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Diritto di critica | September 20, 2020

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Vigili "a domicilio", il giornalista che documenta viene querelato

Vigili “a domicilio”, il giornalista che documenta viene querelato

È successo ancora. Dopo la querela ad Antonio Mazzeo, è la volta di Vincenzo Barbagallo. Ventiseienne della provincia catanese, Barbagallo è giornalista di Sud Press e il 5 agosto scorso, mentre era a casa di un amico, ha fatto un video. In questo video si vede un vigile, opportunamente oscurato dalla redazione di Sud Press, in pieno rispetto della privacy del soggetto ripreso, che con l’auto di servizio si ferma davanti ad un’abitazione e comincia a scaricare buste della spesa. In quelle buste, ci racconta Vincenzo Barbagallo, “c’è della frutta: meloni, angurie, ecc ecc”. Il video è stato pubblicato il 14 agosto, “in redazione abbiamo deciso di far passare qualche giorno per poterci consultare coi nostri legali – racconta Vincenzo. Alla fine abbiamo pubblicato il servizio, scrivendo qualche riga in cui raccontiamo cosa si vede ma senza aggiungere grandi commenti”.

La querela. Il 20 agosto, cioè solo sei giorni dopo, a Vincenzo viene notificata una querela non da parte, come forse sarebbe stato “comprensibile”, del vigile urbano “parte lesa”, ma dal Comando dei Vigili Urbani. E va da sé che le spese legali del Comando verranno pagate coi soldi dei cittadini, in quanto si sta parlando della Polizia Municipale. Quindi i cittadini pagheranno perché lo Stato ha deciso di querelare un giornalista che, per tutelare proprio il diritto di quegli stessi cittadini ad essere informati, ha fatto il suo lavoro e lo ha fatto nel pieno rispetto dei principi deontologici previsti dall’Albo a cui appartiene. Un controsenso.

E le minacce. Ancora una volta, quindi, si ripropone l’annosa questione della libertà di stampa, dell’intimidazione a mezzo querela verso coloro i quali, come nel caso di Vincenzo, sono giornalisti in formazione. Oppure freelance e precari. Insomma, la storia è sempre quella: meglio non scrivere piuttosto che “diffamare”. Inoltre, se è vero che Vincenzo Barbagallo non ha ricevuto minacce personali, è altrettanto vero, come lui stesso racconta, che il suo amico, proprietario dell’appartamento da cui è stato girato il video, è stato intimidito più volte da vigili in uniforme con frasi del tipo “te la faremo pagare”. Non solo il giornalista, dunque, ma anche il cittadino che segnala o che offre aiuto viene travolto dalle minacce.

“Azione eroica”. «Abbiamo pubblicato il video perché secondo il nostro giornale non è un’operazione consona ad un vigile urbano quella di consegnare a domicilio dei pacchi con alimenti. Il vigile urbano deve fare altro, non questo», spiega Vincenzo. Ma c’è dell’altro: Comando dei Vigili Urbani e Sindaco di Aci San’Antonio (paese in cui si è svolto il fatto), da venerdì scorso, hanno deciso di difendere il vigile sostenendo una tesi quanto meno discutibile. Secondo loro, infatti, il vigile avrebbe fatto “un’operazione quasi eroica, da ammirare – ci dice il giornalista – perché dicono che queste buste il vigile le porta sì effettivamente nell’abitazione in orario di servizio con l’auto dei vigili, ma lo fa a fin di bene. Quello che raccontano è che queste buste sono frutto di un salvataggio nei confronti della signora, che si è sentita male, e che il vigile ha poi accompagnato a casa ritornando infine a prendere le buste della spesa”. Eppure, come precisa lo stesso Barbagallo, “anche nel caso in cui questa storia fosse vera, il vigile urbano non è comunque tenuto a fare quello che ha fatto. Se c’è qualcuno che si sente male, si chiama il 118 e i sanitari si preoccuperanno di tutto”.

È chiaro che se le cose stessero come effettivamente raccontano il sindaco e il Comando, molti potrebbero sentirsi quasi sdegnati all’idea che un giornalista denunci un atto così “caritatevole”. Ma il video non vuole denunciare la carità di un vigile, quanto sottolineare una storia vecchia e nota: che in Italia troppo spesso i dipendenti pubblici “dimenticano” il loro ruolo effettivo e approfittano dei benefici di un contratto di lavoro statale per fare commissioni, spese, servizi privati, telefonate lunghe e costose. Il tutto fregandosene del fatto che a pagare quelle ore di lavoro non lavorate, quella benzina usata “Cicero pro domo sua” e tutte quelle piccole mosse “all’italiana” sono prima di tutto i cittadini italiani.

Comments

  1. Supponiamo, per un momento, che sia vera la storia dell’azione caritatevole. Che bisogno c’è di una querela? Basta inviare alla redazione una relazione circostanziata, cioè con fatti verificabili, di quanto avvenuto e richiedere una smentita. Querelare ha invece, come sottolinea giustamente l’articolo, lo scopo d’intimidire. Brutta storia.

    • cosimo MARILLI

      pirenamente ragione… chi ha la coscenza pulita, .. tipo il vigile, avrebbe potuto serenamente esporsi e dire che aveva fatto questa buona azione.. senza querela…. sono sicuro che il giornalista avrebbe aggiornato la notizia… e secondo me sarebbe finito tutto con un piccolo strappo alle regole x un gesto nobile… invece.. prima querela.. e dopo si “inventano” sta storia…….

      a casa mia sa di MALAFEDE…..

      vedremo

  2. Due sole parole: IN GALERA!

  3. sono un po’ perplessa. non perchè mi fidi ciecamente dei vigili urbani, ma perchè io stessa per anni ho visto il postino del mio condominio arrivare con la posta per tutti e una busta della spesa per la nostra vicina ultraottantenne sorda e male in arnese. non ho pensato mai e poi mai che quel postino stesse rubando il suo stipendio, anzi, direi il contrario: lavorava e faceva qualcosa che effettivamente non rientrava nelle sue mansioni, ma che lo rendeva evidentemente un uomo e quindi un lavoratore migliore. Detto ciò, concordo con mario vitale, la querela da parte del comando è quanto mai sospetta.

  4. barbara 78r

    Ecco perchè siamo ridotti cosi! E continuano solo a mettere tasse…

  5. fat moe

    Le querele non si notificano, si presentano alla Procura della Repubblica che, inizia l’azione penale, c’è qualcosa in questa notizia che non mi quadra.

  6. Gianfranco Sansalone

    Se era un’azione eroica, perché una denuncia e non un comunicato stampa di spiegazione? Si aggredisce quando si è deboli, non quando si è sicuri di sé. Spero che Ordine e sindacato dei giornalisti si siano schierati a fianco del collega, al quale va la mia solidarietà per aver fatto il suo dovere di cronista.

  7. Mi sembra ovvio che, la querela, NON E’ altro che un AVVERTIMENTO a tutti i giornalisti, e non solo

  8. antonio

    …. sa il giornalista che può “controquerelare?…. e la sua redazione lo sa? perchè mi sembra che ci siano tutti gli estremi per farlo … e per raccogliere un po di firme a sostegno…. ma mi sa che …. temono