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Diritto di critica | July 14, 2020

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Kubrick fotografo in mostra a Napoli - Diritto di critica

Kubrick fotografo in mostra a Napoli

Innamorati addormentati in un vagone abbracciati, il lustrascarpe Mickey con gli attrezzi del mestiere. Istantanee in bianco e nero di una metropoli pulsante di vita, negli anni del dopoguerra Usa: sono gli scatti di Stanley Kubrick, il cineasta più discusso e enigmatico del Novecento. Pochi sanno che il regista di “2001: Odissea nello spazio” e di altri capolavori della storia del cinema fosse un fotografo di professione, prima di abbracciarela SettimaArte.

Al Palazzo delle Arti di Napoli fino al 9 settembre 2012, c’è una mostra da non perdere, “Stanley Kubrick – Fotografo. Il Talento inesplorato di un giovane genio”: 168 foto realizzate tra gli anni ’45 e ’50, scatti rubati ad un’umanità in scena nella New York postbellica, in pieno boom economico. Una società frammentata, brulicante di vitalità, colta negli attimi sospesi della quotidianità dall’obiettivo capace e impertinente di un giovane talentuoso artista. Sono gli anni di Look Magazine per Kubrick, che lavorava proprio come fotoreporter per la rivista d’attualità e costume più importante d’America. Una carriera iniziata a soli diciassette anni, grazie ad una foto leggendaria: il ritratto di un edicolante affranto per la morte di Roosvelt, il 26 giugno del 1945. Da allora, Look si assicurò l’ingaggio dell’autore della foto e pubblicò tutti i lavori di Kubrick. C’era in quelle opere, oltre ad un indiscutibile capacità tecnica, una profondità umana e una trasversalità comunicativa che avrebbero fatto di lui uno dei più grandi fotografi del dopoguerra. Fino al 1953, anno in cui girò il suo primo lungometraggio “Paura e Desiderio”, Stanley Kubrick scattò a più non posso; centinaia di foto custodite fin d’ora nella Look Magazine Collection” del Museum of the City of New York e ora esposti in questa mostra al Pan di Napoli, stampati dai loro negativi originali.

Al centro di queste opere, ammiriamo la gente comune in giro per la città, la giovane borghesia universitaria della Columbia University, volti e scorci di una metropoli in corsa per diventare il centro propulsivo di un’america nuova, dopo il conflitto mondiale. Ma anche personaggi celebri: l’attore Montgomery Clift nel suo appartamento, Rocky Graziano sotto la doccia, l’attrice Betsy von Furstenberg che legge un copione seduta su un davanzale insieme al suo gatto. Sono ritratti mirabili, frutti di una talento – ereditato dal padre – e di un lavoro scrupoloso che Kubrick non perderà mai, anche se si dedicherà al cinema. Nessuna sua opera cinematografica ha fatto a meno dell’attenzione alla fotografia: nello studio delle scene, di ogni singola inquadratura, l’occhio di Kubrick tornava ad essere quello di un fotografo. Solo, cambiava il mezzo. Nei suoi film infatti, troviamo lunghi tempi d’inquadratura per studiare ogni particolare, posizione, illuminazione e orientamento nello spazio dei soggetti. Un’organizzazione del quadro parimenti uguale a quella della composizione di una fotografia. Un genio visionario e metodico che s’intravede già nelle sue foto, prima di realizzare le immagini in movimento di storie come quelle di Orizzonti di Gloria, Full Metal Jacket, Arancia Meccanica, Barry Lyndon, Lolita.

Vale la pena no perdere questa mostra napoletana, gli scatti kubrickiani degli anni di Look sono per la prima volta in Italia. Un maestro del cinema indimenticabile, ‘rubato’ alla fotografia, talento che h sublimato nella regia: ma c’è sempre il suo occhio sornione che campeggia su tutto, e vedere le sue foto aiuta a capire ancor più i messaggio aperto e vitalissimo dei suoi film. Basta guardare una fotografia della mostra, per capirlo, una in particolare, dove Kubrick immortala se’ stesso mentre fotografa la showgirl Rosemary Williams. “Io ci sono”, sembra dire l’artista “sono dentro la mia arte”. Una cifra stilistica propria e riconoscibile, unica, trasversale nelle arti figurative di tutto il Novecento. E’ in quest’ottica che il Genio di Stanley Kubrick continua a brillare e ad abbagliare, mostrandoci la via.