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Diritto di critica | July 20, 2019

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La Spending review dei boss: affiliati senza stipendio

La Spending review dei boss: affiliati senza stipendio

Incredibile ma vero, anche la Camorra mette in pratica la sua personalissima spendig review. A darne notizia è Il Mattino, che in un articolo di ieri spiega, appunto, lo stato di crisi in cui versa la malavita campana.

Secondo quanto riportato dal quotidiano napoletano, il motivo dei drastici tagli attuati dai boss non è solo da ricercare nella crisi economica: in fondo, il mercato della droga è ancora florido, e sebbene ora i tossicodipendenti ne comprino di meno, è praticamente impossibile che smettano di fare uso di stupefacenti da un giorno all’altro. E poi, oltre alla cocaina, c’è sempre il fumo, l’erba, l’eroina, le pasticche e tantissime altre droghe, più o meno leggere, il cui traffico è gestito completamente dai boss.

E allora, cos’altro potrebbe indurre i clan a mettere in pratica questa personalissima spending review? Per la giornalista de Il Mattino, la vera motivazione risiede nei controlli a tappeto che la Polizia sta effettuando e che costringono i boss ad una riorganizzazione del lavoro (ad esempio, spostare i turni di notte visto che durante la giornata le piazze dello spaccio sono presidiate dalle pattuglie).

Ma non è solo questo. È il Welfare, quel Welfare ideato da Raffaele Cutolo negli anni Settanta e che ha fatto scuola, che va a picco. Quello stesso Welfare che per decenni ha garantito a mogli, amanti, figli, genitori e parenti di qualche affiliato di poter vivere serenamente, con uno stipendio che poteva andare dai mille ai diecimila euro al mese. E che piaccia o no, ci sono anche queste persone sulle spalle dello Stato: gente che fino ad oggi è vissuta nella criminalità, in quelle organizzazioni che truffano lo Stato e che, però, le hanno dato da mangiare. Ma ora, con la crisi, i controlli e la spending review di Scampia, cosa faranno?

L’assioma è semplice: se non guadagni, non spendi, e se non spendi non contribuisci a far ripartire l’economia. Da qui, la nota amara. E cioè, che in un Paese in cui ancora si sta cercando di tirare le fila sulla Trattativa Stato-Mafia e che stenta a riprendersi dalla peggiore crisi capitalistica in tempo di democrazia, ci si debba trovare a fare i conti con la spending review dei clan e a “preoccuparsi” per quelle centinaia di famiglie che rimangono senza lavoro e senza stipendio. Come fossero operai qualunque, come se davvero il loro lavoro fosse degno di questo nome. Ma il problema c’è, è reale, e non può essere sottovalutato. Non resta che prendere atto della miseria in cui siamo precipitati: a compatire gente che s’ammazza e ammazza, perché la crisi e la povertà in cui stiamo precipitando ormai ci ha appiattito tutti. Almeno fino a che non riprenderemo in mano le leggi dello Stato e con loro la nostra essenza di cittadini onesti, da contrapporre a quella di chi ha le mani sporche di sangue.