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Diritto di critica | September 19, 2020

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Giovani senza futuro, non rimane che reinventarsi

Giovani senza futuro, non rimane che reinventarsi

Emarginate da un mondo di cui dovrebbero essere protagoniste, le generazioni più giovani sono costituite da ragazzi iper-qualificati cresciuti in società multiculturali, che hanno vissuto una rivoluzione tecnologica e delle comunicazioni che avrebbe dovuto favorirli, con una educazione ed una sensibilità ambientale senza precedenti ma soprattutto coscienti dei limiti e delle potenzialità dei propri paesi. Nonostante tutto però sono lasciati in panchina a guardare una partita giocata da chi non vuole dargli la possibilità di mostrare ciò che sanno fare, rimanendo a subire silenziosamente una crisi che non hanno causato ma di cui sono le principali vittime.

Un esercito di piccoli imprenditori. Come se non esistessero. Come se fossero di passaggio senza un futuro da costruire. Nonostante i preoccupanti dati sulla disoccupazione giovanile c’è ancora chi ha il coraggio di dire “i ragazzi di oggi sono disoccupati perché non disposti a fare lavori diversi da quelli per cui hanno studiato e perché aspettano che gli piova addosso l’occasione mentre i genitori continuano a mantenerli”. La generazione dei bamboccioni è però finita da parecchio tempo ormai. Laddove l’esperienza lavorativa sembra contare più di ogni altro requisito, più dell’entusiasmo e della passione tutta giovanile, i ragazzi vengono lasciati in disparte. Così provano a reinventarsi, a riproporsi, a diventare imprenditori di sé stessi. L’Italia è e rimane un Paese vecchio e per vecchi assolutamente incapaci di dare agli altri quell’occasione che loro sono riusciti ad ottenere con maggiore facilità.

“Laureati senza futuro”. Così li ha definiti Paul Mason, professore dell’Università di Birmingham, spiegando come “i giovani di oggi rappresentano un fenomeno unico nella società del dopoguerra dato che per la prima volta i figli saranno più poveri dei loro genitori. Ciò dimostra che il modello economico dell’Occidente ha fallito perché incapace di sfruttare le competenze tecnologiche di questa generazione perduta, di creare abbastanza posti di lavoro di alto profilo per questa forza lavoro altamente qualificata”. Ragazzi cresciuti con l’idea di dover eccellere per riuscire ad avere uno spazio in questa società e per questo costretti a scelte forzate.

I laureati senza futuro hanno capito che il futuro se lo devono costruire da soli perché sono consapevoli che “ non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose”.

Comments

  1. rimanendo in italia su questo argomento consiglio

    “Contro i giovani. Come l’Italia sta tradendo le nuove generazioni” di Tito Boeri

    Veramente interessante e ben scritto. Poi vabbè, io sono un fan di Boeri…

  2. Non parleremo mai abbastanza di questo tema. Provo una grande compassione per le ultime generazioni dei miei connazionali, e mi ritorna sempre in mente quella scena commovente de “La meglio gioventù” nella quale il professore universitario, alla fine del brillante esame di medicina, invita il protagonista ad andarsene dall’Italia.
    Perché se è vero che la crisi economica è mondiale, solo in Italia i giovani sono così negletti. Quanto alle lacrimucce di circostanza versate ad ogni occasione al riguardo dal nostro Presidente della Repubblica ho l’impudenza di scrivere che mi fanno schifo.