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Diritto di critica | June 15, 2019

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"Diffamatorio": imbavagliare i freelance con la querela. Ora tocca a Mazzeo

“Diffamatorio”: imbavagliare i freelance con la querela. Ora tocca a Mazzeo

di Chiara Baldi

È difficile fare i giornalisti in Italia e lo è ancora di più se si è giornalisti antimafia. Lo sa bene Antonio Mazzeo, freelance che da anni si occupa di criminalità organizzata e che, nel numero di luglio-agosto 2012 de “I Siciliani Giovani” ha pubblicato un’inchiesta molto interessante e densa di nomi dal titolo “Falcone, colonia di mafia tra Tindari e Barcellona Pozzo di Gotto”. Nell’inchiesta, Mazzeo racconta di probabili infiltrazioni mafiose nel piccolo comune del messinese, la cosiddetta “provincia babba”, nell’ambito edile e paesaggistico, anche dopo l’alluvione del 2008. Tra i nomi fatti dal freelance, spunta anche quello dell’attuale sindaco di Falcone, Santi Cirella (lista civica), in carica dal 2006 e ora al suo secondo mandato.

«Il tenore dell’intero articolo è palesemente diffamatorio e lesivo dell’immagine del nostro comune e della reputazione di tutti i suoi abitanti, contendendo, pure, affermazioni false e non veritiere, manipolazioni della realtà, alterazioni di fatti e circostanze, evidenti, volute, omissioni, ricostruzioni parziali e quant’altro idoneo a screditare il buon nome del Paese e dei suoi attuali amministratori», si legge nel Testo della delibera. E ancora, per il sindaco e la giunta comunale, «la risonanza mediatica dell’articolo e il periodo di pubblicazione (luglio 2010, ndr) ha comportato e comporta anche pesanti ricadute sull’economia locale, incentrata per lo più sulle attività turistiche e ricettive, gravemente penalizzate dalla rappresentazione negativa data al Paese». Per questo motivo, venerdì scorso la giunta comunale di Falcone ha ritenuto necessario «tutelare, in ogni sede, prima fra tutte quella penale, e con ogni iniziativa utile, l’immagine e la rispettabilità del Comune Falconese, oltraggiata, offesa e deturpata dall’infamante articolo, al fine di ribadire, con forza, che il territorio e la sua precedente ed attuale amministrazione sono estranei ad ogni forma di compromissione con la criminalità organizzata e non subiscono condizionamento alcuno, da chicchessia, a qualsivoglia titolo»: il che, tradotto, significa, 526 euro per le prime spese legali.

Eppure, non sono tanto i 526 euro a far inorridire, sebbene – visti i magri compensi dei freelance – questa sia una cifra consistente, quanto la motivazione: come a dire che la colpa è di Mazzeo che con il suo lavoro, più volte verificato nella redazione de “I Siciliani Giovani”, fa crollare il turismo di Falcone. È un po’ il discorso che gli studenti in motorino di Scampìa facevano con Saviano ai tempi di “Gomorra”: è colpa del cronista, insomma, se un comune perde in credibilità e quindi in turismo, soldi e via dicendo. Ma le cose non stanno così, e gli amministratori dovrebbero saperlo: il problema non è il cronista che scrive di infiltrazioni mafiose e di collusioni tra comuni e clan. Il problema è che tutto quello che scrive il giornalista è comprovato, reale, e che ciò esista anche in un piccolissimo comune come Falcone.

Poche ore dopo la querela nei confronti di Mazzeo, il direttore de “I Siciliani Giovani” Riccardo Orioles, segnala ad Articolo21 anche un altro fatto inquietante e in odore di “intimidazione”: a metà agosto, infatti, alcuni ladri si sono introdotti in casa dello stesso Orioles. Il furto in realtà non c’è stato, ma sul tavolo il giornalista ha trovato in bella vista alcune carte e documenti. Come a dire, insomma, “attenzione, ti controlliamo”.

Sia il furto che la querela a Mazzeo sono fatti gravissimi: il primo perché fa emergere un controllo improprio sul lavoro altrui, il secondo perché proviene da un’amministrazione locale. Ma entrambi sottolineano, caso mai ce ne fosse ancora bisogno, l’impossibilità dei giornalisti italiani a svolgere in piena sicurezza e serenità il loro lavoro, dando massima libertà alla loro professionalità.

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