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Diritto di critica | April 6, 2020

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La Siria e la variabile al Qaeda - Diritto di critica

La Siria e la variabile al Qaeda

Sempre più drammatica la situazione in Siria: il temuto assalto ad Aleppo da parte delle truppe governative è iniziato. Nella giornata di sabato carri armati e mezzi militari dell’esercito siriano, da giorni ammassati nei dintorni della città, hanno attaccato diversi quartieri a colpi di artiglieria e con l’ausilio di elicotteri da combattimento e dell’aviazione.

Secondo il regime siriano l’attacco sferrato dall’esercito mira a cacciare dalla città i cosiddetti “terroristi”, che avrebbero subìto gravi perdite in tre zone di Aleppo.

Di tutt’altro avviso il Comitato di Coordinazione Locale  dell’opposizione siriana che accusa l’esercito di attacchi indiscriminati con artiglieria pesante nei confronti di zone abitate da civili. Sempre secondo il Comitato gli scontri in corso ad Aleppo sarebbero i più pesanti dall’inizio della rivoluzione.

 Abdulbaset Sieda, leader del Consiglio Nazionale Siriano, ha affermato la necessità di un immediato intervento da parte di amici ed alleati per fermare l’ennesima carneficina pianificata dall’esercito di Assad; Sieda ha inoltre spiegato che l’opposizione siriana si trova a dover combattere con armi di tipo “primitivo”, inadatte a fermare carri armati e aerei.

Nel contempo sembra subentrare però un’ulteriore inquietante elemento, ovvero la presenza di gruppi di al-Qaeda che si sarebbero infiltrati in Siria, non solo per combattere contro il regime ma anche per bersagliare civili sciiti e cristiani. Già da tempo elementi legati al fanatismo islamico qaedista erano stati segnalati nel paese, tant’è che le autorità irachene hanno recentemente comunicato che le cellule operanti in Siria fanno parte dello stesso gruppo presente in Iraq,  gruppo resosi responsabile di sistematici attacchi contro la comunità sciita.

E proprio pochi giorni fa il New York Times ha pubblicato un video che mostra un gruppo di uomini mascherati e armati che sfoggiano bandiere di al Qaeda ed affermano di aver formato cellule suicide per portare avanti la jihad in nome di Dio.

Vi  è inoltre un’intervista da parte di un reporter iracheno a un noto membro di al-Qaeda a Kirkuk, che ha affermato che l’obiettivo di al-Qaeda è quello di trasformare Siria e Iraq in un unico stato di matrice islamica sunnita che possa poi essere in grado di dichiarare guerra ad Israele e all’Iran.

Anche il governo britannico ha recentemente lanciato un allarme attraverso il Segretario di Stato per gli Affari Esteri William Hague, il quale ha affermato: “abbiamo ragione di credere che gruppi terroristi affiliati ad al-Qaida abbiano perpetrato attacchi con l’obiettivo di incrementare la violenza, con relative serie implicazioni per la sicurezza internazionale“. Lo scorso maggio il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki Moon aveva accusato al-Qaeda dell’attentato avvenuto il 10 maggio nel centro di Damasco, attacco che causò 55 morti e più di 370 feriti. Alcuni analisti affermano che le cellule qaediste hanno esportato in Siria la ben nota strategia degli attentati suicidi, oltre agli attacchi nei confronti di civili, tutte componenti precedentemente estranee alla lotta di liberazione siriana.

Il potenziale coinvolgimento di al-Qaeda nel conflitto siriano preoccupa non solo la Comunità Internazionale, ma anche la stessa popolazione siriana che teme che la rivoluzione anti-regime possa essere “dirottata” da un fanatismo islamico esterno, con caratteristiche ben lontane dalla cultura siriana da sempre aperta alla pluralità religiosa; nel paese convivono infatti numerose confessioni religiose sia musulmane che cristiane.

Non sarebbe la prima volta che il terrorismo islamico cerca di inserirsi negli affari interni di un paese per imporre la propria visione fanatica della religione, come recentemente visto nel Mali del nord, dove il gruppo qaedista Ansar Dine si è reso responsabile di flagellazioni pubbliche, nonché della distruzione di monumenti, mausolei e moschee sufi.

E’ indubbio che un’offensiva di al-Qaeda in Siria rischierebbe non solo di portare il paese verso una ulteriore drammatica spirale di violenza che il popolo siriano già allo stremo non può permettersi, ma vi è anche il rischio che il conflitto si espanda a paesi vicini come Libano, Iraq e Giordania, con conseguenze drammatiche per i delicati equilibri mediorientali.