Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Diritto di critica | September 26, 2020

Scroll to top

Top

Se siamo al capolinea, perché vanno a ruba i Btp?

Se siamo al capolinea, perché vanno a ruba i Btp?

Se una mela è marcia, non la compri. Anche se te la offrono a metà prezzo. Questo semplice principio economico (da fruttivendolo) dovrebbe valere anche per l’alta finanza, cioè per i titoli degli Stati. Se un Paese con le casse vuote mi vende una cambiale, può anche promettermi la Luna, io non la compro. Allora, perché tutto quest’allarmismo per l’Italia “che sta per fallire”, se ad ogni asta dei titoli di stato vendiamo fino all’ultimo Bot? Qualcosa non quadra.

Quattro su quattro. Negli ultimi 2 mesi, il Tesoro italiano ha indetto 4 aste di titoli per finanziare il proprio debito pubblico, vendendo tutto e impegnandosi a pagare tassi d’interesse non assurdi. Il 26 luglio, gli investitori comprano 2,5 miliardi di Ctz, titoli a 2 anni senza cedola: in cambio, lo Stato gli pagherà un interesse di poco inferiore alla soglia “drammatica” del 5%. A Palazzo Koch tirano il fiato. Il giorno dopo va meglio con i titoli a 6 mesi, meno rischiosi e più appetibili: l’incasso è di 8,5 miliardi di euro, con un tasso di rendimento più “leggero” dello 0,5% rispetto a giugno. Ancora meglio il 30 luglio, quando riusciamo a vendere cambiali (ovvero titoli) a 5 e 10 anni per 5,48 miliardi di euro. Sono i titoli più rischiosi, nessuno li vorrebbe se non fosse certo di ricavarci un rendimento consono. E per prenderli, per averli in portafogli, gli investitori hanno accettato un interesse del 5,94%, contro il 6,20% di giugno (per i Btp a 10 anni). Ultima asta il 13 agosto, il Tesoro piazza 8 miliardi di Bot ad un anno, allo stesso rendimento del mese scorso. Per essere “titoli spazzatura”, quelli italiani si vendono bene.

Non sono le dimensioni (del debito) che contano. Perché allora ci continuano a ripetere che “rischiamo di fare la fine della Grecia e della Spagna”? Se siamo sull’orlo della catastrofe, tutti gli investitori (la maggior parte istituzionali, banche e brokers professionisti) sono folli: si son legati la pietra al collo da soli. Il fatto è che la fiducia nell’Italia, sui mercati, è maggiore di quel che ci vogliono far credere. Certamente, il nostro debito pubblico è immenso: a giugno ha raggiunto il record di 1.972 miliardi di euro, pari al 120% del Pil). Ma non è il peggiore. Tanto per dire, il Giappone viaggia da 10 anni tra il 150% e il 250% del suo Pil (vuol dire che per ogni yen prodotto, ha debiti per altri 2 e mezzo…): la Spagna, ormai data per spacciata da molti, ne ha “soltanto” 70%. Quindi non è il debito, da solo, a definire la “crisi”.

Rigore contro crescita. Ci continuano a ripetere lo spauracchio dello spread e dei mercati per imporre il rigore. Il Governo è riuscito a far passare in questo modo due manovre finanziarie pesantissime, il Fiscal Compact e misure draconiane sull’occupazione. Ora si rilancia la crescita – a parole – promettendo liberalizzazioni in sanità, poste e beni culturali, interventi espansivi sulla scuola e chissà che altro. Tutto da dimostrare a settembre. Intanto il rigore pesa, i mercati comprano con piacere il nostro debito e lo spread resta a mezz’aria, bomba H in volo che non atterra mai.

Argomenti

Comments

  1. Bruno Orso

    Il vero problema non sono le mele, le mele sono buone, e’ il fruttetto che e’ malato.
    Sono gli ultimi raccolti, poi le piante si seccheranno.

  2. E comunque l’articolo non spiega nulla… è solo un’estensione del titolo interrogativo. Se gli argomenti non li conoscete, perchè li trattate ? Aspettate una risposta dai lettori ? Tanto vale tornare a sQuola, no ?

  3. Allora, perchè??

  4. E’ la domanda che mi pongo ogni giorno, guardando l’andamento della Borsa. Ad ogni stormir di fronde, molti si precipitano a vendere, presi dal panico di “perdere”. Se vendono, vuol dire che ci sono acquirenti. Questi ultimi sono tutti cretini incompetenti?

  5. ciclochitarrista

    Vengono acquistati dalle banche perchè la BCE accetta i titoli di stato come collaterale.
    Cioè le banche comprano i bot con 5% di interesse, poi chiedono liquidità alla BCE che accetta i suddetti titoli come garanzia, con un interesse mi pare dell’1%.
    5% – 1% = 4% di guadagno avendo comunque liquidità. Mi associo al commento di thanscare

  6. giap

    hanno fiducia nella solvibilità e nel fatto che alla fine taglieremo gli sprechi politici e non.

  7. Se fosse vero quanto asserisci, il Giappone sarebbe già fallito. Il problema non sono i titoli di stato; è la riduzione dei consumi e la conseguente mancata crescita.

    • La differenza tra il Giappone e noi è che loro hanno ancora una moneta sovrana, noi no, così come tutti gli altri paesi dell’uerozona. Questo è il nocciolo della questione, senza moneta sovrana è tutto inutile.

      • PaoloRibichini

        Non è vero affatto. L’euro è la nostra moneta e siamo noi a governarla. La Bce è espressione di accordi tra i governi della Ue. Il problema riguarda semmai il tipo di politica economica che la Bce mette in campo. Il Giappone si salva perché sono i cittadini ha possedere il debito nipponico e perché ha un basso livello di tassazione che può essere innalzato (diversamente da casa nostra dove siamo al limite del sopportabile) per far fronte ad attacchi speculativi. Chi vi racconta la barzelletta che senza l’euro staremmo meglio, vi racconta una delle più grosse fesserie della storia. Certo, però, che probabilmente dovremmo cercare politiche più efficienti oppure indirizzare i paesi ue verso l’unione politica, con un controllo dei bilanci dall’alto

  8. Oinne

    ma se quello che dici è vero, vuole dire che le nostre banche si stanno volontariamente suicidando?
    che convenienza hanno a pagare i capitali all’ 1%, prendere il 5% se tra poco l’italia ridà solo il 50% delk capitale.
    Inoltre non credo che la BCE accetterebbe titoli spazzatura che pensa non verranno mai ripagati.

  9. Oinne

    Se non c’era lo spread saremmo andati avanti fino a ridurci alla FAME NERA. Ci vorrebbero altri indicatori per indicare, quanti soldi delle nostre tasse finiscono alla malavita, quanti soldi delle nostre tasse all’estero in fondi neri di partiti e associazioni, ecc……

  10. varie cose da considerare:
    – le banche sono imbottite di soldi arrivati dalla bce che in qualche modo devono far fruttare
    – andrebbero analizzate le serie storiche dei bid to cover per fare un’analisi vera
    – l’italia non è sull’orlo del baratro ma offre tassi di tutto rispetto.

  11. i titoli italiani e spagnoli andranno sempre a ruba se no come possono fare speculazione sul mercato secondario e di conseguenza mantenere alto lo spread? ma qualcuno ne capisce qualcosa di finanza o aprite la bocca per far prendere aria?

  12. Nicola

    È sbagliato il paragone: la mela te la compri soltanto se pensi che non sia marcia perchè poi a casa te la devi mangiare, mica la puoi rivendere al vicino! I titoli come i BTP invece…

  13. È sbagliato il paragone: la mela te la compri solo se pensi che non sia marcia perchè poi mica a casa la vai a rivendere al vicino! Invece con i titoli come i BTP…

  14. PaoloRibichini

    Falso. Noi abbiamo svalutato negli anni 80 con un’inflazione che correva al 20%. Il risultato? La crisi del 1992 e soprattutto il declino delle nostre imprese che invece di innovare si sono protette dietro lo scudo della lira debole. Studiare un po’ di storia economica del nostro paese non fa male…

  15. PaoloRibichini

    Studiare, appunto. Dal 1992 l’Italia non ha più svalutato la propria moneta

  16. Mike

    pienamente d’accordo

  17. Mike

    … i barbari tedeschi hanno avuto il sopravvento sui popoli che da
    millenni sono culla della civilta moderna … ciò che nn è riuscito con
    due guerre mndiali ai tedeschi è riuscito con l’euro …

  18. Mike

    Lo spread sale? A Berlino conviene
    Il panico sui mercati finanziari sta regalando
    denaro alla Germania che così potrà aumentare il suo debito per spingere
    la (sua) crescita

    Scritto da Paolo Ribichini il 25 luglio 2012 in Economia

  19. PaoloRibichini

    Ah, sì…? E l’Argentina?