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Diritto di critica | June 27, 2019

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Tra i grillini scoppia la “Sindrome Chinaglia”

Tra i grillini scoppia la “Sindrome Chinaglia”

di Alessandro Conte

Dal VDay di qualche anno fa alle polemiche di oggi.Nel MoVimento 5 Stelle i battibecchi sembrano riproporre il “vaffa” di Chinaglia a Valcareggi durante i mondiali del ’74.

L’inizio. Circa cinque anni fa, l’8 settembre 2007, Beppe Grillo radunò i suoi sostenitori a Bologna per celebrare il primo “VDay” e, contestualmente, porre le basi per la nascita del movimento che si poneva l’obiettivo di fare piazza pulita sullo scenario politico italiano. Democrazia partecipativa e idee di sviluppo alternative: su questi cardini ha cominciato ad avvitarsi la linea di condotta, divenuta poi politica, del comico genovese, aiutato da Gianroberto Casaleggio, l’ombra digitale di Beppe Grillo. Una linea politica che ha sempre professato il protagonismo della rete e la condivisione, analisi e sintesi di macro-temi politici, economici e sociali come principio d’azione comune da contrapporre alla politica losca e lobbista. Il successo di piazza si è ben presto tradotto in conquista di consenso, che si è tradotto, nell’ultima tornata elettorale, nella definitiva affermazione del grillismo con la presa del Ducato di Parma, feudo che ha iniziato a mostrare le prime crepe del MoVimento praticamente fin da subito.

Il caso Parma. La storia è recente e semplice. Il perito informatico Federico Pizzarotti sbaraglia la vecchia nomenclatura politica e diventa sindaco della città ducale, distrutta dagli scandali di un’amministrazione corrotta che aveva dissanguato le casse pubbliche con un giro di affari fondati sulla corruzione e il clientelismo. La sera stessa dell’incoronazione, tuttavia, Pizzarotti prende le distanze dal suo mentore arrogandosi la paternità della vittoria. Nasce qui il circolo vizioso della democrazia grillina: aperta ma non del tutto, virtuale ma verticale, pubblica ma gerarchica.

La legge del contrappasso. Dalla scorsa primavera a oggi i colpi di scena, clamorosi e mediatici, non sono mancati. In agosto scoppia la grana delle interviste tv comprate su alcune emittenti dell’Emilia Romagna da alcuni consiglieri, compresi quelli del MoVimento 5 Stelle. Dal suo blog Beppe Grillo tuona: “Pagare per andare in tv è come pagare per andare al proprio funerale, anche se è certamente lecito”. Oneri e onori sui media appartengono solo al capo? Forse. E allora c’è chi, come Giovanni Favia, dichiara in un fuori onda dei giorni scorsi l’assenza di democrazia interna al movimento. E il buon Pizzarotti affonda il colpo, lamentando prima un’assenza di confronto e smentendosi poco dopo su Twitter scrivendo: “Un congresso? Facciamo assemblee da anni, comprese quelle semestrali dei consiglieri regionali”. La gestione politica del MoVimento pare, ad ogni modo, rivoltarsi contro le stesse regole che la governano, con lo stesso Grillo che da dispensatore di “vaffa” ne sta raccogliendo, in maniera più sobria, altrettanti.

La “Sindrome di Chinaglia”. Insomma, sembra non essere più una semplice impressione l’idea che Grillo incontri un po’ di resistenze nel tenere salde le redini della squadra. E quando un allenatore non è in grado più di gestire i suoi fuoriclasse rischia di vedersi rivoltata contro la stessa squadra che ha contribuito a formare. Pizzarotti e Favia non sono lontani da quel Giorgio Chinaglia che, ai mondiali di calcio del ’74, mandò platealmente a quel paese l’allora commissario tecnico Ferruccio Valcareggi nella gara contro Haiti. E all’interno del MoVimento 5 Stelle, nei mesi avvenire, chissà che questa sindrome non si propaghi al punto da rispedire all’ideatore i suoi “vaffa”. Sono i paradossi della democrazia, d’altronde.

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