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Diritto di critica | April 5, 2020

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La ‘‘Strage di Denver’’ e i precedenti che preoccupano gli Stati Uniti

La ‘‘Strage di Denver’’ e i precedenti che preoccupano gli Stati Uniti

James Holmes è uno squilibrato, che frequentava assiduamente siti pornografici e ha scelto la proiezione del nuovo film di Batman per dare libero sfogo alle pulsioni violente e distruttive che lo animano. Queste potrebbero essere alcune delle semplicistiche spiegazioni e deduzioni di esperti e inquirenti. Quando, però, un fenomeno si ripete e farne le spese sono, nella gran parte dei casi, giovani o bambini, le superficiali interpretazioni devono lasciare spazio alle riflessioni. Gli Stati Uniti e il presidente Barack Obama, ieri in visita alle famiglie delle vittime (12 e 58 feriti), si interrogano su un fenomeno, regredito negli ultimi anni, ma pur sempre una minaccia per la società americana. Attualmente, ogni anno sono circa 14mila gli omicidi causati da un’arma da fuoco. Coinvolti anche i bambini, a volte “killer” accidentali di un genitore che ha lasciato, imprudentemente, incustodita un’arma in casa.

A fare la parte del leone, nel caso degli Stati Uniti, sono le lobby delle armi interessate a massimizzare i profitti a scapito degli stessi cittadini. Nel nome della sicurezza personale, del Secondo Emendamento della Costituzione e della difesa della privacy, si è foraggiato un sistema di diffusione delle armi che non ha eguali nel mondo. Basti pensare che 90 persone su 100 negli Stati Uniti possiedono un’arma. Un potenziale devastante. Il regista Michael Moore nel 2003 con il documentario “Bowling a Columbine” focalizzò l’attenzione sul possesso e la diffusione delle armi negli Stati Uniti.

Fece scalpore, in particolare, la scena del film nella quale lo stesso regista uscì con un fucile in mano dopo aver aperto un conto in banca. Moore ricondusse la proliferazione delle armi nella società americana alla “cultura della paura” creata ad hoc dal governo e dai media. Un paragone che l’autore ha utilizzato è stato quello con il vicino Canada, un paese i cui gli abitanti possiedono in proporzione lo stesso numero di armi, ma con un tasso di omicidi nettamente più basso.

Il killer di Denver Holmes aveva acquistato l’arsenale “legalmente”, come dichiarato dalle autorità. L’autore della strage comprò, infatti, pistole, munizioni (6mila), fucili d’assalto nei due mesi precedenti la strage, anche attraverso internet. Gli agenti di polizia hanno dovuto far brillare alcuni ordigni presenti a casa dell’omicida. Holmes oggi siederà in tribunale e per il numero e l’efferatezza degli omicidi rischia la pena di morte. La strage di Denver arriva a quasi un anno di distanza da quella di Oslo e Utoya in Norvegia. Ieri, durante la cerimonia di commemorazione, il primo ministro norvegese Jens Stoltenberg aveva detto: “Il killer ha fallito, il popolo ha vinto”. Il riferimento era ad Anders Behiring Breivik, il carnefice capace di uccidere a sangue freddo 77 persone nell’attacco più sanguinoso nella storia del paese.