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Diritto di critica | January 16, 2019

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Usa 2012: la Florida scaccia l’uragano Isaac e dà il via alla Convention Repubblicana

Usa 2012: la Florida scaccia l’uragano Isaac e dà il via alla Convention Repubblicana

di Martina Albertazzi

NEW YORK – È iniziata lunedì a Tampa, in Florida, la convention del partito repubblicano in cui Mitt Romney accetterà ufficialmente il titolo di candidato alla Casa Bianca. Circa cinquantamila persone, tra giornalisti, delegati dei 50 stati ed elettori, sono attese  nei prossimi tre giorni dentro e fuori il Tampa Bay Times Forum, il palasport che ospita l’evento. Qualche protesta di dimensioni contenute è stata organizzata per le strade della città, due gli arrestati, ma niente a che vedere con le manifestazioni durante la convention del Gop nel 2008, ha raccontato l’Associated Press.

L’uragano e i cambi di programma. L’inaugurazione, però, è stata rallentata dalla minaccia dell’uragano Isaac, ora diretto verso New Orleans, che ha costretto gli organizzatori a modificare il programma, cancellando quasi tutti gli appuntamenti del primo giorno. Confermati, invece, gli speaker che saliranno sul palco nelle prossime tre sere.

Il debito che fa paura. L’unico evento di lunedì è stato quello del “call of the chair”, il discorso di apertura, pronunciato da Reince Priebus, presidente del Republican National Committee. Prima di iniziare il  breve intervento, Priebus ha presentato alle sue spalle un cartellone luminoso che segna il debito pubblico americano e che rimarrà acceso per tutta la durata della convention. “Questo cartellone mostra il motivo per cui siamo qui – ha spiegato –, Romney e Ryan ordineranno tagli alla spesa pubblica perché sanno che un debito del genere è un enorme peso sulle spalle dei nostri figli”.

“Ridare voce agli imprenditori americani”. Il Keynote Speech, il discorso che esporrà gli obiettivi del partito repubblicano, spetterà martedì sera al governatore del New Jersey, Chris Christie, un personaggio stimato tra i conservatori. Il tema della serata, durante la quale interverrà anche la moglie del candidato, Ann Romney, sarà quello della “costruzione” e dell’importanza del sistema imprenditoriale americano.

Vecchie conoscenze per il “cambiamento”. La giornata forse più interessante sarà mercoledì ed avrà come tema il “cambiamento”. Tra gli speaker i nomi più noti sono quello di John McCain, senatore dell’Arizona e candidato alla Casa Bianca nel 2008, Condoleeza Rice, segretario di Stato Usa durante l’amministrazione Bush tra il 2005 ed il 2009 e Rick Santorum, ex senatore della Pennsylvania e avversario di Romney durante le primarie.

Strizzare l’occhio ai “latinos”. L’ultima sera, giovedì, sarà dedicata al discorso di Romney , che verrà presentato sul palco da Marco Rubio, senatore della Florida di origini cubane, per mesi ritenuto dai media americani uno dei favoriti per la nomina di candidato alla vicepresidenza, data la sua vicinanza all’elettorato latino.

Un candidato distante. E proprio oggi Romney, in un’intervista al quotidiano Politico ha risposto per l’ennesima volta a chi lo accusa di essere “out of touch”, cioè distante dalla popolazione. “Sono come sono – ha commentato fiero -. So che non posso piacere a tutti, ma ciò che voglio è riportare la crescita economica nel Paese”. Il candidato ha sempre registrato uno scarso gradimento tra gli americani, per il fatto di essere molto ricco e troppo vicino agli interessi di Wall Street, quindi lontano dai problemi della popolazione. Anche tra gli ultraconservatori, però, l’ex governatore del Massachusetts non ha mai goduto di un amore incondizionato, perché di fede mormone e perché considerato troppo liberal. Questi i motivi per cui la scelta del vicepresidente alla fine è ricaduta sul deputato del Wisconsin, Paul Ryan, vicino al Tea Party e di religione cattolica. Ryan potrebbe attirare una larga fetta di voti, ma le sue proposte sui tagli al bilancio e al programma Medicare, che prevede l’assistenza sanitaria per gli over 65, tuttavia, rischiano di causare qualche problema al team repubblicano, soprattutto in Florida, il più importante tra i swing state (gli stati in bilico), dove una grande fetta  dell’elettorato è costituito da anziani.

E Obama rischia. Intanto un sondaggio di Abc e Washington Post vedrebbe Romney in vantaggio di un punto con il 47% dei voti, con il presidente Barack Obama al 46%, in una campagna elettorale che non ha mai dato uno dei due in vantaggio netto, nonostante i milioni di dollari spesi in pubblicità. Una cosa è certa, come presenta lo stesso sondaggio, è l’economia l’argomento che sta più a cuore agli americani ed è su questo che i due candidati si giocano la Casa Bianca.

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