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Diritto di critica | September 20, 2020

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Lavoro sotto ricatto. Quando il precariato e la crisi non lasciano alternative

Tutte le mattine si sveglia presto per andare a lavorare. Quel lavoro non gli piace. Il capo non ascolta e corregge sbagliando. La sua è la diffidenza e la paura tipica di chi teme che i suoi dipendenti siano più preparati di lui. Quel lavoro non era quello per cui aveva studiato tanto. Ma è un lavoro e in periodo come questo avere uno stipendio, anche se minimo e un contratto anche se a termine, è già una grande fortuna e Stefano lo sa.

Convivere ogni giorno con lo status di bamboccioni. “Certo non è facile, andare avanti senza sapere se domani si avrà ancora un lavoro, se un domani si riuscirà a risparmiare soldi abbastanza per pagare un affitto e andare a vivere da soli. Ma mantenersi con gli stipendi che offrono oggi, a chi non ha un posto fisso, significa rinunciare a tutto”. Stefano si sfoga mentre la metro di Roma annuncia la prossima fermata. Il viaggio è ancora lungo. La massa di gente accalcata intorno, ascolta il racconto nascondendosi dietro uno sguardo addormentato e indifferente.

L’assenza di possibilità. “Vorrei cambiare lavoro. Vorrei andarmene da un posto che ogni giorno mi sfrutta aggirando le leggi e sapendo che io non potrò far molto per oppormi. Mi sento ricattato dallo Stato che non è in grado di offrire alcuna alternativa a questa situazione”. Gli si legge negli occhi quella rabbia, quell’insofferenza ma allo stesso tempo la voglia di cambiare e la speranza che forse un giorno la situazione migliorerà. Eppure gli annunci di lavoro sembrano siano fatti solo per chi è disposto a fare stage gratuiti o chi ha un minimo di 2-3 anni di esperienza lavorativa. “Il lavoro appare come qualcosa per soli “adulti”riservato a chi è riuscito già a crearsi una carriera, a chi la possibilità l’ha avuta e anche più facilmente di quanto accada oggi”.

Questa sua frase ricorda una recente affermazione di un famoso giornalista italiano in occasione di una premiazione: “Una volta chi era bravo, a prescindere dalla raccomandazione riusciva a farcela, magari impiegandoci più tempo ma ci sarebbe riuscito. Oggi essere bravo non è più una garanzia per trovare lavoro”. Questa sua frase non riuscì a riscuotere successo tra il pubblico, che la lasciò cadere in un freddo silenzio che nessuno ha voluto interrompere con un applauso neanche se previsto dal copione. Perché il precariato, la disoccupazione, le raccomandazioni sono argomenti scomodi di cui molti non amano parlare. Non li capiscono perché non li vivono. Li evitano perché molti di loro ne sono la causa.

Comments

  1. Giuseppe Bianchi

    Ottimo articolo assolutamente condivisibile