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Diritto di critica | August 9, 2020

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Il Pd contro il Porcellum, ma nel 2007 alle primarie c'erano le liste bloccate

Il Pd contro il Porcellum, ma nel 2007 alle primarie c’erano le liste bloccate

“Ridiamo potere ai cittadini di scegliere il proprio rappresentante”. Una cantilena che in Parlamento, davanti ai microfoni dei cronisti, senatori e deputati sono soliti ripetere. Ma quanto in realtà credono a ciò che dicono e promettono è un altro discorso.

Liste bloccate? “Anti-democratiche”. Il Pd è il partito che più di tutti vorrebbe cancellare il Porcellum in quanto “anti-democratico”. Infatti, la legge elettorale approvata dal centro-destra tra il 2005 e il 2006 non prevede le preferenze di lista. In pratica il cittadino può scegliere esclusivamente la lista ma non può esprimere un “giudizio” su chi quella lista la compone. In pratica i candidati di un determinato partito in una determinata circoscrizione elettorale sono stabiliti dalla segreterie come anche l’ordine di lista che è fondamentale per l’elezione di ogni singolo parlamentare. Chi è nelle prime posizioni ha più probabilità di aggiudicarsi lo scranno in Parlamento.

Quel Porcellum alle primarie. Ma il Pd dimentica che nel 2007, le primarie che videro la vittoria di Walter Veltroni e l’elezione dell’assemblea costituente del partito si sono svolte con un sistema molto simile al Porcellum. E in quel caso la “legge elettorale” era stata scelta da Fassino e Rutelli. Uno dei punti principali sui quali i capi-corrente non hanno voluto transigere furono le liste bloccate. Un modo per evitare di dare modo che outsider potessero modificare gli equilibri, candidando in posizioni praticamente ineleggibili esponenti della società civile. Un’apertura al mondo esterno di pura e semplice facciata.

Doppio turno, stessa storia. Ma anche oggi il Pd è contrario alle preferenze. Bersani & co. preferiscono i collegi uninominali con il doppio turno. “Con le preferenze c’è il rischio di voti di scambio”, dicono. Certo, un bel passo avanti comunque rispetto alla scelta delle liste bloccate. I parlamentari tornano sul territorio a conquistarsi i voti. Ma il collegio uninominale non risolve né il problema del clientelismo né migliora in maniera consistente la democraticità del voto. Infatti, gli stessi candidati saranno assegnati ad un determinato seggio dalle segreterie di partito, e allo stesso tempo dovranno accaparrarsi i voti. E capita che non sempre questo avvenga con modi leciti. Quindi i vertici del Pd vogliono comunque avere un qualche potere di controllo che può essere svolto nella scelta delle candidature in determinati collegi. I più fedeli saranno candidati dove il partito è più forte, gli altri nei collegi a rischio o già perduti.

Twitter: @PaoloRibichini