Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Diritto di critica | September 21, 2020

Scroll to top

Top

Russia, i media accusano: le vittime dell'alluvione potevano salvarsi

Russia, i media accusano: le vittime dell’alluvione potevano salvarsi

Un inferno di acqua e fango ha travolto venerdì scorso la regione del Krasnodar, nel sud-ovest della Russia, provocando più di 170 morti e decine di migliaia di sfollati. Oltre 29 mila persone sono senza corrente elettrica né acqua potabile. È il risultato dell’instabilità climatica di questo periodo, un incontro fatale tra l’aria calda dell’anticiclone africano e le correnti fredde provenienti da nord, che ha scatenato piogge torrenziali interminabili. Proprio qui, in un angolo di Russia poco lontano dal Mar Nero, già provato dalle alluvioni di dieci anni fa e dalla povertà che domina la zona. Allora scamparono alle inondazioni la località turistica balneare di Gelendzhik e la città portuale di Novorossiysk, dove invece si segnalano morti e feriti.

Ma quanto c’entrano, in questa ennesima calamità, l’incuria dell’uomo e la negligenza delle istituzioni? Al di là dei danni ambientali globali causati dall’inquinamento, infatti, i media russi si chiedono se il disastro avrebbe potuto essere limitato. Sotto accusa la gigantesca diga di Neberžaj, che sovrasta la montagna della città di Krymsk, la più colpita dall’alluvione (159 vittime); i giornali nazionali imputano ai vertici della regione di aver aperto le paratoie, causando un’onda d’acqua alta quasi sette metri, e di non aver tempestivamente avvisato la popolazione del pericolo che stava correndo. Il governatore di Krasnodar, Alexander Tkachev, ha ammesso che sia avvenuto il «normale scarico automatico delle acque della chiusa», ma ha respinto le accuse dichiarando che l’inondazione è stata provocata dal crollo della diga, che avrebbe ceduto sotto il peso dell’acqua. Proprio in queste ore, però, mentre gli sfollati cercano riparo e i volontari scavano nel fango, lo stesso governatore ha rimosso dai loro incarichi il sindaco di Krimsk e il capo del distretto omonimo per non aver diffuso in tempo l’allerta meteo. Le autorità cittadine, informate del rischio alluvione con tre ore di anticipo, avrebbero mandato dei messaggi sui cellulari degli abitanti, ma il testo sarebbe arrivato incompleto.

Vladimir Putin, dopo il classico sorvolo in elicottero delle aree colpite dalla furia delle acque, ha chiesto di sapere se l’allarme sia scattato al momento giusto e, forse spinto anche dalle contestazioni e dal suo già difficile momento politico, ha deciso di far aprire un’indagine in merito: secondo l’agenzia di stampa russa Itar-Tass il presidente ha dichiarato che «Una Commissione d’inchiesta verificherà il lavoro effettivamente svolto dalle autorità locali, come è stata data l’allerta, chi ha agito come e cosa si sarebbe dovuto fare».

I cittadini di Krimsk e dintorni si rimboccano le maniche, dopo ore ed ore sui tetti o sugli alberi in attesa dei soccorsi, e attendono calmi e fieri che le piogge finiscano; hanno sempre ricominciato da soli, nel 2002 il governo si è dimenticato presto di loro, e la convinzione diffusa è che lo stesso accadrà anche questa volta, dieci anni dopo.