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Diritto di critica | July 6, 2020

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Formigoni va alla guerra: "non mi dimetto"

Formigoni va alla guerra: “non mi dimetto”

Formigoni è indagato per corruzione aggravata dalla transnazionalità in concorso col faccendiere Pierangelo Daccó, col presidente e l’ex direttore amministrativo della Fondazione Maugeri, Umberto Maugeri e Costantino Passerino, con l’ex assessore regionale alla sanità Antonio Simone e altri. L’inchiesta sui conti della clinica Maugeri – nata come una costola di quella sul San Raffaele – prende in esame fatti commessi a Milano e all’estero tra il 2001 e il 2011.

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Fondi sottratti alla clinica. Alla fine, la procura di Milano ha sciolto ogni dubbio. Il Governatore è indagato dal 14 giugno per 8,5 milioni di euro. Farebbero parte dei fondi sottratti da alcuni membri dell’associazione a delinquere – costituita da Maugeri, Passerino, Simone e altri – alla fondazione della clinica Maugeri e fatti transitare su conti svizzeri riconducibili al faccendiere Daccò. E da qui poi rigirati in forma di diverse “utilità” al presidente della Regione Lombardia. Vacanze costosissime in Italia e all’estero, a bordo di yacht, in alberghi lussuosi e ville esclusive, cene di rappresentanza, sconti milionari per una villa in Sardegna – comprata assieme ad Alberto Perego, altro membro della comunità dei Memores Domini e convivente del morigeratissimo (ha fatto voto di castità e povertà) presidente lombardo – denaro per la campagna elettorale di Formigoni. Il tutto, secondo i pm, in cambio di rimborsi su prestazioni non tariffabili e quindi concessi a discrezione della Regione. In particolare, al vaglio degli inquirenti ci sono 15 delibere necessarie a sbloccare rimborsi da 200 milioni di euro in 10 anni alla fondazione Maugeri. Formigoni si dovrà presentare in procura sabato prossimo, 28 luglio.

Negava e attaccava i giornali. Fino all’ultimo il governatore aveva sempre negato di essere indagato, anzi, aveva annunciato querele contro Il Fatto e Repubblica perchè, a sua detta, avevano riportato gli interrogatori di Pierangelo Daccó in modo distorto. Lo era andato a sbandierare anche a In Onda, su La7, dove, complice un Filippo Facci non proprio pungente, era dovuto intervenire Enrico Mentana per riequilibrare il soliloquio del governatore. Anche nella conferenza di ieri per i giornalisti non sono mancati gli insulti: “gazzettieri della procura”.

La sua maggioranza regge. Ma niente paura, perché, nonostante loro e nonostante sia indagato come altri 11 membri – a piede libero e arrestati – della sua maggioranza, il “Formiga” – nomignolo affettuoso con cui in un’intercettazione l’ex vicepresidente del consiglio regionale, Franco Nicoli Cristiani, poi arrestato, parlava di lui – non molla. “Rimango al mio posto, i miei comportamenti sono sempre stati rettilinei”, ha detto Roberto Formigoni, che ha aggiunto, “ho letto le carte e mi sono detto: tutto qua!?”.

“Accuse senza fondamento”. Per Formigoni, in pratica, ” non c’è l’atto corruttivo”. Secondo il governatore l’avviso di garanzia è “insussistente e infondato”, in quanto, “non c’è mai stato alcun vantaggio per il S. Raffaele e la Maugeri, non c’è stato alcun danno per la Regione Lombardia”. E promette, “se sarò rinviato a giudizio vincerò 12 a zero” , riferendosi agli altri 11 processi celebrati a suo carico, in cui ha ottenuto 10 assoluzioni e una prescrizione. Sulle delibere sotto accusa dice “sono delibere che interessano tutto il sistema della sanità lombarda e che si riferiscono a strutture tutte trattate allo stesso modo, come dimostrano atti pubblici noti a tutti e non segreti”. In merito, il governatore fa notare, “se la fondazione Maugeri avesse ricevuto un centesimo in più del dovuto, volete che le altre strutture sanitarie non avrebbero protestato?”. Ma proprio sulle delibere – secondo la relazione fornita, il 27 giugno, alla Procura dagli investigatori delle Guardia di Finanza e della Polizia di Stato – si evidenzia la “natura affaristica, caratterizzata non da un sentimento d’amicizia, ma da interessi economici”. I regali, sarebbero derivanti “da fondi illegittimamente sottratti alle casse di San Raffaele e Maugeri che a loro volta distraggono somme erogate dalla Regione”, attraverso le famose delibere. Ma sembrerebbe che a portare all’avviso di garanzia siano stati soprattutto gli interrogatori incrociati di Costantino Passerino, direttore amministrativo della Fondazione Maugeri, e di un suo collaboratore, rimasti rigorosamente secretati. Rivelazioni che avrebbero dato una nuova luce al quadro dell’inchiesta.

La sua fortuna, la sua condanna. E’ stato proprio il sistema sanitario regionale – che conta su eccellenze riconosciute, ma prospera e cresce anche grazie alla mala gestione e agli sperperi compiuti in altre zone d’Italia – ad aver permesso a Formigoni di costruirsi una carriera luminosa. Al punto da fargli accarezzare l’idea del grande salto a livello nazionale. Almeno fino all’arrivo delle inchieste, che hanno fatto crollare un pezzo alla volta la sua “corte”, lasciando il re nudo, un pó come nelle foto sulle barche messe a sua disposizione da Daccó.

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