Da Vendola a Casini, quest’alleanza mi ricorda qualcosa
La scelta di Vendola di candidarsi alle primarie del centro-sinistra segna la nascita di una nuova alleanza, che include anche i centristi
Scritto da Paolo Ribichini il 2 agosto 2012 in Editoriale
Vendola svela le sue carte. E l’alleanza con il Pd appare oramai irrinunciabile. Prima si è sfilato dall’idea di una coalizione di sinistra con Di Pietro e Grillo (quest’ultimo ha smentito che il M5S possa “imparentarsi” alle prossime elezioni), poi dichiara: “È il momento di candidarsi alle primarie della coalizione di centro-sinistra”. Peccato solo che la base si sia spaccata.
Vendola, l’anti-populista che sceglie il Pd. La scelta di mollare Di Pietro – sempre più critico nei confronti del governo e di “questa strana maggioranza” – non è piaciuta ai suoi sostenitori sul web. “Da te non me l’aspettavo”, scrive un giovane sostenitore su una delle pagine Facebook dedicate al governatore della Puglia. Ma sono centinaia i commenti critici nei confronti di una scelta che, agli analisti politici, appare scontata. Vendola ci tiene a distinguersi da Grillo e da chi vuole imitarlo, come Di Pietro. Lo aveva definito “un inquietante esempio di populismo, un nemico”. E in questo è stato certamente coerente. Ma cosa ci fa l’uomo che fa “sognare” i progressisti con discorsi poeticamente ermetici (leggasi incomprensibili ai più) con i democristiani di Casini & co.? “Vendola, ma lei vuole superare il liberismo e difendere i diritti civili con Casini?”, gli chiede ironicamente un suo (ex?) sostenitore.
Rischio accozzaglia. Dopo l’annuncio il governatore della Puglia fa un passo indietro, anzi, un giro di valzer. E con una piroetta dice: “Non ci alleiamo con Casini, ma non dobbiamo essere dogmatici”. Insomma, un escamotage imparato da Bersani e da Alfano che chiamano la loro alleanza “una strana maggioranza”. E così il centro-sinistra – che è dato sicuramente vincente alle prossime elezioni – si potrebbe ritrovare nuovamente con “una strana maggioranza”, in cui la faccia di Alfano potrebbe essere sostituita da quella di Vendola, ma con risultati forse anche più disastrosi. Ma non per colpa di Vendola, sia chiaro. Piuttosto perché non è possibile mettere insieme “mele” con “pere”. L’Unione ne è stato il più scottante esempio per la sinistra. “Le alleanze si fanno sui programmi”, spiega Nichi. È vero. Ma l’Unione aveva un programma enorme e ben articolato. Sappiamo bene come è finita. E l’Italia, di valzer non può permetterseli. Serve una maggioranza coesa che abbia come primo obiettivo quello economico. Equità, crescita e riduzione del deficit. Tutto il resto può attendere.
Twitter: @PaoloRibichini


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