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Diritto di critica | August 13, 2020

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Delusione Rahimi, la prima donna boxer afghana non parteciperà alle Olimpiadi

Delusione Rahimi, la prima donna boxer afghana non parteciperà alle Olimpiadi

Nessuno avrebbe mai immaginato che Sadaf Rahimi, prima donna pugile del suo paese, avrebbe rappresentato l’Afghanistan alle Olimpiadi di Londra. Impensabile per una ragazza, infatti, partecipare a eventi sportivi importanti, riservati di norma al sesso maschile. Per arrivare solo alla fase della selezione per i Giochi, Rahimi ha dovuto respingere riprovazione sociale, condanna religiosa e la critica di alcuni suoi allenatori, convinti che la boxe per le donne non debba spingersi oltre il semplice hobby.

Per Rahimi, Londra rappresentava l’ultima tappa di un viaggio straordinario che ha portato le donne afghane, nel giro di un decennio e dopo la cacciata dei talebani, a ritagliarsi degli spazi importanti nella società, nel lavoro, nell’istruzione e nello sport. E invece, laddove il Comitato Olimpico Internazionale si batte per la partecipazione di atlete di ogni paese, la decisione dell’International Boxing Association (AIBA), lo scorso 18 luglio, è arrivata come un fulmine a ciel sereno. Rahimi non potrà partecipare agli incontri di boxe con avversarie di un livello superiore perché è a rischio la sua incolumità. Un duro colpo per le speranze della giovane atleta afghana e per l’immagine della boxe. Le donne, quindi, alle Olimpiadi di Londra non rappresenteranno l’Afghanistan, a differenza dell’Arabia Saudita che, invece, ha accettato con riluttanza la partecipazione di due atlete.

Rahimi si stava preparando per i Giochi dal febbraio scorso, quando all’atleta fu comunicato che sarebbe stata ammessa grazie a una wildcard, un invito speciale a quelle nazioni non in grado di ammettere ai Giochi atleti qualificati. Nei mesi scorsi, Rahimi si è recata in Inghilterra per allenarsi su un ring speciale della Federazione Internazionale e cominciare a saggiare il clima olimpico. All’inizio, ha detto al Time la pugile, “venivo buttata al tappeto due, tre volte al giorno”, ma col passare delle settimane sono migliorata. “Se vincerò una medaglia o no, sarà un simbolo di coraggio, anche per il solo fatto di essere salita sul ring”. Purtroppo Rahimi non avrà questa possibilità. La federazione di boxe le ha tolto anche la speranza. E non è chiaro perché abbia aspettato fino al 18 luglio, a poco più di una settimana dal via, per revocarle la wildcard.

Nel maggio scorso, quando Rahimi ha partecipato ai Campionati mondiali di boxe femminili in Cina, il suo incontro è stato sospeso dopo 1 minuto e 20 secondi per scarso rendimento. Il suo allenatore e il Comitato Olimpico afghano hanno detto che la sua prestazione ai campionati mondiali è stata al di sotto delle aspettative, a differenza dei buoni risultati ottenuti in altre competizioni internazionali. Rahimi è delusa, ma non vede l’ora di competere e mettersi alla prova in altre manifestazioni sportive, in attesa delle prossime Olimpiadi di Rio 2016. E a casa, in Afghanistan, la giovane atleta si allena, combatte e vince anche contro i pugili. La sfida è lanciata, il tempo per la legittimazione delle donne afghane anche nello sport è maturo.