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Diritto di critica | January 25, 2021

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Nuova grana per Alemanno, il consulente è un ex della Magliana

Nuova grana per Alemanno, il consulente è un ex della Magliana

Non è la prima volta che il Campidoglio sotto la gestione targata Gianni Alemanno ha dato lavoro a personaggi legati all’eversione nera di matrice neofascista. Ma stavolta è diverso perché Maurizio Lattarulo, oltre ad essere strettamente legato al terrorismo neofascista dei Nar, figura tra coloro che, il 6 ottobre del 2000, la sentenza definitiva della Cassazione ha riconosciuto come facenti parte dell’associazione a delinquere – di stampo non mafioso – passata alla storia col nome di Banda della Magliana.

Il consulente esterno. È il 2008, Alemanno è stato da poco eletto sindaco e la giunta comunale vota una delibera che permette all’ex neofascista e appartenente alla Banda, Maurizio Lattarulo, di entrare, a partire dal 23 luglio 2008, all’assessorato alle Politiche sociali, in qualità di consulente esterno con contratto a termine subordinato alla “riserva di accertamento dei requisiti per l’accesso allo stesso”.

Un passato oscuro. In meno di due anni e mezzo Lattarulo percepisce più di 43 mila euro per le consulenze esterne, prima di transitare alla Commissione Politiche sociali, come segretario particolare dell’attuale presidente, Giordano Tredicine, appartenente alla ricchissima dinastia di caldarrostai abruzzesi che ha costruito una fortuna sulle bancarelle poste davanti ai monumenti e nei luoghi di maggior interesse turistico della Capitale. Lattarulo con altri 17 è stato ritenuto parte del sodalizio criminale per cui il magistrato, Otello Lupacchini, aveva chiesto il rinvio a giudizio di oltre 200 persone tra boss e collaboratori in diversa misura legati alla famigerata banda che ha dominato Roma dal finire degli anni settanta e forse fino ai giorni nostri.

Al servizio di Renatino. Maurizio Lattarulo ha lavorato per Enrico De Pedis (capo della Banda della Magliana), assieme a Massimo Carminati, uno dei pezzi da novanta dei Nar di Giusva Fioravanti che lo definì “un gran bandito”, per via del suo avvicinamento sempre più netto alla Magliana e soprattutto alla “batteria” più antica, opaca e inquietante della Banda. La componente dei “testaccini” (del Testaccio storico rione di Roma), la vera depositaria degli episodi più misteriosi e tuttora sconosciuti addebitati all’organizzazione. Per intenderci la componente di De Pedis, di Abbruciati e, tra gli altri – come ricorda anche il magistrato che ha istruito il processo alla Magliana e condotto l’operazione “Colosseo”, Otello Lupacchini -, lo stesso Maurizio Lattarulo. Nella richiesta di rinvio a giudizio addirittura definito “braccio destro” di De Pedis ed una sorta di luogotenente di Carminati.

La gestione delle sale giochi e videopocker. Maurizio Lattarulo, conosciuto come ‘Provolino’ nell’ambiente della Magliana, è stato a contatto con i Nar, ma soprattutto con la criminalità organizzata “più autorevole”. Sia ben chiaro, il fatto che Lattarulo figuri tra i pochi nomi di cui è stata accertata l’appartenenza a quella realtà criminale non deve trarre in inganno. Lattarulo non era un boss di primo piano, di quelli, per intendersi, alla base del patto che unificò le vecchie batterie insanguinando e ricoprendo di droga la città. Stando a quanto emerso nei vari processi, però, aveva un ruolo di non poco conto nella gestione dei circoli dove si scommetteva e delle sale giochi aperte in tutta Roma allo scopo di far girare il fiume di denaro sporco che arrivava dall’usura e soprattutto dalla vendita della cocaina e dell’eroina. Inoltre verrà riconosciuto come attivo nel racket dei videopoker, instaurato proprio da De Pedis e poi nella gestione del business, che proprio Renatino aveva messo in piedi.

Da semplice autista… Il nome di Lattarulo viene fuori dalle parole di Enrico Boldrini, titolare di una sala giochi all’Ostiense ed uno dei primi a fiutare l’affare dei videopoker. Informatosi a dovere su che tipo di gente fosse quella venuta a bussare alla porta della sua attività, Boldrini intuì subito che si stavano avvicinando grossi guai, ma, forse, nemmeno lui si poteva immaginare il calvario che ne sarebbe seguito. Un racket da cui era quasi impossibile uscire. Poco prima della scadenza decisa da Renatino per la prima rata da saldare, Boldrini si vide arrivare in negozio tre persone. Si trattava di Ettore Maragnoli, detto il killer, di Massimo Carminati e, per l’appunto, di Maurizio Lattarulo descritto come un semplice autista della spedizione intimidatoria. L’ex boss dei videopoker finirà per lasciare tutto e trasferirsi in un’altra città, ma il controllo del gioco elettronico sarà una delle principali fonti di guadagno per il gruppo di De Pedis.

…a taglieggiatore. Dei compiti che Maurizio Lattarulo svolgeva per conto di De Pedis parla anche una relazione dei carabinieri del reparto operativo risalente al 1990. I militari dell’arma descrivono Lattarulo come uno dei taglieggiatori dei videopoker e di altre attività per conto di Renatino. Mansione che svolgeva in compagnia di due personaggi del calibro di Massimo Carminati e Paolo Frau, non certo gli ultimi spacciatori di zona. Nell’informativa del 1990, Lattarulo viene nominato anche in un’altra circostanza, quando, seguendo il “cravattaro” Sergio De Tomasi, i carabinieri incrociano proprio l’attuale consulente alle Politiche sociali del Comune di Roma.

Il Pd all’attacco. Il quadro d’insieme mette a fuoco un personaggio dal retaggio criminale a dir poco scomodo per l’amministrazione capitolina, il che non ha impedito di sfruttare le sue consulenze. L’assunzione di Lattarulo resa nota da Repubblica ha immediatamente innescato una tempesta di polemiche, e una richiesta di chiarimenti alla Commissione trasparenza del Comune. La deputata democratica Ileana Argentin, inoltre, ha annunciato “un’interrogazione urgente al ministro Cancellieri” per sapere se è informata e cosa pensa di un incarico “assegnato dal sindaco Alemanno a un ex terrorista dei Nar,condannato con sentenza definitiva in quanto membro della Banda della Magliana”. L’Argentin sottolinea lo spessore criminale di “un personaggio coinvolto in giri di racket, gioco d’azzardo e usura. Non c’è che dire – conclude la deputata – un curriculum di tutto rispetto per un consulente del Sindaco della Capitale”. Ancora più duro Enzo Foschi, consigliere regionale del partito democratico, che attacca, “la vera lista civica di Alemanno… fascisti, ladri e banditi tutti pagati con le tasse dei romani”.

La difesa di Sveva. Da Roma Capitale l’unica risposta arriva dall’assessore del comune alle Politiche Sociali, nonché vicesindaco, Sveva Belviso: “Preciso che il signor Maurizio Lattarulo per il reato di banda armata legata ai Nar è stato prosciolto in fase istruttoria 20 anni fa e mai, gli è stato imputato alcun reato di usura. Lattarulo, nel 2008, era un cittadino come tanti, nel pieno dei suoi diritti. Proprio per il suo passato, ho pensato potesse rappresentare un esempio concreto di persona riabilitata alla quale dare un’occasione nuova di vita”. L’assessore parla di attacchi strumentali di una “sinistra ipocrita e falsa, che prima fa dell’inclusione sociale una bandiera e poi… non indugia a strumentalizzare l’accaduto”.

E meno male che la Belviso garantisce, “Alemanno non ha mai conosciuto Lattarulo”. Altrimenti andrebbero ricordate al sindaco le sue frasi contro la serie tv “Romanzo criminale” pronunciate dopo un accoltellamento avvenuto nel 2009, quando Lattarulo era già assunto da tempo. Anche se la sensazione è di aver oltrepassato il segno, non è la prima volta che personaggi con un passato di estremismo di destra indagati e condannati per violenza vengono investiti da Roma Capitale di incarichi importanti.

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