Stupri e violenze, ecco come Assad reprime la rivolta in Siria
Il costo maggiore della guerra civile ricade sulle donne che spesso vengono violate davanti ai propri familiari
Scritto da Emanuela De Marchi il 27 agosto 2012 in Mondo
Lo stupro come arma di guerra. Uomini e donne, adulti e bambini, in prigione o a casa. Nessuno è risparmiato e nessun posto è sicuro. Gli abusi sessuali stanno diventando uno degli aspetti più drammatici della repressione condotta dal regime siriano. Spesso utilizzata per terrorizzare o punire i ribelli, la più infida delle violenze finisce però per non avere alcuna attenzione da parte dei media lasciandola silenziosamente relegata nella sofferenza delle vittime.
La paura di parlare. Le voci sugli stupri di massa condotti dalle forze filo-governative su donne e bambini durante i raid nelle case circolavano già dai primi mesi della rivoluzione. Violentano e poi uccidono. Succede nelle prigioni durante le torture. Accade nelle case davanti alle famiglie o approfittando dell’assenza dei mariti detenuti. Le testimonianze di chi è sopravvissuto però sono ancora poche. Il timore di rappresaglie da parte del regime o più semplicemente l’ostracismo della cultura araba nei confronti di donne oggetto di violenza rappresenta un ostacolo difficile da superare. La paura costringe al silenzio.
Violentata davanti al padre. Un’espatriata siriana però ha avuto il coraggio di raccontare la propria terribile esperienza al giornalista Michael Weiss del The Daily Telegraph. La donna proviene dal quartiere di Baba Amr nella città di Homs uno dei centri più colpiti da questo tipo di violenze. I partigiani del regime di Bashar El-Assad dopo aver saccheggiato casa sua l’hanno stuprata. Le sue suppliche non sono servite a nulla. Neanche la sua richiesta di non essere violentata davanti al padre era stata ascoltata. Anzi, era stato preso, legato ad una sedia e costretto a guardare tre uomini che abusavano di sua figlia. Questa sembra sia una pratica usuale nella Siria di Assad. Molte di loro sperano poi di essere sottoposte ad operazioni chirurgiche per la ricostruzione dell’imene in modo da poter apparire nuovamente vergini. Le donne violentate, infatti, non possono sposarsi.
Uno stato di animalità. Obiettivo delle forze governative siriane, le donne diventano così oggetto di stupri di massa ed aggressioni a sfondo sessuale per poi essere uccise. Una situazione terribile che interessa vittime di un’età compresa tra gli 11 e i 46 anni e dalla quale, secondo Lauren Wolfe direttrice dell’Ong Women Under Siege “la conclusione ovvia da trarre, è che le cose si sono veramente deteriorate ad uno stato di quasi animalità, dove la donna non è più considerata un essere umano”.
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