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Diritto di critica | July 20, 2019

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Olimpiadi: Manodopera cinese a basso costo, le mascotte di Londra al centro dello scandalo

Olimpiadi: Manodopera cinese a basso costo, le mascotte di Londra al centro dello scandalo

L’inchiesta rischia di mettere in imbarazzo gli organizzatori delle Olimpiadi di Londra. Alla vigilia dell’evento sportivo dell’anno, un’indagine porta alla luce lo sfruttamento subito da alcuni lavoratori cinesi per la produzione delle piccole mascotte di peluche scelte per rappresentare i Giochi. Una paga misera, meno di 8 euro al giorno, straordinari illegali e condizioni di lavoro proibitive. Una bella gatta da pelare per il “Locog”, il Comitato Organizzativo dei Giochi Olimpici e Paralimpici.

Gli attivisti in Cina parlano di decine di operai costretti a lavorare fino a 120 ore di straordinario, quasi quattro volte oltre il limite legale. In una fabbrica, il personale ha dovuto acquistare le dotazioni di sicurezza (maschere, guanti) di tasca propria e in caso di ritardo sul lavoro, sono multati con la decurtazione del 50% dello stipendio. Una delle fabbriche, finita nel mirino degli inquirenti, è la Xinda, nel distretto del Guangdong, dove sono state prodotte 25mila figure in plastica delle mascotte “Wenlock e Mandeville” per il Comitato Organizzatore.

Nella relazione, redatta dagli studenti e attivisti del gruppo “Sacom”, si denunciano le condizioni di pericolo nel reparto di verniciatura, con una “sottile nebbia di vernice sospesa in aria”.
Le maschere per gli impiegati sono fornite una o due volte al mese e risultato, spesso, insufficienti. Alcuni dei lavoratori hanno sottolineato come, al termine del turno di lavoro, lascino la fabbrica coperti di vernice, avvertano sensazioni di malessere, con la saliva che ha, persino, cambiato colore.

Durante il periodo di maggiore attività produttiva, in vista delle Olimpiadi, tra il mese di dicembre e aprile del 2012, il personale nelle fabbriche ha lavorato sei giorni alla settimana per 11 o 12 ore al giorno, con straordinari a 120 ore nonostante il limite legale sia fissato a 36 ore al mese. Presso lo stabilimento Shiwei, nella città di Shenzen, dove sono stati prodotti anche giocattoli di plastica per le Olimpiadi, 40 lavoratori sono stati intervistati rivelando la durezza dei turni con orari continuati che prevedevano la fine a mezzanotte e l’inizio del turno il giorno successivo alle ore 8.

Abolito lo sciopero o quasi. Due sospensioni dal lavoro hanno portato a una riduzione dello stipendio pari a sei giorni lavorativa. A nulla è valso il codice etico e sostenibile rilasciato dal Locog nel 2008. Non sono stati rispettati i diritti umani e il Cio (Comitato Olimpico Internazionale) dovrà stabilire una politica e un piano d’azione per i Giochi futuri. Un codice di condotta per i fornitori con inclusi i termini per i salari, la libertà di associazione e il diritto di porre rimedio a eventuali abusi. Il Locog aprirà un’inchiesta interna sulla vicenda. Il portavoce ha detto di “dare priorità alle questioni ambientali, sociali ed etiche. Tutte le aziende, destinate alla produzione delle mascotte, saranno revisionate e controllate, così come sarà rivista la catena di approvvigionamento”.