Il facchino egiziano e la superiore “donna”. Scoppia il caso a Venezia
Scritto da Giovanni Giacalone il 26 luglio 2012 in Società
Si rifiuta di prendere ordini da una governante e si licenzia, l’hotel lo reintegra e gli affianca un “mediatore”. L’episodio è avvenuto presso il noto Hotel Danieli di Venezia e ha visto protagonista un facchino egiziano che non riusciva ad accettare l’affronto di dover prendere ordini da una donna, in quanto contrario ai principi della religione islamica, ovviamente secondo la sua personale interpretazione.
L’uomo decide dunque di licenziarsi ma, dopo essersi reso conto delle difficoltà nel trovare una nuova occupazione, decide di tornare sui propri passi e si ripresenta al Danieli dove viene nuovamente assunto e affiancato da un collega uomo che viene messo a fare da “tramite” tra lui e la governante. Un fatto che ha destato scalpore e irritazione sia nel mondo politico che presso l’opinione pubblica; l’assessore e sociologo Gianfranco Bettin ha affermato: “Significa accettare che possa considerare qualcuno indegno o inferiore, in questo caso in base al genere”.
Dura la reazione della capogruppo del Pd Laura Puppato: «Il facchino musulmano non ha titolo per discutere la nostra Costituzione. Una notizia che ci riporta a tempi bui, quando l’inferiorità della donna era un teorema indiscusso». Contrariata anche l’assessore veneto al Lavoro, Elena Donazzan: «Avrei preferito che si licenziasse e si lasciasse il posto ad un italiano magari padre di famiglia, più rispettoso della nostra civiltà e cultura e magari fosse tornato a casa sua a prendere ordini da un uomo».
Le critiche arrivano anche dall’imam di Venezia, Hammad Mohammad, il quale afferma di non comprendere per quale motivo l’egiziano abbia voluto attribuire una motivazione religiosa a una faccenda personale e aggiunge che l’Islam non vieta in alcun modo a un uomo di avere una superiore donna visto che lo stesso profeta Maometto è stato per anni alle dipendenze di una donna, Khadija, prima di sposarla; in aggiunta non vi sono indicazioni nel Corano e nella tradizione profetica che evidenzino tale divieto.
Così, mentre il direttore Cristophe Mercier si dichiara sorpreso e afferma di non averne saputo nulla direttamente, il responsabile di area Venezia della Starwood ordina ai dipendenti il silenzio stampa. Contattata da Diritto di Critica, la direzione non ha rilasciato alcuna dichiarazione né ha richiamato per chiarire la vicenda (come aveva invece assicurato telefonicamente).
Nella giornata di mercoledì succede però qualcosa di inaspettato, il Gazzettino di Venezia pubblica un’intervista ad un anonimo dipendente del Danieli che ha seguito molto da vicino la vicenda e che dichiara: “Il facchino egiziano ha detto alla governante che non voleva prendere ordini da una donna e se n’era andato. Poi ha capito di avere sbagliato ed è ritornato sui suoi passi. Ora è perfettamente integrato: ha accettato le disposizioni dell’azienda. La governante non è stata sminuita, diciamo che in una serie di situazioni viene supportata da un collega maschio. Questa è una vicenda di integrazione, non altro. L’albergo dovrebbe riconoscerlo e andarne orgoglioso, anziché cercare di nasconderlo e scatenare la caccia a chi ha diffuso la notizia”.
L’interlocutore parla poi della situazione attuale della governante: “Continua a lavorare come sempre, è la responsabile di quello che avviene al piano. Lavora con il facchino e si relaziona con lui, al pari di tutti gli altri. Quando è necessario, ad aiutarla nel suo compito c’è un collega maschio. Ma nessuna discriminazione”.
In primis ci si potrebbe chiedere cosa ha spinto l’egiziano a cambiare idea così in fretta e a diventare improvvisamente un “perfetto modello di integrazione”; in periodi di crisi economica avvengono dei veri e propri miracoli.
In aggiunta, se l’uomo è ora perfettamente integrato, allora per quale motivo è sorta l’esigenza di affiancargli un collega di sesso maschile per “una serie di situazioni”? E quali sarebbero queste “situazioni” a cui fa riferimento l’anonimo dipendente?
Sempre secondo quest’ultimo si tratterebbe di una vicenda di integrazione di cui l’albergo dovrebbe andare fiero; al di là del reintegro che desta non poche perplessità anche da un punto di vista costituzionale, il fatto stesso di dover porre un tramite tra il dipendente egiziano e la governante non è già di per se un risultato di pessima integrazione e discriminazione? Si può veramente andare fieri di un risultato del genere?
– AGGIORNAMENTO: ”Non abbiamo ricevuto nessuna comunicazione ufficiale scritta dal dipendente – riferisce il direttore Christophe Mercier – noi rispettiamo tutte le persone che lavorano con noi e se ci fosse stato posto il problema avremmo potuto agire”.
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