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Diritto di critica | April 4, 2020

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Da New York a Pechino, la ‘‘Juilliard’’ scommette sui talenti cinesi

Da New York a Pechino, la ‘‘Juilliard’’ scommette sui talenti cinesi

In una classe che non esiste, in un edificio che deve essere ancora costruito, in una città disabitata, una nuova generazione di “enfant prodige” nel campo dell’arte, della musica e dello spettacolo da allevare. Questa è l’ambiziosa scommessa della “Juilliard School”, da più di un secolo punto di riferimento nel panorama mondiale delle arti. A essere inaugurato sarà il primo campus all’estero e la location scelta è la città costiera di Tianjin, a 140 chilometri da Pechino. La scuola, che offrirà corsi pre-universitari e di preparazione alla professione di musicisti, sarà situata in un’area posta alla periferia della città.

Yujiapu” sarà dieci volte più grande del Canary Wharf di Londra, con decine di grattacieli. L’area è concepita anche come un polo finanziario importante, in grado di competere con le città di Shenzen e Shangai. Joseph Polisi, il presidente della Juilliard, non si mostra preoccupato per il fatto che Yujiapu, sia per ora, solo poco più di un buco nel terreno. “In questa zona – ha detto al Time – si può creare davvero qualcosa di assolutamente nuovo e importante per la Cina”. Il marchio Juilliard sbarca in Oriente in un momento in cui c’è grande interesse per le arti. Grazie allo sforzo del presidente Hu Jintao, il governo ha stabilito dei progetti ambiziosi per lo sviluppo di quella che viene definita l’ “industria culturale” della Cina. Sono stati stanziati, infatti, circa 315 milioni di dollari in un fondo nazionale per le arti.

L’investimento del governo cinese nelle arti, e in particolare nella musica, è in controtendenza rispetto alle politiche statunitensi: “La tradizione del finanziamento pubblico alle arti – ha spiegato al Time Polisi – non c’è mai stata. In Cina la situazione è diversa. I genitori dei ragazzi e i sistemi scolastici – ha aggiunto il presidente della Juilliard – sempre più valorizzano la musica e le arti classiche”. I giovani cinesi, nella fascia d’età tra i 20 e i 30 anni si interessano molto alla musica classica occidentale, a differenza del target europeo e statunitense. Si prefigura, così, un mercato dalle potenzialità illimitate.

Le persone sui 50-60 anni non ascoltano una sinfonia di Bach, ma vogliono che i propri figli sentano la necessità di seguire un concerto o di suonare uno strumento. La musica classica, infatti, è vista come un modo per sviluppare le menti disciplinate. “Suonare un violino o il pianoforte – spiega al Time il direttore d’orchestra cinese Cai Jindong – richiede la pratica giornaliera per ore e ore, fonte di una buona disciplina per i bambini”. L’idea della Juilliard è quella di creare uno spazio pubblico e condiviso che possa aiutare un gran numero di giovani cinesi a sperimentare la “gioia” e la “complessità” della musica classica.