvo? Colpa dei giudici

E’ definitivo, Berlusconi l’ha scampata. Sono scaduti ieri i termini per il ricorso nel processo Mills, e la sentenza di assoluzione per prescrizione passa “in giudicato”: è definitiva. Di chi è la colpa se il corruttore di un corrotto è stato prosciolto? Del Lodo Alfano, della ricusazione dei giudici, del processo breve: certamente. Ma è anche colpa dei magistrati e della Procura. Sono stati troppo lenti. Parola di giudice.

Breve pro-memoria per le generazioni future, che un giorno ci chiederanno conto degli Anni di Berlusconi. John Mills fu, al secolo, un avvocato inglese corrotto che giurò il falso per proteggere il Cavaliere nei processi All Iberian e GdF, alla modica cifra di 600mila dollari. Lo hanno accertato una condanna in primo e secondo grado a 4 anni e mezzo, stabilendo nelle motivazioni le responsabilità di Mister B. Peccato che nel 2010, il Lodo Alfano prescrisse i reati di entrambi, e B., dopo aver evitato per 5 anni ogni udienza ed ogni responsabilità, vinse. “Prosciolto per intervenuta prescrizione”, nonostante la sua accertata colpevolezza.

Colpa dei Giudici. Francesca Vitale non ci va leggera, nello strigliare i suoi colleghi. A lei, Presidente della Decima Sezione Penale di Milano, toccò l’ingrato compito di sentenziare il “non luogo a procedere”, il 25 febbraio 2012: l’ultimo colpo di coda di Berlusconi, la ricusazione dei giudici, aveva fatto tardare il processo quei 15 giorni di troppo, chiudendo le porte alla giustizia. Ma se la giocata di B. fu magistrale, quella di giudici e Procura fu catastrofica.

Troppo Lenti. Tra il rinvio a giudizio di Berlusconi (30 ottobre 2006) e la prima udienza del processo (13 marzo 2007), trascorsero 4 mesi e mezzo. Le indagini “si allungarono in modo eccessivo”, dando modo all’allora deputato Silvio Berlusconi di diventare Premier e cambiare le regole del gioco a suo favore. Non soltanto. I giudici del processo Mills diedero un colpo mortale al procedimento: separare la posizione del leader del Pdl da quella dell’avvocato inglese, con “una scelta le cui ragioni, al di là della motivazione formale, restano sinceramente oscure“.

Battaglia finita, o quasi. La lotta di B. per l’impunità è quasi vinta. Se il processo Ruby non conoscerà svolte epocali, è destinato all’esaurimento: la Procura non chiamerà a deporre nè Lele Mora nè la ragazza marocchina “nipote di Mubarak”, oltre ad altri 65 testimoni già scartati. Resta pochissimo in mano a Ilda Boccassini, che tenta il tutto per tutto con Nicole Minetti (anch’essa oggi “legittimamente impedita” in Consiglio Regionale) e le sorelle De Vivo. Ad ottobre potrebbe esser tutto finito con un’altra assoluzione.

La disfatta non può essere imputata soltanto alla “maligna genialità” di Niccolò Ghedini. I Giudici hanno perso scommettendo sul sensazionalismo che, al di là dello scandalo, non ha portato a nulla. I processi di piazza non hanno scalfito Berlusconi, la sua colpevolezza “pubblica” non ha dimostrato quella “legale”, provata in tribunale. L’unica che davvero conti. Riflettiamoci, quando l’entusiasmo ci travolge per l’avvio di un’indagine “scandalistica”.

Comments

  1. anna

    qsto reietto da Dio e dagli uomini ha troppi soldi e purtroppo prima o poi tutti abbiamo un prezzo

  2. anna

    dove è il mio commento

    • PaoloRibichini

      Deve avere un po’ di pazienza, questo sito ha la moderazione dei commenti

  3. “dando modo all’allora deputato Silvio Berlusconi di diventare Premier e cambiare le regole del gioco a suo favore”

    Questa frase dice già tutto purtroppo…