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Diritto di critica | July 8, 2020

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La Spagna affonda tra gli sprechi delle sue Regioni

La Spagna affonda tra gli sprechi delle sue Regioni

La Spagna implode al suo interno trascinata nel vortice delle spese pazze delle sue Regioni. Quasi 150 miliardi di euro di debiti che vanno ad aggiungersi sulle spalle di uno Stato ormai economicamente sfiancato. Ma due dati allarmano in particolare il governo di Madrid: a dichiarare i conti in rosso sono state Comunità fino ad oggi note per il loro benessere economico, e nonostante le insolvenze si segnalano ancora clamorosi sprechi di denaro pubblico.

Spicca su tutte la Regione della Catalogna, uno dei poli economici del Paese, che con 40 miliardi di debiti (il 20 per cento del Pil) più quelli del contributo locale che il sistema semi-federale richiede per finanziare il deficit 2012, si trova a dover ricorrere al “Fondo de Liquidez Autónomica” (Fla), una sorta di cassa statale di emergenza (18 miliardi di euro) voluta dall’esecutivo di Rajoy all’inizio di luglio. Solo nell’ultimo trimestre la Regione ha accumulato debiti per 6 miliardi di euro, ora in scadenza. Tra smentite e parole a metà, il responsabile dell’economia dell’amministrazione catalana, Andreu Mas-Collel, ha ammesso candidamente: «È vero, la situazione attuale è che la Catalogna non possiede altra banca che il governo spagnolo». Insomma, niente denaro da Madrid, niente servizi pubblici a Barcellona. E la recessione è destinata ad aggravarsi da qui alla fine del 2012.

20 miliardi di debiti, invece, per la Regione di Valencia, la prima a chiedere l’aiuto economico al governo centrale. Ma prevedono di rivolgersi al Fla anche Andalusia, Aragona, Murcia, Castilla-La Mancha, Extremadura. Ancora incerta la situazione della Comunità di Madrid, risultano invece più sane le finanze di Paesi Baschi, Galizia e Isole Canarie.

Mentre il premier Mariano Rajoy continua ad invocare austerità e tagli delle spese, sui giornali spagnoli scoppiano i casi di incredibili sperperi di soldi. Per esempio l’aeroporto di Castellón, vicino a Valencia, un mega progetto da 150 milioni di euro inaugurato nel 2011 e mai utilizzato. In compenso, però, sta proseguendo ancora la costruzione di una statua da 300 mila euro all’ingresso del terminal. O ancora il gigantesco ospedale di Toledo, disegnato dall’architetto portoghese Siza (vincitore del Nobel dell’Architettura), grande come 37 campi da calcio e il cui costo finale si aggirerà intorno ai 300 milioni di euro. Ma il primato degli sprechi spetta alle 26 televisioni regionali, un esercito di 9 mila dipendenti che costa agli spagnoli ben 1,3 miliardi di euro all’anno, 90 euro a cittadino. E pensare che queste emittenti, regno della propaganda dei partiti locali, hanno uno share di ascolto di appena il 9 per cento.

Forse, nel sistema delle autonomie di stampo semi-federalista spagnolo, qualcosa andrà rivisto, come ha commentato Javier Zarzalejos, segretario del Fondo spagnolo per gli Studi Sociali: «Trasferire alle Regioni competenze come sanità, educazione o i servizi sociali ha prodotto due conseguenze letali: una spesa fuori controllo e la creazione di classi politiche territoriali che ricordano il feudalesimo».

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