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Diritto di critica | July 6, 2020

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Frequenze tv, pastrocchio all'italiana

“No al Beauty contest, sì ad una vera asta per le frequenze tv”. Era il 16 dicembre 2011 quando il governo annunciò l’annullamento della gara indetta dal precedente governo guidato da Silvio Berlusconi per l’assegnazione gratuita delle frequenze tv del digitale terrestre. In fondo perché regalarle quando lo Stato può guadagnare da un’asta pubblica che può favorire anche la rottura del duopolio Raiset e la nascita di nuove televisioni? Giusto, ma da quel 16 dicembre ad oggi la nuova asta non si è mai tenuta. Il problema? Il Ministero dello Sviluppo economico ammette: “Non disponiamo di una parte delle frequenze che vorremmo vendere”.

Le frequenze “okkupate”. “Alcune di queste frequenze risultano nelle mani delle solite voraci emittenti locali”, ha dichiarato Paolo Gentiloni del Pd durante un question time in Parlamento. Infatti, come spiega il sottosegretario Massimo Vari, “in almeno due regioni, piccole emittenti occupano le frequenze a pieno titolo sulla base di assegnazioni transitorie del nostro Garante delle Comunicazioni”. Insomma, il solito pasticcio all’italiana. In Campania e nel Lazio alcune emittenti non hanno rinunciato alle frequenze dopo aver vinto un ricorso al Tar, che ora è stato impugnato dal Ministero al Consiglio di Stato. Invece, in Friuli il canale 24, che dovrebbe essere venduto all’asta, è occupato – incredibile ma vero – dalla stessa Rai. Il motivo è semplice: “Il canale 24 è stato assegnato alla Rai per tutelare gli utenti di quelle zone”.

Salvate il canale perduto. Ma se l’asta si può rinviare, altre frequenze devono essere consegnate entro il 1° gennaio 2013. Sono quelle pregiatissime frequenze che il governo Berlusconi ha ceduto a pagamento a Telecom, Vodafone e Wind. Si tratta delle frequenze a 800 mhz per i cellulari di quarta generazione (il cosiddetto 4G). In Campania e il Lombardia, infatti, queste risultano occupate da alcune emittenti televisive. Il governo Monti ha speso 174 milioni per riscattare questi canali dalle tv locali, ma non tutti hanno ceduto. È possibile, quindi, che queste frequenze non saranno liberate in tempo, con il rischio, per lo Stato italiano, di dover pagare pesanti penali.

A rischio il 4G. E come se non bastasse, l’impiego delle frequenze a 800 mhz da parte degli operatori telefonici potrà causare l’oscuramento dei canali del digitale terrestre, soprattutto per quanto riguarda i decoder e le antenne più vicini ai ripetitori telefonici. Così gli operatori tlc dovranno sborsare 20 o 30 milioni di euro per proteggere con appositi filtri i telespettatori che abitano in prossimità dei ripetitori. Ma chi e quanto esattamente dovrà sborsare questi soldi non è chiaro. Telecom e Vodafone ritengono sia Wind a dover pagare l’intero ammontare, avendo le frequenze più prossime a quelle televisive e quindi potenzialmente più “nocive”. Wind, dal canto suo, chiede che questa spesa sia equamente ripartita. Il rischio è che il 4G potrebbe dover attendere ancora a lungo. E i compratori dell’iPhone 5 rimanere a bocca asciutta per un bel po’.

Twitter: @PaoloRibichini