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Diritto di critica | November 28, 2020

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"Ma che ci avete formato a fare?". E' polemica sui mestieri che i laureati "rifiutano"

In Italia lavoro e posti di lavoro ci sono e potrebbero essere un’ottima occasione per i numerosi laureati ancora disoccupati a 4 anni dalla laurea. È questa la conclusione a cui sono giunti in Confartigianato dopo aver svolto uno studio circa i mestieri in cui manca il personale. Secondo l’ente, infatti, ci sono migliaia di posti di lavoro manuale liberi in Italia e ben 44.700 laureati che, a quattro anni dal traguardo universitario, sono ancora a piede libero. E quindi, per Confartigianato, sarebbe auspicabile che questi laureati, in un periodo di crisi economica così grave, si rimboccassero le maniche e si mettessero, chessò, a fare i meccanici. Peccato che Confartigianato tralasci alcuni punti di fondamentale importanza.

Anzitutto, la competenza che queste mestieri richiedono. Non ci si improvvisa meccanici o antennisti o sarti da un giorno all’altro. Spesso molti di questi mestieri, ad esempio quello di estetista o parrucchiera, richiedono due anni, o tre (nel caso di voglia aprire un salone estetico proprio, e non essere alle dipendenze di qualcuno), di accademia a pagamento. Immaginiamo un laureato in filosofia che ha conseguito una laurea triennale e poi una specialistica: se si è laureato in corso, ha già pagato tasse, vitto, alloggio, trasporto, libri e quant’altro per cinque anni. L’idea che egli voglia investire altri soldi, per di più in un mestiere “di ripiego”, è fantomatica. Ed anche un po’ arrogante.

Discorso simile vale per mestieri come il fabbro, il carpentiere, l’idraulico, il meccanico: tutti lavori che, anche in questo caso, non si imparano dal giorno alla notte. Seriamente crediamo che ci sia ancora qualcuno, in questo Paese, disposto a formare professionalmente un ragazzo alle prime armi, non più diciannovenne, in stile “garzone di bottega”, che si ritrova, per congiuntura avversa e contro il proprio volere, a montare e smontare tubi, auto e forgiare ferro? Se c’è una cosa che abbiamo capito delle aziende italiane (o dei singoli lavoratori in proprio), è che nessuno fa formazione, tantomeno in tempo crisi: è per questo, anche, che il Paese non cresce e non esce dalla crisi. “Ché la formazione costa, e ora non ci sono soldi da buttare”. È per questo che abbiamo stagisti a tre mesi non retribuiti e rimpiazzati dal successivo ragazzo una volta finito lo stage. Formare un giovane è costoso, meglio, pensano nelle aziende, prenderne un altro per altri mesi e non pagarlo con la scusa che “non sa fare niente”. Che poi, che non sappia fare niente lo decidono loro, ma non è che si premurano di verificarlo.

Ma c’è anche un’altra questione spinosa che in Confartigianato hanno tralasciato. In Italia non solo i laureati in cerca di un lavoro. Siamo il Paese con il minor numero di laureati: buona parte dei nostri giovani è semplicemente diplomato, e spesso in un istituto tecnico o professionale. Questi istituti, guarda caso, hanno esattamente la mission di formare professionalmente quei giovani che poi diventeranno camerieri, cuochi, montatori di carpenteria metallica, manutentori, eccetera eccetera. Quindi, se noi mettiamo un laureato a servire ai tavoli, inneschiamo due processi che si rivelano deleteri e dannosi per l’intero Paese, oltre che per il diretto interessato: il primo è che lasciamo marcire le competenze specifiche di un laureato e il secondo che è lasciamo senza lavoro un ragazzo che invece ha una formazione professionale ritagliata esattamente su quel mestiere. Non dimentichiamo che anche per fare i camerieri, ad esempio nei ristoranti di lusso, serve comunque una qualifica che va oltre il saper portare le pizze e la selezione, in questi casi, non è così scontata.

C’è dell’altro. C’è l’aspetto psicologico da tenere in considerazione, e non è di poco conto: si sono chiesti, in Confartigianato, che ripercussioni possa avere su un giovane laureato, magari in storia, fare il falegname? Anni passati sui libri, competenze acquisite buttate via solo perché viviamo in un Paese i cui governi non solo ci hanno portato nel bel mezzo della peggior crisi capitalistica dell’ultimo secolo, ma non riescono nemmeno ad approntare un piano efficace per uscirne. Lo scarico di responsabilità che il giovane prova, insieme alla rabbia per il sentirsi sottovalutato e non apprezzato, scatena un mix micidiale che nella maggior parte dei casi porta direttamente alla depressione. E la depressione, in molti lo dicono, è il male del secolo.

L’amara verità non è il lavoro che manca: credo che nessuno dei laureati inoccupati (che è ben diverso da disoccupati, ce lo dice la legge) si lamenti del fatto che “non c’è lavoro”. Il vulnus della questione è che non c’è lo stipendio, l’equa retribuzione, per il lavoro per il quale sei stato formato. Provate ad andare in università con la vostra laurea e a proporre, alla segreteria didattica, o al vostro professore, o al direttore di dipartimento, un corso, un seminario che vorreste tenere da docente senza chiedere un euro: vi accoglieranno a braccia aperte, dicendovi addirittura che quel vostro progetto è fondamentale per il corso di laurea in questione. Ecco, ora provate a fare la stessa cosa chiedendo dei soldi, anche solo il rimborso spese minimo, per quel seminario o corso che avete organizzato: vi diranno che no, proprio non si può fare, che di soldi non ce ne sono. E la risposta è probabilmente vera, ché con tutti i tagli scellerati che hanno fatto in questi anni all’Università italiana è già tanto se non ne chiudiamo qualcuno di Ateneo. E questo discorso vale per chiunque, in ogni luogo dell’italica penisola e in ogni tempo. Non esiste, da noi, il “momentaneamente”: “momentaneamente” è lo stesso avverbio che hanno usato quando hanno detto alle migliaia di precari della scuola che “momentaneamente” non sarebbero stati assunti. Sono anni che aspettano, e ora con il Tfa, a pagamento e previa selezione, ne verranno formati ancora di più. Il “momentaneamente” in Italia non esiste, mettiamocelo in testa.

C’è chi dice: “ma da noi ci sono troppi laureati”, come se i laureati fossero quasi dei delinquenti. La gente si scandalizza per il fatto che ci siano dei laureati, quasi si indigna. Hanno mai sentito dire, questi signori, che paesi come l’India e il Brasile, ad esempio, da anni hanno attuato una politica economica che si basa interamente sulla formazione e l’istruzione universitaria? Hanno mai notato che, guarda caso, sono proprio l’India e il Brasile gli unici Paesi che non stanno soffrendo la recessione economica ma che, addirittura, trainano l’economia mondiale? Se la sono mai fatti, lorsignori, una domanda del tipo “perché se investo in formazione e istruzione guadagno invece che perdere?”. Temo di no, temo che molta gente, a fronte di quel che dice, non ha la benché minima idea della situazione reale.

Lo Stato li ha formati, ha cambiato, per farli iscrivere all’università, persino l’ordinamento accademico: prima la triennale, e poi, se vuoi, anche la specialistica. Perché, avete loro detto, “oggi servono competenze specifiche”. Invece ora scoprono che no, non servono le competenze specifiche, serve il lavoro manuale, “umile e servile”. Lo diceva l’ex Ministro Brunetta: «i giovani mandiamoli a scaricare le cassette di frutta alle cinque di mattina». Ma cosa li avete formati a fare se poi volete mandarli tutti a fare cappuccini? Volevate i loro soldi per pagare i vostri debiti? E se fosse così, per quale motivo, allora, un ragazzo italiano dovrebbe rimanere qua, mettere le sue competenze al servizio di uno Stato che di lui vuole solo i soldi senza dargli niente in cambio? Poi dicono “i cervelli in fuga”: ma davvero crediamo che se uno è “in fuga” è perché sceglie volontariamente di esserlo? Non è che, a lungo andare, ti stanchi di chiedere soldi ai tuoi, di vivere a casa con loro, di servire ai tavoli e allora “decidi” un po’ forzatamente di andare in un Paese che ti fa fare il lavoro per il quale hai studiato e per il quale sei preparato? Li chiamano “overeducated”, come se questo fosse una colpa, come a dire “sei troppo per questo Paese”, ma in realtà sono solo “educated” e vorrebbero almeno avere la possibilità di dimostrarlo.

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Comments

  1. Annalisa Caramia

    Pur condividendo le stesse preoccupazioni che emergono dall’articolo, credo si possa allo stesso tempo avanzare un’obiezione sul ‘cosa li avete formati a fare’: liberamente noi giovani abbiamo ‘scelto’ di formarci a livelli avanzati (con un percorso di laurea) e anche in campi deboli dal punto di vista dell’impiego. Personalmente ho scelto di laurearmi in Lettere e di ‘provare’ a far l’insegnante, consapevole che c’è tanta gente qualificata in attesa di una cattedra. Non me la posso prendere con lo Stato. Avrei potuto formarmi come estetista o infermiera ma ho ‘scelto’ la via più difficile? Non si trova lavoro come insegnante? (o come tanti altre professione cosiddette ‘inflazionate’) Molti di noi lo sapevano già. Resta comunque il fatto che tutti amiamo il nostro Paese e che tutti soffriamo di malcontento ma… bisognerebbe anche seriamente riflettere sul fatto che ‘siamo in troppi’ ad essere laureati. Un percorso universitario più selettivo (non all’ingresso ma in itinere) scoraggerebbe i ‘mediocri’ dal raggiungere gli stessi risultati dei ‘bravi’. Forse il termine mediocri è un po’ offensivo ma.. ho visto tanti 30/30esimi agli esami dal peso completamente diverso.

  2. Francesco Manghi

    che in effetti ci siano lauree “inutili” dal punto di vista della domanda di lavoro è vero.

    Di fatto, sappiamo tutti che ci sono molti ragazzi che prendono una laurea più perchè non gli và di andare a lavorare che altro.
    Parlo ovviamente delle facoltà dove (come per lettere) si sa che il lavoro è poco, oppure a volte anche lingue, dove con qualche corso e un po di erasmus si potrebbe ovviare al problema di fare l’università.

    Il problema invece del fatto che le ditte non vogliano più fare formazione è molto spesso vero (colpa credo delle tasse sui lavoratori, che rendono una perdita eccessiva assumere una persona che inizialmente non può che far perdere tempo).

    In ogni caso, mestieri come falegname e meccanico o idraulico sono ottimi mestieri, danno soddisfazioni se fatti con la testa (idraulico specializzato in impianti particolari di riscaldamento intelligente, falegnami per finestre tecnologiche a bassa dispersione energetica), o anche il contadino (sempre ammesso che le leggi comincino a girare più in loro favore)

    Parlo però per esperienza, c’è molta gente tra quella che frequenta facoltà “a bassa possibilità di lavoro” che non ha mai preso in mano un cacciavite e mai vorrebbe sporcarsi la mani.

    Evidentemente, hanno ancora il pane in tavola.
    Quando gli mancherà il pane in tavola, vedrete che gli passerà la paura di sudare XD

    • No vabbè…informatevi prima di sparare cazzate, perfavore… La laurea in lingue sarebbe inutile perchè basta fare l’erasmus????? ahahahahahahahaha guarda l’hai sparata grossa. Chi è che traduce i best seller inglesi che arrivano in Italia? Chi sono tutti gli interpreti nelle trasmissioni televisive, nelle aziende o nel Parlamento? ci vogliono degli studi appropriati e non basta un corso che dura sei mesi, o l’erasmus! Una cosa è parlare una lingua, una cosa è lavorare col linguaggio…Se nessuno si iscrivesse a Lingue, a Lettere, ad altre facoltà umanistiche spesso criticate, ci ritroveremmo tra cinquantanni in un mondo senz’anima, ancora più materialista di quando non lo sia oggi. Leggi Baudelaire, i poeti simbolisti, cent’anni fa rimproveravano proprio persone come te. E poi il lavoro manuale non è per me, non perchè non voglia sporcarmi le mani, ma non sono portata, così come non sono portata per la chimica o la fisica. Ho scelto di seguire la mia passione. Perchè costringere un disegnatore che potrebbe essere Picasso a fare il meccanico o l’idraulico? E poi, ragazzi di idraulici ce ne sono tanti, ma sono pochi quelli che dichiarano di esserlo..suvvia, quanti lavoratori manuali formalmente “disoccupati” esistono? tantissimi! Insomma….informati la prossima volta!

  3. Buziendo

    Prima di investire 3 o 5 anni della propria vita a formarsi, un giovane dovrebbe almeno informarsi sulle prospettive occupazionali che offre il corso di laurea che intende frequentare. I corsi di laurea citati nel testo (storia e filosofia) non offrono molti sbocchi, diversamente da altri
    Certo, ognuno è libero di scegliere ciò che preferisce, ma se un laureato in Ingegneria gestionale o in ingegneria elettrotecnica ha più del 95% di possibilità di trovare lavoro entro un anno dal conseguimento della laurea, un motivo ci sarà.

  4. enzo.d.

    io sono ingegnere elettronico e sono 3 anni che non riesco a trovare nnt…colloqui colloqui.. e poi finisce tutto in una bolla di sapone. Ci ho provato a fare il muratore ma credetemi non è facile salire su un ponte a 12 metri di altezza, un paio di volte ho corso il rischio di cadere ho smesso ovviamente..

  5. Mila

    come mai i figli laureati o non dei nostri politici non vanno a fare il muratore, il cameriere o il lavapiatti? Oh, ma neanche uno!!!

  6. Maria

    Per quelli che scrivono che i laureati non si vogliono sporcare le mani, non hanno capito che sul cv se hai una laurea non ti assumono per fare questi lavori!Io sono laureata e farei qualsiasi cosa ma non mi danno la possibilità di farlo!!!!Se mi candido per fare la commessa non mi assumono perchè ritengono che sono troppo specializzata!!

  7. Andrea

    La cosa seriamente ridicola è che si muove ai laureati l’accusa di non volersi sporcare le mani o abbassare a fare lavori manuali mentre sono gli stessi datori di lavoro che rifiutano persone che hanno più di una certa età per lavorare o fanno differenze in base al sesso. Io stesso ho mandato più e più volte un cv per fare le pulizie in condomini e uffici, devo dire com’è andata a finire? Mia mamma ha più di 50 anni è da una vita che cerca un lavoro qualsiasi ma la rifiutano quando vedono l’età. Idem per mio padre che quando l’azienda ha chiuso ci ha messo un bel po’ per trovare un lavoro da CARPENTIERE! Se non si ha esperienza, come me, non ti fanno nemmeno lavorare in cassa o tra i banchi del supermercato. Non ci prendiamo in giro per piacere!
    La disamina di Chiara Baldi è più che ottima, è un’analisi dei dati…l’opposto del suo collega…

  8. Necchi

    No,
    mi dispiace, non sono d’accordo con l’articolo. Con praticamente nulla.
    E’ vero: in molti settori le imprese cercano lavoratori e non li
    trovano, in altri ci sono più lavoratori che posti. Ma è colpa dello
    Stato, dei capitalisti, delle banche, dei marziani se mille persone si
    laureano in lettere antiche e ci sono solo 10 posti da insegnante (dico
    numeri a caso)???? No, guardiamoci in faccia: qui ci si laurea in
    Scienze della comunicazione con una triennale (massimo rispetto, per
    carità), magari anche con qualche semestre di ritardo e nemmeno con un
    voto brillantissimo, e si pretende di trovare lavoro il giorno dopo. Una mia amica
    direbbe: “braccia rubate all’agricoltura”. O all’industria, o
    all’artigianato aggiungo io. E poi si lamentano che sono disoccupati e
    sono depressi perché fanno i camerieri (?!). Certo, in Italia non si
    investe sui giovani (io lo stage che sto facendo, in Italia non lo
    trovavo neanche morto), però è troppo comodo dire che la colpa è del
    Paese, del sistema, della politica, del capitalismo, delle banche, di
    Marcondirondirondello. Nella maggioranza dei casi, per sapere di chi è
    la colpa, basterebbe guardarsi allo specchio.

    • ah quindi sarebbe colpa nostra? ti prego, dimmi che stai scherzando… é vero, ci sono molti ragazzi che vivono sulle spalle dei genitori e ci mettono un bel pò per laurearsi anche in materie più facili. Ma tu stai sicuro che come non trovano lavoro quelli non lo trova nemmeno l’ingegnere che si è laureato in tempo!Io sto per laurearmi in Lingue, in tempo, ma so che le mie possibilità di trovare lavoro oggi non cambiano da chi ci ha messo dieci anni per laurearsi, per il semplice fatto che in entrambi i casi sono pari a zero, specialmente al sud dove vivo. Il PROBLEMA NON è sono troppi i Laureati ( lo studio non è mai una cosa negativa!), ma troppo pochi i posti di lavoro stipendiati, come è scritto nell’articolo, con il quale sono d’accordo in tutto!!! complimenti!!!

    • Alexandra

      ” No, guardiamoci in faccia: qui ci si laurea in
      Scienze della comunicazione con una triennale (massimo rispetto, per
      carità), magari anche con qualche semestre di ritardo e nemmeno con un
      voto brillantissimo, e si pretende di trovare lavoro il giorno dopo”
      Vorrei rispondere a questa tua affermazione: mi sono laureata (5 anni) con 110 e lode in Scienze internazionali e diplomatiche, in 5 anni esatti pur avendo lavorato per tutti gli anni come Barista/cameriera/commessa. Dopo la laurea sono stata lasciata a casa perché troppo qualificata, e da li sono entrata a far parte del mondo degli Stagisti non pagati. Se trovi dove ho sbagliato (la mia “colpa”, come la definisci tu), ti sarei grata di farmelo sapere.

  9. alessiabottone

    Sei geniale!la penso esattamente come te, mi hai tolto le parole di bocca!Se hai tempo dai un’occhiata al mio blog. Mi piacerebbe molto che tu scrivessi qualcosa per noi.Alessia

  10. Ma hai una mezza idea di cosa stai scrivendo o cosa??
    non ci sono scuole che preparano la professione del cameriere?? le scuole alberghiere le chiudiamo domani, tanto non servono giusto??
    Hai mai provato a lavorare come cameriere?? io lo faccio da 15 anni, e nel frattempo studio pure, credi a me se ti dico quanti “geni” come te ho visto mettersi camicia e grembiule convinti di fare i camerieri e finiscono per chiedersi dove siano finiti. Portare i piatti avanti e indietro sarà anche facile, ma quello non è certo fare il cameriere, il CAMERIERE è una figura di vero professionista per chi sa farlo, non paragoniamolo alla commessa che guarda l’etichetta della maglietta per dirti il colore per favore.
    Connettere il cervello prima di parlare non sarebbe una cattiva idea.
    Il problema è che questo sistema di “recupero del debito” non funziona, punto.
    Bisogna fare un mea culpa, chi ha sbagliato si faccia da parte e rimboccarsi tutti le maniche.

  11. Daniele

    Vorrei far notare all’articolista che India e Cina sfornano molti laureati, è vero, ma che sono quasi tutti ingegneri e tecnici richiesti dal mondo del lavoro; mentre qui in Italia si sfornano troppi laureati in Lettere, Sociologia, Scienze della Comunicazione, Sc. Politiche, e le conseguenze le vediamo tutti quanti. Il punto è che bisognerebbe riformare tutto il sistema universitario, e avere il coraggio di abolire o almeno limitare quei corsi di laurea che non danno nessun sbocco lavorativo e servono solo a mantenere cattedre.