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Diritto di critica | March 23, 2019

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Cina e Brasile rallentano, decisiva la crisi dell’Euro e dell’economia Usa

Cina e Brasile rallentano, decisiva la crisi dell’Euro e dell’economia Usa

Fino a poco tempo fa, la crescita mondiale spingeva economie come gli Stati Uniti e quelle dei paesi emergenti ad andare avanti. Secondo l’indice dei mercati emergenti, il settore dei servizi, riferito ai quattro grandi paesi Brics (Brasile, Russia, India e Cina) è in forte contrazione. Lo studio, redatto dall’HSBC (primo istituto di credito europeo), rivela come le economie emergenti siano cresciute negli ultimi tre mesi, ma solo a un ritmo più lento. L’indice dei mercati emergenti è passato dal 53,6 (primo trimestre) al 53 attuale. Brasile e Cina, in particolare, hanno un rallentamento più significativo rispetto a India e Russia. L’economia carioca, dopo aver avuto nella prima parte dell’anno indici molto alti, ha sofferto nella seconda parte e, un crollo della produzione manifatturiera è stato decisivo, così come per la Cina.

“L’aggravarsi della crisi nella zona Euro – ha precisato al Guardian Murat Ulgen, direttore dell’HSBC per l’Europa centrale, orientale e dell’Africa sub-sahariana – ha rivisto i tassi di crescita al ribasso ancora una volta”. Lo studio giunge prima dei dati ufficiali sul Pil in Cina, con un tasso di espansione economica che dovrebbe essere appena superiore all’8%. Gli economisti, dal canto loro, stimano che la Cina abbia bisogno di un tasso di crescita, come minimo, pari al 6% per accogliere la sua popolazione in espansione. E proprio i leader comunisti cinesi, in previsione di un rallentamento della crescita economica, stanno approntando dei piani per rilanciare lo sviluppo e tamponare l’emorragia di posti di lavoro. La crisi attuale colpisce la domanda di petrolio importato, il ferro e le componenti industriali. In particolare, la crisi attecchisce in settori chiave come quelli dell’acciaio, il carbone e in quello della costruzione navale. Nello stesso lasso di tempo, la produzione di energia elettrica è aumentata solo dello 0,7%. La vendita di case, poi, ha rallentato sensibilmente con una diminuzione dei prestiti per l’acquisto. L’edilizia residenziale e commerciale che, al boom dell’economia, rappresentava il 10% del Pil ha fatto segnare un forte ribasso.

Il governo, per ovviare alla situazione, sta allentando i cordoli delle imposte del biennio 2010-2011, raffreddando un’economia surriscaldata e diminuendo l’inflazione. Pechino ha già tagliato i tassi di interesse due volte dall’inizio di giugno ed ha annunciato altre misure di stimolo per la crescita. E proprio lo sviluppo ha fatto segnare nel mese di giugno il livello più basso da sette mesi a questa parte. Così come le importazioni, tornate al livello di maggio (6,3%). Le previsioni governative (crescita nel 2012 del 7,5%) sembrano essere rispettate, ma il brusco rallentamento nel settore automobilistico, della spesa al dettaglio ecc. fanno pensare che le stime potrebbero essere riviste al ribasso. Le tensioni sociali sono dietro l’angolo. L’inflazione al consumo è scesa al 2,2% nel mese di giugno, dando più spazio a Pechino nella stimolazione dell’economia, con meno pericoli di innescare aumenti nel costo della vita.

Comments

  1. Brasile e Cina vengono da un decennio d’oro, per cui è fisiologico che rallentino prima o poi, anche se a dir la verità la Cina è ossessionata dal fatto di non scendere sotto un to di crescita pena il crollo del sistema (ed in Cina deve ancora scoppiare una bolla immobliare).
    L’India è quella che ha cominciato a crescere più tardi, la Russia è un serbatoio di risorse minerarie ed energetiche, grande potenza militare, ma non potrà mai essere una potenza industriale fintanto che non si formerà una borghesia (problema che già Pietro il Grande aveva capito)

  2. Corrado

    In un mondo in cui, chi cresce (economicamente parlando) lo fa solamente perchè vende sempre di più, quando gli acquirenti diminuiscono anche la crescita di un Paese diminuisce.